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IL RE E' TORNATO...,
di Luca Crovi
Vi sono molte leggende su Elvis. Alcune riguardano la sua
strana morte, altre la sua nuova vita. Nel mezzo sta quello
che ha descritto lo scrittore Joe R. Lansdale
in un romanzo breve intitolato Bubba Ho-Tep,
che verrà prossimamente pubblicato in Italia da Addictions
e dal quale è stato tratto un omonimo film di Don
Coscarelli con Bruce Campbell come
protagonista. Il film è stato uno degli elementi di
punta del recente festival Trieste dal giallo al noir
svoltosi a Trieste dal 30 al 31 maggio e si candida
a diventare ben presto un vero e proprio cult movie.
Le prime proiezioni al Toronto Film Festival, al Festival
del Cinema Fantastico di Bruxelles e al Festival del Noir
di Trieste hanno letteralmente sbalordito gli spettatori in
sala. Lansdale e Coscarelli sono infatti riusciti a creare
una piacevole mistura di rock and roll, humour
e horror tanto che il film negli Stati Uniti si è già
guadagnato i due prestigiosi Comedy Academy Award
come miglior horror-comico dell’anno, quello per la
miglior interpretazione assegnato a Bruce Campell (che sembra
nato per interpretare Elvis e ne riproduce a meraviglia sia
l’andatura che il modo roco di parlare) e quello per
la miglior sceneggiatura attribuito a Don Coscarelli. Ed essendomi
personalmente scarrozzato sino al Museo Revoltella di Trieste
per poter assistere all’anteprima notturna di questo
cult posso dirvi che nessuna delle vostre attese
resterà non appagata appena la pellicola verrà
distribuita in Italia. Bubba Ho-Tep è
stato girato a basso costo ma merita già di diritto
di essere schierato a fianco di classici come Un lupo
mannaro americano a Londra o Sospesi nel
tempo e ci auguriamo anche che il regista Don Coscarelli
(già resosi protagonista della fortunata saga di Phantasm)
riesca nell’impresa di trasporre al cinema anche un
altro classico lansdaliano come La notte del Drive
In.
Ma veniamo
anzitutto al racconto originale dal quale il film ha preso
spunto e del quale vi daremo di seguito un breve
assaggio in attesa che venga pubblicato in Italia da Addictions.
Joe R. Lansdale immagina che Elvis Presley non sia morto e
abbia scambiato con un suo sosia il proprio destino e che
viva ora in una casa di riposo, ossessionato dai ricordi del
suo successo, turbato da libidini sessuali, desideroso di
tornare in qualche modo sul palco a riesibirsi, inascoltato
dalle infermiere e dagli altri degenti che lo considerano
un pazzo e un visionario. Altrettanto matto è il suo
vicino di stanza John Fotzgerald Kennedy, un vecchietto che
è convinto di essere il celebre presidente degli Stati
Uniti, sopravvissuto all’attentato e trasformato dalla
Cia in un uomo di colore. J.F.K. sostiene che gli agenti dei
servizi segreti gli hanno rubato una parte del suo cervello
e che la custodiscono per esperimenti all’interno della
Casa Bianca, mentre il suo corpo è stato pigmentato
per impedirgli di poter dimostrare in qualche modo la sua
vera identità. I due arzilli vecchietti dovranno però
vedersela con un “matusalemme” più pestifero
e pestifero di loro: la mummia di Bubba Ho-tep che risvegliatasi
nelle acque del fiume adiacente al pensionato, decide di riappropriarsi
della propria vita nutrendosi dello spirito degli esseri umani
e che ha scelto come base per attaccare le sue vittime nientemeno
che i cessi della casa di riposo. Riuciranno Elvis e J.F.K.
a sconfiggere Bubba Ho-Tep e a rispedirlo all’inferno?
Di più non possiamo raccontarvi per mantenere un po’
di suspense, ma anche perché ci piace farvi
friggere a fuoco lento sulla graticola dell’attesa.
