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Guido Michelone, Imagine. Il rock-film tra nuovo cinema e
musica giovanile, Effatà Editrice, 2003, pagg. 368,
euro 19,50.
Michelone è un autore eclettico, un massmediologo
con la passione per il jazz e uno sguardo attento a tutto
ciò che mette in relazione comunicazione, arti contemporanee
e mondo giovanile. Insegna Civiltà Musicale Afroamericana
e Musica filmica al Master in comunicazione musicale
presso lUniversità Cattolica di Milano e ha scritto
di Simpson e Beatles, Sergej Ejzeinstein e Roberto Rossellini.
In questo corposo volume si concentra sulla classificazione
del cinema che suona, organizzato e riproposto
attraverso chiavi di lettura che rendono ragione di concetti
come rock-film e cinema musicale, che leggono la relazione
tra la musica giovanile per eccellenza e le comunicazioni
di massa.
Il sound generazionale che accompagna il mondo giovanile,
dagli anni Cinquanta del secolo scorso fino ai nostri giorni
(il volume è aggiornato al 2000), è scandagliato
in oltre 500 film e progetti audiovisivi. Una miniera di informazioni
classificate agili schede suddivise in capitoli tematici legate
a generi, etichette, mode e personaggi. Dalle pellicole centrate
sul mondo dei Beatles a fenomeni come la Swingin London,
dal Reggae ai musical, alle produzioni focalizzate su artisti
come gli U2, Madonna, Neil Young e Frank Zappa. Lo sguardo
si allarga anche su cineasti di rilievo che hanno prodotto
e realizzato cinema musicale: Wim Wenders, Oliver Stone, Martin
Scorsese, Clint Eastwood e John Carpenter. Nelle schede non
mancano curiosità e aneddoti, che rendono gradevole
e lieve la lettura, rifuggendo larida e fredda compilazione.
Fiction, documentari, festival e biografie, film concerto
e veri rock-drama. Nessun genere è lasciato
a margine: ecco il True Stories di David Byrne o il
September Song di Larry Weinstein, carrellata-tributo
di musicisti jazz e pop davanguardia dedicata nel 1995
al compositore tedesco Kurt Weill, morto nel 1950 a cinquantanni
esatti.
La scrittura è spigliata e Michelone si muove tra le
pellicole come un cronista, senza abbandonare mai le vesti
del critico attento, offrendo chiavi di lettura e piste dinterpretazione.
Il rapporto musica-immagine, essenzialmente musica inglese
e americana e le relative cinematografie, offre anche un interessante
itinerario dello sviluppo della cultura visiva di intere generazioni.
Il volume, con un opportuno indice dei film citati, permette
una lettura sia diacronica che sincronica, prestandosi allapprofondimento
e allo sfizio momentaneo.
Le oltre 500 schede sono precedute da una sintetica storia
del rock e della cinematografia che al rock è stata
dedicata da Il delinquente del rock and roll a Buena Vista
Social Club passando per Hair, Sid e Nancy
e The Blues Brothers.
Introducono al volume il cantante e compositore rock Mao
(Mauro Gurlino) e Ray Connoly (giornalista e biografo
beatlesiano); volume che già nel titolo è omaggio
e allusione se Imagine è una canzone di John Lennon
ma anche il termine ambiguo che in inglese significa sia "immagina"
che "immagine"
Gianni Rondolino, Storia del Cinema danimazione, Utet
Libreria, 2003, pagg. 580, euro 26,00.
Torna finalmente in libreria dopo anni, il prezioso volume
del prof. Gianni Rondolino, già professore ordinario
di Storia e Critica del Cinema nellUniversità
di Torino, uscito in prima edizione nel 1974. Un poderoso
volume, fondamentale per analisi e accuratezza, che affronta
lo specialistico mondo del cinema danimazione. Certo
i tempi sono cambianti e oggi, questa branca della cinematografia
è trattata con maggior rispetto, anche se questo non
comporta necessariamente una maggior conoscenza.
Lo stesso Rondolino riconosce la diversa sensibilità
del nostro tempo determinata, non solo da un contesto storico-culturale
differente rispetto alle preoccupazioni di trentanni
fa, ma anche allevoluzione della cinematografia e alla
difficoltà nelluso di termini come "film"
e "cinema". Probabilmente, suggerisce o meglio allude
nella sintetica prefazione, potrebbe essere opportuno tornare
ad usare il termine "cinematografo" nel senso etimologico
di "scrittura del movimento".
Altro dato da sottolineare che rispetta a trentanni
fa i titoli dedicati al cinema danimazione sono cresciuti,
spesso purtroppo solo in quantità, puntando più
sulle nuove tecnologie o su di una mania compilatoria abbastanza
superficiale che sullanalisi critica dei testi e delle
cinematografie. Eppure oggi sarebbe possibile lavorare in
modo diverso visto la maggior facilità con cui si può
accedere ai testi, prima esclusiva prerogativa di festival
nazionali o internazionali.
Del testo originario, vengono corretti alcuni elementi e aggiornati
altri sulle base delle nuove acquisizioni storiche e filologiche,
e viene aggiunto un capitolo (purtroppo dallincomprensibile
titolo di: il cinema danimazione verso il 2000) dove,
Chiara Magri, dà ragione dellultimo trentennio
danimazione. Aggiornata anche la bibliografia generale,
curata da Emiliano Fasano, e lindispensabile indice
analitico. Il volume resta prezioso perché descrive
con attenzione il periodo storico in cui le differenze tra
cinema dal vero e cinema danimazione
erano profonde sia da un punto di vista tecnico che da un
punto di vista spettacolare e perché fornisce una mole
di informazioni, generalmente ignorate dalle storie del cinema.
E questo tra pregi e difetti: il pregio di uno sguardo non
ingenuo, con profonda attenzione ad autori e cinematografie
nazionali e il difetto di qualche idiosincrasia (quella disneyana
per esempio molto in voga allepoca), in un testo che
si prometteva di "cogliere nel lavoro di singoli artisti,
la loro poetica nelle sue molteplici espressioni, e nel cinema
danimazione, come fenomeno artistico e culturale, i
riflessi sociali, i condizionamenti ideologici e i fatti di
costume". Imperdonabile alcuni errori di editing sui
quali svetta il nome sbagliato, nellindice, di colei
che ha aggiornato il volume proseguendo con passione e attenzione
il lavoro di Rondolino.
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