|
INTERVISTA A MARCO BUTICCHI a cura di Stefano Piazza
Quella
che state per leggere è un’intervista
molto furba. Interessante, credo, e divertente, così come
Marco Buticchi, lo scrittore che ne è protagonista.
Ma l’aggettivo più calzante è senza dubbio “furba”.
Lui è sempre molto impegnato, così diventa
difficile trovare un momento per sentirsi al telefono e registrare
l’intervista. Allora, Marco ha l’idea delle idee:
scrivimi le tue domande, mi dice, appena posso ti rispondo
via email. Beh, penso che non si dovrebbe mai impedire a
nessuno di svolgere un lavoro che, invece, spetterebbe a
noi. Se Marco Buticchi, uno dei pochi autori italiani con
qualcosa di interessante da dire, vuole scrivere un pezzo
che poi firmerò io, perché dovrei fermarlo?
Scherzi a parte, ogni lettore di romanzi d’avventura,
in Italia, dovrebbe essere grato a Mario Spagnol, che, per
quei pochi che non lo sapessero, è stato l'ultimo
grande editore, uno dei più grandi, dal dopoguerra
a oggi. Ed è stato proprio lui a scoprire e a lanciare
il concittadino Marco Buticchi (entrambi di Lerici), andandolo
a pescare dalla microrealtà in cui, autofinanziandosi,
il “Tom Clancy” italiano (uno degli originalissimi
accostamenti subiti nel corso della sua carriera) si stava “facendo
le ossa”. Pubblicando, a proprie spese, una serie di
romanzi andati a ruba a livello locale, ma sconosciuti al
grande pubblico.
Le sue storie intrecciano epoche diverse, dall'antichità ai
giorni nostri, e svelano misteri antichi e molto “fumettistici” (non
sembra, ma è un complimento), un tema letterario che è costato
a Buticchi una serie di tormentoni giornalistici (da Clancy
in giù) decisamente stucchevoli. Protagonista assoluto
dell’universo creato dallo scrittore ligure è Oswald
Breil, ex capo del Mossad ed ex premier israeliano. Ma andiamo
con ordine.
Comincio con una domanda originale: ti hanno paragonato a
Wilbur Smith, a Tom Clancy, a Ken Follet... corri il rischio
di montarti la testa? O preferiresti che i critici definissero
Wilbur Smith il "Marco Buticchi sudafricano"?
Davvero originale…
Io dico spesso che, quando questi “ragazzi” avranno
fatto la faticosa strada della gavetta, quel giorno ci saranno
sempre alcuni milioni di copie di differenza tra me e loro… In
loro favore, si intende…
Tu dici che "ci sono strane coincidenze di date, fatti
e nomi che hanno del misterioso. Se si riesamina la Storia
con le moderne possibilità di ricerca si riescono
a scoprire risvolti interessanti, lati oscuri e spesso inquietanti! ".
A cosa ti riferisci? In fondo, nei tuoi libri. affronti spesso
temi "di frontiera", dai templari alla menorah,
ma ne dai sempre delle spiegazioni molto "scientifiche".
E’ proprio la spiegazione “scientifica” quella
che intendo quando parlo di “moderne possibilità di
ricerca”. Si pensi soltanto a Internet e alle infinite
possibilità che offre l’accedere dalla propria
scrivania a un “sapere” molto vicino alla “conoscenza
universale”.
Oppure si immagini quanti efferati delitti irrisolti del
passato vedrebbero invece oggi i loro esecutori dietro alle
sbarre, grazie alle moderne tecniche di indagine.
Insomma il mondo sta cambiando e anche la Storia, quella
che ci è stata tramandata per secoli dai vincenti
o da coloro che l’avevano scritta pro domo loro, può,
anzi, deve essere oggetto di rilettura.
Resto in tema "misteri", anzi, "mysteri".
Conosci il personaggio creato da Alfredo Castelli? Molte
delle tue avventure sembrano scritte per lui.
Trovo Martin Mystère un personaggio unico. I miei
eroi sono forse meno “super”: un nano, una bella
donna prestata alla scienza… comprimari che affinano
le tecniche di indagine e la propensione al pericolo perché costretti
a farlo…
Come Martin Mystère, che non vede l’ora di ritornare
al numero 3/a di Washington Mews in quel di New York, anche
i miei, non vedono l’ora che la lotta contro il Male
finisca per ritornare alla “normalità”.
Una normalità che è comunque destinata a durare
poco… Insomma, se Martin si rivolgesse ai miei per
uno scambio di vedute, non glielo negherebbero davvero…
Per molti anni, hai svolto un lavoro molto particolare, per
una multinazionale del petrolio, che ti ha portato ai quattro
angoli del globo. Ti è capitato di trovarti coinvolto
in un intrigo simile a quelli che racconti nei tuoi romanzi?
Mi sembra un ambiente che si presta molto alla connessione
petrolio-guerra-terrorismo-servizi segreti...