Possiamo solo aggiungere che vedrete Elvis combattere contro
scarafaggi giganti e dibattersi fra le lenzuola per difendersi
da sadiche infermiere… Per non parlare poi del duello
finale, in puro stile western con da una parte la decadente
mummia di Bubba Ho-Tep (con tanto di Stetson in testa e di
colt alla cintura) e dall’altra The Pelvis vestito di
bianco e munito di trespolino deambulante e l’inseparabile
J.F.K. in carrozzina elettrica. Il racconto originale e il
film si integrano a vicenda e Coscarelli è stato fedelissimo
al plot e ai dialoghi stesi da Lansdale mentre Cambpell
riesce a regarlarci una nuova icona del cinema horror-comico,
degna dell’Ash che l’ha reso famoso nel ciclo
de La Casa di Sam Raimi. Presente all’anteprima
di Trieste (alla quale è seguito un mini tour che ha
toccato le città di Cremona e Milano, dove ha avuto
occasione di presentare il romanzo Bad Chili,
ennesimo episodio della scanzonata serie noir dedicata
ai detectives per caso Hap Collins
e Leonard Pine) Joe R. Lansdale ha spiegato
al pubblico in sala le ragioni che l’hanno convinto
a dedicare un libro e quindi un film a un personaggio come
Presley: “Credo – ha dichiarato Big Joe –
che nessuno dei fans di Elvis sia mai stato contento della
sua morte. Una morte ingloriosa visto che è deceduto
sulla tazza del cesso. Una morte improvvisa, assurda che male
si lega con il suo mito. L’America e in particolare
il Texas (il paese nel quale sono cresciuto e vivo tutt’ora)
amano i miti e le leggende e quindi ho voluto regalare una
nuova vita e una nuova morte a Elvis. Una morte gloriosa per
quanto possibile. Mi piaceva anche l’idea di farlo incontrare
con un altro eroe del “sogno americano”: J.F.K.
Mi piaceva l’idea di farli incontrare, smentire la leggenda
secondo cui J.F.K. non amasse la musica di Elvis e soprattutto
mi piaceva che quest’ultimo si facesse raccontare dal
presidente qualche particolare piccante del suo rapporto con
Marilyn Monroe. Mia sorella ha conosciuto personalmente Elvis,
lavorando a lungo per la Sun Records per cui ho potuto attingere
anche a un “background familiare” per stendere
il mio folle Bubba Ho-Tep. Sì, avete
capito bene folle, perché non si può pensare
che sia una cosa normale vedere un Elvis Preslety di settant’anni
che fra le lenzuola è costretto a subire l’ingiuria
di un enorme bubbone che ha minato per sempre la su virilità.
Così come è folle pensare che nella stessa casa
di riposo dove è rinchiuso si aggirino altri vecchietti
convinti di essere Lone Ranger e John Dillinger. Troppo spesso
gli anziani ci vengono descritti come cose usate, andate a
male, dismesse, parcheggiate in un ricovero. Mi piaceva l’idea
di trasformarli in un pugno di eroi che potessero riscattarsi
con una grande missione. Una missione che riescono a compiere
nonostante la loro età e i loro acciacchi, combattendo
un essere più vecchio di loro: la mummia di Bubba Ho-Tep…
Sono molto contento del risultato del film, Don e e Bruce
hanno fatto un lavoro incredibile e credo che il film sia
molto divertente dalla prima scena all’ultima nonostnate
sia stato girato con pochi soldi e quasi nesssun effetto speciale.
E pensare che quando Don è venuto a chiedermi la possibilità
di adattare il mio racconto gli ho subito detto: “Hey
man, sei matto! Vuoi che io rubi i tuoi soldi? E’ impossibile
realizzare un film da quel racconto!” Sono riusciti
a stupirmi e i due sono così pazzi che adesso stanno
pensando di portare sullo schermo il mio La notte
del drive in… Dal canto mio ho quasi finito
di pensare al terzo capitolo della saga del Drive In e posso
anticiparvi che ne ho in cantiere anche un quarto, ma dovrete
pazientare un po’ per leggerli... prima devo portare
a termine altri progetti non meno visionari. Credo che ne
vedrete ancora delle belle!”.
