libri/recensioni: gennaio 2001








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LA FAMIGLIA WINSHAW di Jonathan Coe ed. Feltrinelli

La saga di una potente famiglia britannica alto borghese dagli anni della II Guerra Mondiale fino ai governi Thatcher. L'autobiografia dell'io narrante, scrittore di qualità, autoemarginatosi da una realtà che sostanzialmente lo spaventa. Romanzo giallo di lieve spessore e debole struttura. Sono tre chiavi di possibile lettura di questo quarto romanzo di Coe (il quinto, "La casa del sonno", è stato pubblicato tre anni dopo, nel 1998) che comunque non convince nè sul piano narrativo, nè su quello letterario. Anche se le tre componenti del romanzo convivono saldamente grazie ad una senz'altro valida sincronia, si ha l'impressione che manchi la visione d'insieme che allontani il dubbio che Coe con questo romanzo non abbia preteso altro che disegnare una visione quasi scolastica dello spaccato sociale buoni/cattivi. Così, mentre le pagine che hanno l'io narrante come protagonista in effetti riescono ad essere a tratti coinvolgenti pur ricorrendo a nostro avviso troppo spesso al melodramma, la storia della famiglia Winshaw è tanto appesantita da immagini esageratamente ciniche e spietate da sembrare più che altro un manifesto di propaganda politica. Si è ipotizzata una visione grottesca del degrado di valori sociali scelto dall'autore come sfondo strutturale del romanzo, ma Coe in realtà si prende troppo sul serio perchŹ si possa avallare questa ipotesi. Non va peraltro negata all'autore inglese la capacità tanto di dosare con arguzia un piacevole senso dell'umorismo e un inevitabile senso del dramma, quanto di guidare con mano ferma il fitto intreccio di personaggi che si alternano lungo i tre piani del libro. Il cerchio però non si chiude e l'ultima pagina si porta via il libro intero che non ci resta che accantonare senza grandi indecisioni.

L'EREDITA' DI ELSZER di Sandor Marai Ed. Adelphi

Sembra quasi di sentire il leggero fruscio dei passi lievi di Elszer mentre legge il telegramma che inesorabilmente riporta alla luce gli spietati ricordi che per vent'anni erano rimasti rinchiusi in uno "stralunato dormiveglia", lasciando la protagonista in un vellutato limbo senza tempo. Lajos sta per tornare; Lajos il bugiardo, l'imbonitore, il mascalzone, l'uomo che l'ha privata di un futuro promettendole amore sincero per poi sposare sua sorella. Alla notizia Elszer ha come un sussulto che la guida fuori dall'involucro ovattato entro cui si era rifugiata per anni e con determinata serenità prende atto della realtą, comprende che è giunto il momento di portare a termine ciò che si è iniziato. Come lo stesso Lajos sosterrà di fronte a lei: "..la legge del mondo esige che ciò che è iniziato una volta debba essere condotto a termine". Forte di un egoismo senza confini e di una ostentata consapevolezza dell'efficacia della propria dialettica, Lajos fa leva sulla dedizione idealistica di Elszer per privarla dei residui beni materiali ed affettivi in nome di una ipotetica ma decisamente poetica responsabilità della donna nel loro infranto sogno: "..bisogna amare con coraggio... Noi due non ci siamo amati con coraggio, ed è colpa tua , perchè il coraggio degli uomini in materia di amore è una cosa ridicola. L'amore è compito vostro." Pur scoprendosi vittima di un sottile gioco di equivoci e inganni e in fondo anche di un devastante intreccio di bugie e di verità nascoste, Elszer via via si rassegna all'espiazione con una serenità di spirito che lascia interdetti, lasciando al lettore una sensazione di dolcezza difficile da dimenticare. Marai affronta ancora una volta con vellutata delicatezza temi senza età sottolineandone però con fermezza la portata emotiva. E' un libro di dialoghi carichi di pathos che ben si allineano a personaggi resi perfettamente visibili grazie a tratti netti ed essenziali di grande efficacia.

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