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IL MESTIERE DELLE ARMI
regia, soggetto e sceneggiatura di Ermanno Olmi, con Hristo Jivkov, Sergio Grammatico, Dimitar Ratchkov, Fabio Giubbani, Sasa Vulicevic, Dessy Tenekedjieva, Sandra Ceccarelli; produzione: Italia, Francia Germania; anno: 2000; Commento: ****1/2

Il mestiere delle armi, visto come insieme delle tecniche di battaglia e delle relative radicali trasformazioni avvenute in seguito all’introduzione delle armi da fuoco.
Il mestiere delle armi, ovvero l’arte della guerra, nelle sue modalità di affrontare il nemico in campo aperto, contrapposta all’arte della politica, con i suoi sotterfugi e le trame per sconfiggere il nemico subdolamente e per vie traverse.
Queste due dimensioni, entrambe caratterizzate da un’intrinseca dicotomia, costituiscono l’architettura dell’ultimo film di Ermanno Olmi.
Il regista bergamasco (classe 1931, ricordiamo tra tutti Il posto, L’albero degli zoccoli e Lunga vita alla signora) narra le gesta di Joanni de’ Medici (chiamato comunemente Giovanni dalle Bande Nere dal colore delle armature dei suoi soldati, tutte rigorosamente nere per poter muoversi infdisturbati nell’oscurità della notte), Capitano dell’Armata Pontificia nella guerra contro i Lanzichenecchi di Carlo V, re di Germania, che invasero l’Italia nel 1525 al comando del generale Zorzo Frundsberg.
Olmi ci regala un impeccabile ritratto di Joanni - magistralmente interpretato da Hristo Jivkov - soldato valoroso e fedele che finisce per essere la vittima sacrificale di un complesso e sporco gioco politico ordito da Federico Gonzaga e Alfonso d'Este che, fingendo fedeltà al Papa Clemente VII, in realtà ostacolano Joanni, offrono riparo al nemico e donano al comandante tedesco quattro falconetti, nuovissimi cannoni che permettono di sbaragliare l’attacco della cavalleria di Joanni.
Il regista riesce ad appassionare lo spettatore con la passione che ha messo nell'evocare un personaggio forse realmente appassionante, oppure reso tale solo da un grande cinema spiritualista e rigorista, che rimanda a Bresson, Dreyer e Bergman.
Una menzione particolare per la bella fotografia di Fabio Olmi, limpida e buia allo stesso tempo, una magica combinazione di movimenti alternati a staticità, di luci, di composizione dell'inquadratura.
Siamo a livelli altissimi, che restituiscono al cinema la sua massima dignità, una rivincita sul cinema commercial-spazzatura che ci sta invadendo sempre più.

© Marco Ferrari - per gentile concessione dell'autore

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