BUBBA HO-TEP,
di Joe R. Lansdale
(anticipazione dal volume edito da Addictions,
traduzione di Sebastiano Pezzani, si ringrazia
Andrea G. Colombo per la concessione)
…Elvis
faceva fatica a pensare a se stesso o alla vita in un contesto
che non fosse la fogna, visto che spesso era troppo stanco
per evitare di farsela addosso nel sonno, svegliarsi in un
mare di piscio o di merda, in attesa che le infermiere o gli
assistenti venissero a pulirgli il culo. In quel momento se
ne rese conto. Tutto d’un tratto si accorse che erano
anni che lo davano per morto…
…Elvis chiuse gli occhi e pensò che si sarebbe
svegliato da un brutto sogno ma così non fu. Riaprì
gli occhi lentamente e vide che si trovava ancora dov’era
prima e che le cose non erano migliorate. Si sporse in avanti
e aprì il cassetto del comodino e ne estrasse uno specchietto
rotondo e si guardò.
Era uno spettacolo orrendo. Aveva i capelli bianchi come il
sale ed era terribilmente stempiato. Aveva delle rughe profonde
abbastanza per nascondere dei lombrichi in tutta la loro lunghezza,
quelli grandi, quelli che strisciavano di notte. Le labbra
carnose non erano più carnose. Sembravano la pappagorgia
di un bulldog, dal tanto che sbavava. Si trascinò la
stanca lingua da una parte all’altra delle labbra per
asciugarsi la bava e si accorse, guardandosi allo specchio,
che gli mancavano un bel po’ di denti.
Maledizione! Come aveva fatto il Re del Rock’n’Roll
a ridursi così?...
…Entrò l’infermiera dalla carnagione color
cioccolato e dalle tette come pompelmi. La sua uniforme bianca
emetteva lo stesso crepitio di quando si fanno le carte. Sulla
sua testa il cappellino da infermiera aveva una inclinazione
che la diceva lunga sul suo amore per l’umanità,
sul fatto che guadagnasse bene e prendesse l’uccello
regolarmente. Sorrise a Callie e poi a Elvis. “Come
sta oggi, Signor Haff?”
“Bene” disse Elvis. “Ma preferirei mi chiamasse
Signor Presley, oppure Elvis. È una vita che glielo
ripeto. Non mi faccio più chiamare Sebastian Haff.
Non cerco più di nascondermi.”
“Certo”, disse la bella infermiera. “Ne
ero al corrente. Me l’ero scordato. Buon giorno, Elvis.”
La sua voce grondava sciroppo di sorgo. Elvis avrebbe voluto
colpirla con la padella.
L’infermiera si rivolse a Callie: “Non lo sapeva
che abbiamo una celebrità qui, Signorina Jones? Elvis
Presley. Lo conosce, vero? Il cantante di Rock’n’Roll…”
“L’ho sentito nominare” Callie disse. “Pensavo
fosse morto.”
Callie tornò alla cassettiera e si accucciò
per lavorare vicino al cassetto più basso. L’infermiera
guardò Elvis e sorrise di nuovo ma si rivolse a Callie.
“In effetti Elvis è morto e il Signor Haff lo
sa bene. Non è vero, Signor Haff?”
“No, cazzo!” sbottò Elvis. “Sono
qui. Non sono morto, non ancora.”
“Senta, Signor Haff, non ho niente contro il fatto di
chiamarla Elvis ma mi sembra che lei abbia le idee un po’
confuse oppure che le piacciano i giochini. Lei era un sosia
di Elvis. Se lo ricorda? È caduta dal palco e si è
rotta l’anca. Quand’è stato…, vent’anni
fa? Si è preso un’infezione ed è stato
in coma per alcuni anni. Quando è uscito dal come…,
aveva qualche problemino.”...
