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Ricostruzione
di un fatto vero accaduto tra gli anni Cinquanta e Sessanta, Men of
Honor racconta la storia del primo sommozzatore afro-americano della
Marina Militare statunitense. Il film rappresenta l'incontro-scontro tra
Billy Sunday, un ufficiale istruttore subacqueo duro e puro, oltre che
fascista impenitente (Robert De Niro) e Carl Brashear, un marinaio
di colore (Cuba Gooding Jr.) che, tenacemente, vuole diventare
sommozzatore nonostante il colore della pelle prima, e una menomazione
poi, gli rendano la strada irta di difficoltà. Il tutto sotto il
vigile ombrello delle autorità militari che, permeate da un devastante
razzismo, si oppongono alla carrierea del nostro. Secondo un copione già
visto più volte (ricordiamo per tutte Ufficiale e Gentiluomo di
Taylor Hackford), l'istruttore sottopone la recluta a ogni sorta di angherie
e di umiliazioni pur di piegare la sua volontà e dissuaderlo dall'impresa.
Tuttavia il nostro piccolo eroe non demorde e, alla fine, la sua tenacia
sarà premiata, passando alla storia sia come primo palombaro nero
sia come primo palombaro disabile. Il regista George Tillman Jr.
non va per il sottile, in un film scontato, che trasuda retorica da tutti
i pori, intermezzato da variazioni machiste ed esplosioni di buoni sentimenti.
A Robert De Niro, giunto al quarto film della stagione, consiglieremmo
un po' di riposo, per non rovinare l'immagine che abbiamo di un grande
attore con reiterate interpretazioni da mestierante mercenario. Meglio
Cuba Gooding Jr., in un ruolo che alterna durezza a rassegnazione. Inesistente
Charlize Theron, anche per la debolezza del suo ruolo.
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