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I
DEMONI OPPRESSI DI JONATHAN STROUD
"Sono
Bartimeus! Sono Sakhr al-Jinni, N’gorso il Possente,
Serpente dalle Piume d’Argento! Ho riedificato le mura
di Uruk, di Karnak e di Praga. Ho parlato con Salomone. Ho
corso nelle praterie insieme ai padri dei bufali. Ho sorvegliato
l’Antico Zimbabwe fino a quando le pietre caddero e
gli sciacalli banchettarono con le sue genti. Sono Bartimeus!
Non riconosco signore alcuno. E per questo ora sono io che
ti ordino di parlare, ragazzo: chi sei tu per convocarmi?".
Come inizio, non c'è male. Bartimeus
è un jinn millenario, un demone testimone
di secoli di storia. All’improvviso, qualcuno lo richiama
dal mondo degli spiriti e lo evoca a Londra, dove dovrà
compiere una missione quasi impossibile: il furto dell’Amuleto
di Samarcanda dalla villa di Simon Lovelace, membro del Parlamento
e mago senza scrupoli. L’Amuleto è un potentissimo
manufatto in grado di proteggere chi lo indossa da qualsiasi
incantesimo e il suo attuale proprietario sembra davvero un
osso duro. Il vero problema, però, è che a evocarlo
è un ragazzino di dodici anni, un apprendista mago
che non sembra in grado di dominarlo. L’arguto, saccente
e irascibile Bartimeus, con la sua irresistibile ironia (i
suoi commenti, nelle note a pie’ di pagina, ricordano
l’ironia disincantata del Marlowe di Soriano in Triste,
solitario y final), dovrà imparare a convivere e a
collaborare con il giovane Nathaniel. La loro storia è
narrata ne L’Amuleto di Samarcanda,
primo volume della trilogia di Bartimeus, saga nata dalla
fantasia di Jonathan Stroud, esordiente trentaquattrenne
che, con questo romanzo (i cui diritti sono già nelle
generose mani della Miramax), ha subito raggiunto la vetta
della classifica dei bestseller inglesi e già
spopola in tutta Europa a pochi mesi dall’uscita del
volume.
La storia è ambientata in una Londra alternativa,
in cui i maghi (i cui poteri sono dati unicamente dalla capacità di
evocare e soggiogare varie entità soprannaturali)
detengono il potere e sono serviti dai cosiddetti “comuni” (la
differenza tra questa divisione e quella con i babbani di
Harry Potter sta nel fatto che, nel libro di Stroud, questa
non solo non è tenuta nascosta, ma diviene motivo
di grossi problemi sociali). L’Impero britannico è in
guerra con i maghi di Praga e, sul fronte interno, deve fronteggiare
la paura di una rivolta da parte dei cittadini privi di poteri
magici. Nathaniel, allevato dal signor Underwood, un precettore
inetto e codardo, si trova a dover fronteggiare situazioni
e nemici più grandi di lui: decide infatti di rubare
l’Amuleto per vendicare un’umiliazione subita
proprio da parte di Lovelace, evocando un jinn che, in teoria,
non dovrebbe ancora essere in grado di richiamare. Ma Nathaniel,
da autodidatta, supera la lentezza e l’incapacità del
proprio mentore e sfida un mondo che sembrerebbe sovrastarlo.
Il giovane protagonista assomiglia fin troppo a Harry
Potter (entrambi orfani e
aspiranti maghi) ma, a differenza del campione d’incassi
della Rowling, Nathaniel non possiede un animo nobile ed è motivato
dalla vendetta. Ha caratteristiche positive, certo: tenacia,
fedeltà, lealtà,
una buona dose di idealismo. Ma è un personaggio in
continuo conflitto con se stesso, e non soltanto con le avversità esterne.
E’ una figura piuttosto diversa da altri personaggi
di questo genere. Alternando la storia del ragazzo con il
racconto in prima persona dell’irascibile
Bartimeus, Stroud crea una struttura narrativa originale
e divertente, lasciando il lettore con l’assoluta necessità di
leggere il seguito della saga. E, per il prossimo capitolo,
non dovremo attendere troppo: uscirà in autunno in
Inghilterra e si intitolerà Golem’s
eye. Stroud anticipa un ruolo chiave per Kitty, un personaggio che ha
già fatto una breve comparsa nell’Amuleto di
Samarcanda. Si tratta di una ragazza comune, non dotata cioè di
poteri magici, che guiderà una sorta di rivolta nei
confronti del regime dei maghi. Nathaniel avrà ancora
bisogno di Bartimeus, e le loro vicende saranno strettamente
legate a Kitty, che rappresenterà una nuova voce narrativa.
Jonathan
Stroud ha 34 anni e vive a Londra. Laureato in lettere,
prima
dell’Amuleto di Samarcanda ha pubblicato
tre libri per l’infanzia scritti nel tempo libero.
Ora sta scrivendo il secondo volume della trilogia e, dato
che sua moglie ha appena avuto un bambino, Stroud è convinto che lo
terminerà "tra un cambio di pannolino e l’altro".
Tra gli scrittori di fantasy, il suo preferito è Philip
Pullman.
© 2004 Stefano Piazza - per gentile concessione dell'autore
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