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75 ANNI DI VIDEOCLIP
Domenico Liggeri, “Musica per i nostri occhi
- Storia e segreti dei videoclip”, Tascabili Bompiani,
878 pagine, 16,50 euro
A dieci anni dal bel (e misconosciuto) compendio “Mani
di forbice. La censura cinematografica in Italia”
uscito per Falsopiano, il giornalista-critico-regista-autore
televisivo Domenico Liggeri pubblica una
monumentale guida-enciclopedia-storia ragionata del videoclip,
quel linguaggio multimediale rimasto finora sottovalutatissimo
(nonostante chiunque ne parli ovunque da anni) e soprattutto
senza una trattazione sistematica capace di andare oltre le
poche rubriche periodiche su riviste di musica e/o di cinema
ma anche sporadiche rassegne su e giù per la penisola
(compresi i meritori programmi sull’argomento curati
per Raidue da Michele Bovi negli ultimi anni).
Lo straripante volume di Liggeri – grottescamente inserito
nei Tascabili Bompiani e con ulteriori 77 pagine in pdf per
l’indice dei registi, musicisti e artisti figurativi
citati, nonché una bibliografia scaricabili da www.bompiani.eu
con aggiunte e aggiornamenti (a cui si aggiunge il blog domenicoliggeri.nova100.ilsole24ore.com)
– è in realtà molto di più, facendo
contemporaneamente memoria di tutto quanto scritto, documentato
e realizzato in Italia e all’estero (sembra incredibile
ma è proprio così: ogni pagina straborda di
dati e riferimenti, informazioni e citazioni che non appesantiscono
la lettura ma anzi la esaltano, spingendo il lettore a volerne
sapere sempre di più), con l’unico effetto collaterale
che non può far a meno di mantenere a fatica il fil
rouge cronologico che giustamente si è prefisso per
sbrogliare la matassa. Almeno una dozzina di capitoli s’inseriscono
infatti nel percorso temporale – che non a torto prende
le mosse dalla Gesamtkunswerk di Wagner, l’“opera
d’arte totale” a cui si può far risalire
(non senza ragioni oggettive) l’idea moderna di videoclip
– per approfondire argomenti specifici, e in un paio
di casi la mole di dati fa girare la testa e fa perdere di
vista che siamo in un’ideale parentesi del percorso
che poi prosegue... anche se in fondo è un peccato
veniale, che pure si poteva risolvere con un carattere tipografico
differente (come nei box all’interno di un articolo
di rivista).
Ecco quindi approfondire il discorso sui musicisti-registi,
i pionieri moderni nell’uno e nell’altro campo,
la storia dei videoclip “long form” dai Devo di
“The men who make the music” (1979) al
Vasco Rossi di “È solo un rock’n’roll
show” (2005), un’analisi inconsueta delle
opere di Michael Nesmith (con tanto d’intervista esclusiva,
un vero scoop), la storia di “Mr. Fantasy”
(il primo programma televisivo italiano sui videoclip musicali,
1981-84), i casi eclatanti di artisti figurativi, videoartisti
e fotografi passati dietro la macchina da presa per un filmato
musicale (comprese le esperienze di Loredana Bertè
alla factory di Andy Warhol), l’estetica dell’hard
rock, il rap con le sue derive hip-hop e r’n’b,
la scena indipendente e underground italiana, l’animazione
internazionale e nel Bel Paese, le (poche) registe, i nomi
del panorama nazionale e altro ancora.
Il viaggio temporale prosegue con le avanguardie del Novecento
per approdare al jazz-film degli anni Venti-Trenta, dove in
effetti ci è sempre sembrato ragionevole considerare
come primo videoclip della storia lo straordinario Talkartoon
“Minnie the Moocher” (1932) di Dave Fleischer,
a riprese miste in animazione con un giovane Cab Calloway
sparring partner della supersexy Betty Boop... ancora ignari
che la loro fama imperitura li porterà ai rispettivi
omaggi nei film “The Blues Brothers”
(1980) di John Landis e “Chi ha incastrato Roger
Rabbit” (1988) di Robert Zemeckis!
L’analisi riccamente documentata di Liggeri prende poi
in esame i misconosciuti Panorama Soundie degli anni Quaranta,
Cinebox e Scopitone degli anni Cinquanta (veri e propri video
juke-box apparsi e scomparsi di qua e di là dell’Atlantico
a seconda delle mode e delle circostanze favorevoli), per
poi affrontare ai “musicarelli” italiani ed esteri,
i film-concerto e i primi concept audiovisivi, fino al lento
sbarco in tv, dapprima a piccoli passi e poi a tappe forzate
una volta scoppiato il successo clamoroso delle “scommesse”
di MTV (1981) in America e VideoMusic (1984) in Europa. Segue
l’inevitabile intera ristrutturazione del mercato produttivo
e distributivo nel breve volgere di pochissimi anni, e quasi
a cascata la nascita e lo sviluppo dell’home video (nella
duplice forma di vhs e dvd), fino all’invadenza permeante
del giorno d’oggi.
A ogni passo l’autore – classe 1970 come chi scrive,
quindi nell’età giusta per cogliere i riferimenti
comuni a chi è cresciuto vedendo “in diretta”
l’arrivo delle tv private in Italia come di quelle satellitari
vent’anni dopo – fa il punto su tendenze ed evoluzioni
(o involuzioni) estetiche, sugli sviluppi produttivi, ma anche
sui cambiamenti nella percezione del pubblico, gli usi e i
costumi del linguaggio di tutti i giorni come di quello specialistico,
annotando a futura memoria ogni ulteriore riflessione e fotografia
della situazione effettuata in festival e riviste specializzate,
enciclopedie e videoteche, rassegne e presentazioni, convegni
e primizie qua e là disperse nel tempo e nello spazio...
coscienziosamente e impagabilmente raccolte da Liggeri lungo
gli anni e qui per la prima volta assemblate in un’unica,
esorbitante soluzione (il pericolo d’indigestione rimane...
ma, se per l’appassionato è una goduria continua,
per chi vuol approfondire con una rilettura in un secondo
momento è facile capire quando e dove passare oltre).
Anche tenendo conto il vecchio monito di Leo Longanesi (citato
spesso da Indro Montanelli) che “in Italia non c’è
nulla di più inedito della carta stampata”, sarà
difficile per l’editoria italiana ma anche anglosassone
fare di meglio: ogni ulteriore discorso sulla storia dei videoclip
in Italia e nel mondo non potrà che partire da questo
testo talmente monumentale da divenire immediatamente imprescindibile,
oltretutto non segnalato con l’enfasi che si merita
(a nostro modestissimo parere) nemmeno sulla stampa specializzata...
figuriamoci in quella generalista, sempre pronta a cadere
nella vecchia leggenda metropolitana di “Bohemian rhapsody”
(1975) dei Queen come primo videoclip della storia! Ora non
esistono più alibi per nessuno: la storia, la critica,
l’industria e il costume legati alla comunicazione visiva
della musica sono raccolti in un unico volume (italiano, per
giunta), ampiamente disponibile nelle 3 mila librerie italiane.
Ogni tanto, una piccola soddisfazione – in un Paese
che sembra sempre sull’orlo di cadere a pezzi nonostante
la tradizione immensa (avete presente le eccellenze italiane
elencate da Roberto Benigni prima del V Canto dell’Inferno?)
– non guasta. Giudicate voi se il fatto che questo avvenga
all’incrocio tra musica e immagine sia un caso oppure
no. Buona visione, anzi buona lettura (o viceversa).
Loris Cantarelli
© Loris Cantarelli 2007 - per gentile concessione dell'autore
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