libri/recensioni: settembre 2000







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ULTIMI GIORNI A HONG KONG, di Paul Theroux - Baldini & Castoldi, 243 pagg., £ 26.000

"Tutti concordavano sul fatto che la Cina era un incubo, e adesso la Cina stava per inghiottirli. Forse era proprio quello che si meritavano i cinesi di Hong Kong per aver disprezzato gli inglesi, che non intendevano far loro alcun male".

Il 1° luglio del 1997 Hong Kong è tornata a far parte della Cina. Quando nel 1984 Margaret Thatcher aveva annunciato la restituzione del territorio, la notizia era stata accolta con gioia dagli hongkonghesi, che però restarono scioccati dal vero volto del governo cinese, quando videro i massacri di piazza Tien An Men.
Paul Theroux ricostruisce con questo romanzo ("Kowloon Tong", 1997) l'atmosfera che si viveva a Hong Kong nei giorni immediatamente precedenti all'Handover, sforzo compiuto anche dalla cinematografia hongkonghese e dal quale sono nati ottimi film, come l'adrenalinico Full Alert di Ringo Lam o lo struggente City of glass di Mabel Cheung; l'aspetto interessante del libro (l'unico, a parte il valore documentaristico) è costituito dal fatto che l'intera vicenda è raccontata dal punto di vista di un "colonizzatore", Neville Mullard, un inglese costretto ad abbandonare la città. Provare simpatia per un protagonista del genere è praticamente impossibile: razzista ("Una delle esperienze di Hong Kong che Bunt trovava più irritanti era sentire qualcuno che secondo lui era un perfetto bastardo - qualcuno che gli era antipatico, in particolare un uomo d'affari cinese - parlare inglese correttamente"), stupido, completamente assoggettato alla madre ed eterno bambino (non a caso per tutto il romanzo viene chiamato Bunt, abbreviazione di Baby Bunting, cioè "fringuellino").
La scelta di Theroux è indicativa, in quanto un personaggio del genere rappresenta idealmente il "colonizzatore tipo", che però paradossalmente è l'unico a provare un minimo di affetto (molto tardivo e molto distorto dal suo egoismo quasi solipsistico) per l'ex-colonia, a differenza della madre, che disprezza nel modo più assoluto tutto ciò che è cinese. L'unica occupazione di Bunt, tranne dedicarsi con scarso interesse all'azienda di cui è proprietario, è fare sesso col maggior numero possibile di prostitute hongkonghesi. Questo tipo di rapporto esemplifica i sentimenti di Bunt per l'intera Hong Kong, anche se l'uomo si renderà conto che non vuole abbandonarla, essendo l'unica patria che lui abbia mai avuto: "Nessuno in realtà voleva tornare in Inghilterra. Hong Kong li aveva liberati, qui avevano un bel po' di soldi, e un tocco di esotismo, erano superiori. Tornare in patria rappresentava una sconfitta [...] Il fatto è che l'idea dell'Inghilterra era tanto più facile da sopportare quanto più si era lontani." Il cambiamento di prospettiva di Bunt è simboleggiato dai suoi sentimenti per Mei-ping, un'operaia con la quale fa regolarmente sesso e di cui, in seguito, si scopre innamorato. Ma Bunt è destinato alla sconfitta. Tutto quello che resta di un Hong Kong che per lui rappresenta un sogno dal quale non si è mai risvegliato è "una lieve vibrazione [...] nell'aria, come un'eco dopo che un suono formidabile è stato prodotto da un singolo strumento, quasi l'ultimo debole riverbero di un possente colpo di gong".
In un'epoca in cui la letteratura postcoloniale (cioè scritta dagli abitanti delle ex-colonie) è diventata LA letteratura, la letteratura di chi ha qualcosa di nuovo da dire, la letteratura delle periferie del mondo che prendono la parola dopo che il centro (USA/Europa) è collassato su sè stesso (almeno culturalmente) può essere interessante leggere un romanzo - forse l'ultimo - ancora "coloniale".
Da un punto di vista formale, il romanzo non presenta il minimo interesse, essendo scritto nel classico stile giornalistico tipico di tanti best sellers. In conclusione, Ultimi giorni a Hong Kong è una buona alternativa alla lettura di un saggio storico per capire cosa ha comportato uno degli ultimi importanti fatti storici del ventesimo secolo.

© Adriano Barone - per gentile concessione dell'autore

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