recensioni: maggio 2004





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Guido Michelone, Imagine. Il rock-film tra nuovo cinema e musica giovanile, Effatà Editrice, 2003, pagg. 368, euro 19,50.

Michelone
è un autore eclettico, un massmediologo con la passione per il jazz e uno sguardo attento a tutto ciò che mette in relazione comunicazione, arti contemporanee e mondo giovanile. Insegna Civiltà Musicale Afroamericana e Musica filmica al Master in comunicazione musicale presso l’Università Cattolica di Milano e ha scritto di Simpson e Beatles, Sergej Ejzeinstein e Roberto Rossellini. In questo corposo volume si concentra sulla classificazione del “cinema che suona”, organizzato e riproposto attraverso chiavi di lettura che rendono ragione di concetti come rock-film e cinema musicale, che leggono la relazione tra la musica giovanile per eccellenza e le comunicazioni di massa.
Il sound generazionale che accompagna il mondo giovanile, dagli anni Cinquanta del secolo scorso fino ai nostri giorni (il volume è aggiornato al 2000), è scandagliato in oltre 500 film e progetti audiovisivi. Una miniera di informazioni classificate agili schede suddivise in capitoli tematici legate a generi, etichette, mode e personaggi. Dalle pellicole centrate sul mondo dei Beatles a fenomeni come la Swingin’ London, dal Reggae ai musical, alle produzioni focalizzate su artisti come gli U2, Madonna, Neil Young e Frank Zappa. Lo sguardo si allarga anche su cineasti di rilievo che hanno prodotto e realizzato cinema musicale: Wim Wenders, Oliver Stone, Martin Scorsese, Clint Eastwood e John Carpenter. Nelle schede non mancano curiosità e aneddoti, che rendono gradevole e lieve la lettura, rifuggendo l’arida e fredda compilazione.
Fiction, documentari, festival e biografie, film concerto e veri rock-drama. Nessun genere è lasciato a margine: ecco il True Stories di David Byrne o il September Song di Larry Weinstein, carrellata-tributo di musicisti jazz e pop d’avanguardia dedicata nel 1995 al compositore tedesco Kurt Weill, morto nel 1950 a cinquant’anni esatti.
La scrittura è spigliata e Michelone si muove tra le pellicole come un cronista, senza abbandonare mai le vesti del critico attento, offrendo chiavi di lettura e piste d’interpretazione. Il rapporto musica-immagine, essenzialmente musica inglese e americana e le relative cinematografie, offre anche un interessante itinerario dello sviluppo della cultura visiva di intere generazioni. Il volume, con un opportuno indice dei film citati, permette una lettura sia diacronica che sincronica, prestandosi all’approfondimento e allo sfizio momentaneo.
Le oltre 500 schede sono precedute da una sintetica storia del rock e della cinematografia che al rock è stata dedicata da Il delinquente del rock and roll a Buena Vista Social Club passando per Hair, Sid e Nancy e The Blues Brothers.
Introducono al volume il cantante e compositore rock Mao (Mauro Gurlino) e Ray Connoly (giornalista e biografo beatlesiano); volume che già nel titolo è omaggio e allusione se Imagine è una canzone di John Lennon ma anche il termine ambiguo che in inglese significa sia "immagina" che "immagine"

Gianni Rondolino, Storia del Cinema d’animazione, Utet Libreria, 2003, pagg. 580, euro 26,00.

Torna finalmente in libreria dopo anni, il prezioso volume del prof. Gianni Rondolino, già professore ordinario di Storia e Critica del Cinema nell’Università di Torino, uscito in prima edizione nel 1974. Un poderoso volume, fondamentale per analisi e accuratezza, che affronta lo specialistico mondo del cinema d’animazione. Certo i tempi sono cambianti e oggi, questa branca della cinematografia è trattata con maggior rispetto, anche se questo non comporta necessariamente una maggior conoscenza.
Lo stesso Rondolino riconosce la diversa sensibilità del nostro tempo determinata, non solo da un contesto storico-culturale differente rispetto alle preoccupazioni di trent’anni fa, ma anche all’evoluzione della cinematografia e alla difficoltà nell’uso di termini come "film" e "cinema". Probabilmente, suggerisce o meglio allude nella sintetica prefazione, potrebbe essere opportuno tornare ad usare il termine "cinematografo" nel senso etimologico di "scrittura del movimento".
Altro dato da sottolineare che rispetta a trent’anni fa i titoli dedicati al cinema d’animazione sono cresciuti, spesso purtroppo solo in quantità, puntando più sulle nuove tecnologie o su di una mania compilatoria abbastanza superficiale che sull’analisi critica dei testi e delle cinematografie. Eppure oggi sarebbe possibile lavorare in modo diverso visto la maggior facilità con cui si può accedere ai testi, prima esclusiva prerogativa di festival nazionali o internazionali.
Del testo originario, vengono corretti alcuni elementi e aggiornati altri sulle base delle nuove acquisizioni storiche e filologiche, e viene aggiunto un capitolo (purtroppo dall’incomprensibile titolo di: il cinema d’animazione verso il 2000) dove, Chiara Magri, dà ragione dell’ultimo trentennio d’animazione. Aggiornata anche la bibliografia generale, curata da Emiliano Fasano, e l’indispensabile indice analitico. Il volume resta prezioso perché descrive con attenzione il periodo storico in cui le differenze tra “cinema dal vero” e “cinema d’animazione” erano profonde sia da un punto di vista tecnico che da un punto di vista spettacolare e perché fornisce una mole di informazioni, generalmente ignorate dalle storie del cinema. E questo tra pregi e difetti: il pregio di uno sguardo non ingenuo, con profonda attenzione ad autori e cinematografie nazionali e il difetto di qualche idiosincrasia (quella disneyana per esempio molto in voga all’epoca), in un testo che si prometteva di "cogliere nel lavoro di singoli artisti, la loro poetica nelle sue molteplici espressioni, e nel cinema d’animazione, come fenomeno artistico e culturale, i riflessi sociali, i condizionamenti ideologici e i fatti di costume". Imperdonabile alcuni errori di editing sui quali svetta il nome sbagliato, nell’indice, di colei che ha aggiornato il volume proseguendo con passione e attenzione il lavoro di Rondolino.

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