![]() |
|
| |
La vita: tragica
commedia o comica tragedia, regolata da meccanismi assolutamente indecifrabili.
I capricci del caso o la crudele ironia di un Dio del quale ci sfugge
il disegno, regolano i nostri destini. Elementi che hanno portato scienziati
e matematici a sviluppare teorie ineluttabili, quali la Legge di Murphy
e il Teorema di Bayes sulla quantificazione del valore del presentimento.
Su queste premesse si fonda Magnolia di Paul Thomas Anderson, che in 179
minuti compie un'ampia panoramica sulle vite, i destini, le miserie e
nobiltà di un gruppo di abitanti di Magnolia, uno dei viali principali
della San Fernando Valley a Los Angeles. Molto bello il prologo, commentato
da una voce fuori campo, che ci narra alcuni casi incredibili di cronaca
nera, quali quello del ragazzo che si suicida ma finisce per essere ucciso
e del subacqueo "pescato" dal Canadair che caricava acqua per spegnere
gli incendi. Anderson passa continuamente da un personaggio all'altro,
considerando anche i destini incrociati, senza perdere il filo conduttore,
ma soprattutto il grande merito del regista trentenne è quello di appassionare
lo spettatore attraverso la leva dei sentimenti dei personaggi, evitando
con cura di cadere nel sentimentalismo. E' un film forte, duro che colpisce
al cuore proprio perché i piccoli grandi drammi di ciascun soggetto sono
in ultima analisi i nostri, quelli dei nostri amici e parenti, dei vicini
di casa. Anderson ci mostra una realtà drammatica, che é poi la realtà
di tutti i giorni, ma pur incidendo col bisturi nel nostro vissuto e nel
nostro quotidiano, evita saggiamente la facile soluzione di sparare a
zero. La vita, nella sua follia, vale comunque la pena di essere vissuta,
come ci dice il sorriso finale della ragazza cocainomane violentata dal
padre che trova l'amore del poliziotto sincero. E anche la pioggia di
rane sulla città ci dice che comunque nella vita può succedere di tutto
e nulla può essere © Marco Ferrari - per gentile concessione dell'autore
|