Una volta, in Turchia, mi venne ritirato il passaporto
con la scusa dell’apposizione di un visto per l’Iraq,
mentre la mia presenza a Istambul rappresentava per la società turca
l’unica occasione per chiudere un affare milionario.
Il passaporto mi venne riconsegnato dopo pochi giorni, dopo
che, con garbo, qualcuno aveva rovistato tra le mie carte
in albergo e altri avevano visionato la mia corrispondenza
con la casamadre in Italia.
Comunque tutti i lavori sembrano eclatanti e ricchi di piacevoli
imprevisti solo quando non ti riguardano da vicino.
Vendere petrolio non è diverso da altri impegni commerciali
in cui si maneggiano quantità esorbitanti di denaro.
Con tutti i rischi e gli imprevisti che questo comporta.
Il "tuo" Mossad è simile (per metodi e durezza) a quello descritto
da Spielberg nel film “Munich”. E, come il regista americano, tendi
a giustificare, in qualche modo, anche le azioni più efferate degli agenti
israeliani (almeno quelli delle tue storie, visto che li hai scelti come "buoni").
Credi sia necessario un approccio diverso, una diversa ottica, per analizzare
il comportamento di un servizio segreto per certi versi unico come quello israeliano?
Ritengo non si debba mai cadere nella sindrome del “debito per la Shoa”,
ovvero, che dopo il terribile genocidio del secolo scorso, ogni impresa degli
israeliani goda di una sorta di immunità.
C’è anche da riconoscere che, sin dall’antichità, il
popolo d’Israele ha dovuto combattere contro insidie di ogni tipo, minacce
di estinzione, discriminazione, internamenti, omicidi. In tutto questo, quel
popolo ha sempre saputo restare vivo e attivo e maturare uno spirito di fratellanza
invidiabile. Per la sua capacità di rinascere malgrado tutto, credo che
si debbano riconoscere negli israeliani doti che molti altri popoli non posseggono.
Qual è il tuo metodo di scrittura? Stefano Benni, per esempio, scrive
su una macchina elettrica "a carta" mille pagine, le ricopia (sempre
su carta) e, infine, trascrive tutto sul computer. Credo si possa definire "scrivi
da ubriaco, rileggi da sobrio"... insomma, come decidi cosa funziona e cosa
no?
Come decido che cosa funziona? Scrivo, scrivo e poi…scrivo…
Spesso le cose accadono mentre le stai scrivendo, lasciando te per primo, il
loro autore, di sasso.
Come nasce Oswald Breil?
Da una vecchia pubblicità luminosa in Piazza Duomo a Milano. Ero bambino
e c’era una figura illuminata da tubi al neon variopinti che faceva la
pubblicità al lucido da scarpe Brill. Visto dalla piazza, il protagonista
del pannello luminoso sembrava avere la testa sproporzionata rispetto al corpo.
Quasi un nano.
Così, mentre scrivevo il mio primo romanzo edito da Longanesi, Le Pietre
della Luna, mi è tornato improvvisamente in mente il cartellone luminoso
della Brill. Da lì a creare Oswald Breil il passo è stato breve…e
da allora a oggi non ci siamo più lasciati...
Il tuo ultimo libro, "Scusi, bagnino, l'ombrellone non funziona!", è davvero
un'opera molto strana, se devo davvero pensare a te come al "maestro dell'avventura".
Come ti è venuta l'idea di scriverlo?
Anche qui un’antica promessa: anni fa mi ripromisi che, ogni cinque romanzi
editi, mi sarei preso una “licenza”. Scusi bagnino è la prima
di una – mi auguro – lunghissima serie di Licenze alle quali darò vita… Fermi
restando i romanzi “seri” il mio genere preferito…
Non sarà “professionale” dichiararlo al termine di un’intervista
(ma sono un suo fan, quindi chissenefrega), ma non mi resta che aspettare l’ormai
prossimo (speriamo) ritorno di Oswald Breil…Il sito ufficiale di Marco
Buticchi: http://www.marcobuticchi.it/
Il sito ufficiale Longanesi: http://www.longanesi.it/
Biografia:
Marco Buticchi è nato a La Spezia il 2 maggio 1957. E’ il principale
italiano di romanzi d’avventura. Dopo la laurea in Economia e Commercio,
inizia a lavorare come trader petrolifero, viaggiando in Africa, Europa, Stati
Uniti e Medio Oriente.
Dopo i primi romanzi pubblicati a proprie spese (Il cuore del Profeta, ‘91
e L’Ordine irreversibile, ‘92), comincia a pubblicare con Longanesi
verso la fine degli anni Novanta, pubblicando Le pietre della luna (’97),
Menorah (‘98), Profezia (2000), L'anello
dei re (2002), La nave d'oro (2003),
Scusi, bagnino, l'ombrellone non funziona! (2006).
© Stefano Piazza 2006 - per gentile concessione dell'autore
drive
index
| libri | archivio
speciali
Drive
Magazine © Copyright 1999-2010 Stefano Marzorati
scrivete a drive
|