LA FAMIGLIA WINSHAW di Jonathan Coe ed. Feltrinelli
La
saga di una potente famiglia britannica alto borghese dagli
anni della II Guerra Mondiale fino ai governi Thatcher. L'autobiografia
dell'io narrante, scrittore di qualità, autoemarginatosi
da una realtà che sostanzialmente lo spaventa. Romanzo
giallo di lieve spessore e debole struttura. Sono tre chiavi
di possibile lettura di questo quarto romanzo di Coe (il quinto,
"La casa del sonno", è stato pubblicato tre anni dopo,
nel 1998) che comunque non convince nè sul piano narrativo,
nè su quello letterario. Anche se le tre componenti del
romanzo convivono saldamente grazie ad una senz'altro valida
sincronia, si ha l'impressione che manchi la visione d'insieme
che allontani il dubbio che Coe con questo romanzo non abbia
preteso altro che disegnare una visione quasi scolastica dello
spaccato sociale buoni/cattivi. Così, mentre le pagine
che hanno l'io narrante come protagonista in effetti riescono
ad essere a tratti coinvolgenti pur ricorrendo a nostro avviso
troppo spesso al melodramma, la storia della famiglia Winshaw
è tanto appesantita da immagini esageratamente ciniche
e spietate da sembrare più che altro un manifesto di
propaganda politica. Si è ipotizzata una visione grottesca
del degrado di valori sociali scelto dall'autore come sfondo
strutturale del romanzo, ma Coe in realtà si prende troppo
sul serio perch si possa avallare questa ipotesi. Non va peraltro
negata all'autore inglese la capacità tanto di dosare
con arguzia un piacevole senso dell'umorismo e un inevitabile
senso del dramma, quanto di guidare con mano ferma il fitto
intreccio di personaggi che si alternano lungo i tre piani del
libro. Il cerchio però non si chiude e l'ultima pagina
si porta via il libro intero che non ci resta che accantonare
senza grandi indecisioni.
L'EREDITA' DI ELSZER di Sandor Marai Ed. Adelphi
Sembra
quasi di sentire il leggero fruscio dei passi lievi di Elszer
mentre legge il telegramma che inesorabilmente riporta alla
luce gli spietati ricordi che per vent'anni erano rimasti
rinchiusi in uno "stralunato dormiveglia", lasciando la protagonista
in un vellutato limbo senza tempo. Lajos sta per tornare;
Lajos il bugiardo, l'imbonitore, il mascalzone, l'uomo che
l'ha privata di un futuro promettendole amore sincero per
poi sposare sua sorella. Alla notizia Elszer ha come un sussulto
che la guida fuori dall'involucro ovattato entro cui si era
rifugiata per anni e con determinata serenità prende
atto della realt, comprende che è giunto il momento
di portare a termine ciò che si è iniziato.
Come lo stesso Lajos sosterrà di fronte a lei: "..la
legge del mondo esige che ciò che è iniziato
una volta debba essere condotto a termine". Forte di un egoismo
senza confini e di una ostentata consapevolezza dell'efficacia
della propria dialettica, Lajos fa leva sulla dedizione idealistica
di Elszer per privarla dei residui beni materiali ed affettivi
in nome di una ipotetica ma decisamente poetica responsabilità
della donna nel loro infranto sogno: "..bisogna amare con
coraggio... Noi due non ci siamo amati con coraggio, ed è
colpa tua , perchè il coraggio degli uomini in materia
di amore è una cosa ridicola. L'amore è compito
vostro." Pur scoprendosi vittima di un sottile gioco di equivoci
e inganni e in fondo anche di un devastante intreccio di bugie
e di verità nascoste, Elszer via via si rassegna all'espiazione
con una serenità di spirito che lascia interdetti,
lasciando al lettore una sensazione di dolcezza difficile
da dimenticare. Marai affronta ancora una volta con vellutata
delicatezza temi senza età sottolineandone però
con fermezza la portata emotiva. E' un libro di dialoghi carichi
di pathos che ben si allineano a personaggi resi perfettamente
visibili grazie a tratti netti ed essenziali di grande efficacia.
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