…Ero stanco di tutto. La donna che amavo, Priscilla,
se n’è andata. Le altre donne…, erano solo
donne. La musica non la sentivo più mia. Nemmeno io
ero più me stesso. Ero solo un fantoccio. Gli amici
mi stavano spremendo come un limone. Me ne sono andato e non
mi è dispiaciuto. Ho lasciato tutti i soldi a questo
Sebastian, ad eccezione di una riserva che potesse sostenermi
se me la fossi vista brutta. Io e Sebastian abbiamo fatto
un patto. Se fossi voluto tornare, lui me lo avrebbe permesso.
Era tutto scritto in un contratto, nel caso volesse fare il
furbo, nel caso si affezionasse troppo alla mia vita. Il fatto
è che la mia copia del contratto è andata persa
nell’incendio…
…Cantavo come ai vecchi tempi. Facevo delle canzoni
nuove. Canzoni scritte da me. L’attenzione che ricevevo
era su scala ridotta ma mi piaceva. Le donne si gettavano
tra le mie braccia immaginando di stare tra le braccia di
Elvis solo che io ero davvero Elvis e giocavo a fare Sebastian
Haff che gioca a fare Elvis… Non mi dispiaceva affatto.
Non me ne fregava niente se si era bruciato il contratto...
Poi ho avuto l’incidente... Stavo cantando Blue Moon,
ma mi è uscito il bacino. Era un po’ che avevo
dei problemi col bacino…
…Ed era sostanzialmente vero. Se l’era lussato
facendo l’amore con una vecchia signora dalla chioma
bluastra che si era fatta tatuare la parola ELVIS sul culo
grasso. Non era riuscito a trattenersi e se l’era scopata.
Assomigliava a sua mamma Gladys…
…”Come stavo dicendo, avevo messo da parte un
po’ di soldi nell’eventualità di una malattia,
o altre cose del genere. È con quei soldi che mi sto
pagando la degenza”…
…“La vuol sapere una cosa, Elvis?” disse
l’infermiera carina. “Qui abbiamo anche un Signor
Dillinger. E un Presidente Kennedy. Dice che la pallottola
l’ha solo ferito e che il suo cervello è conservato
in un barattolo di vetro alla Casa Bianca”…
…Nell’ala più lontana della casa di riposo,
la Vecchia Signora McGee, meglio nota da quelle parti come
La Cantante di Yodel, si lasciò andare in uno dei suoi
famosi gorgheggi (asseriva di aver cantato in un’orchestra
Country & Western da giovane) per poi smettere bruscamente.
Elvis manovrò il demabulatore e proseguì. Era
una vita che non metteva piede fuori dalla sua stanza. A dire
il vero non era praticamente mai sceso dal letto. Quella sera
si sentì tonificato perché non aveva pisciato
nel letto e così sentì quel suono nuovamente,
il ragno nella scatola piena di ghiaia. (Un bel ragnaccio.
Una bella scatola. Un bel po’ di ghiaia.) Capire da
dove proveniva quel suono gli diede qualcosa da fare…
Passò accanto alla camera di Jack McLaughlin, il tizio
che era convinto di essere John F.Kennedy e che pensava che
il suo cervello stesse alla Casa Bianca e che fosse caricato
a batterie. La porta della stanza di Jack era aperta. Elvis
mise diede una sbirciata proseguendo. Sapeva fin troppo bene
che Jack non avrebbe avuto molta voglia di vederlo. A volte
accettava Elvis in quanto vero Elvis e, quando lo faceva,
era spaventato e diceva che Elvis era il mandante del suo
assassinio… Per lo meno lui a Elvis gli assomigliava:
un Elvis invecchiato e malato. Jack era afroamericano –
sosteneva che l’autorità costituita lo avesse
tinto di nero per tenerlo nascosto – e Mums era una
donna convinta di aver subito un intervento che le aveva cambiato
il sesso.
Cristo santo! Era un ospizio o un manicomio?...
… Forse sarebbe valsa la pena di stare al gioco fino
in fondo, anche se avesse significato giocarci con un negro
che era convinto di essere John F. Kennedy e che credeva che
una mummia egizia infestasse i corridoi della casa di riposo,
scrivesse dei graffiti sui divisori del bagno, togliesse l’anima
delle persone succhiandogliela dal buco del culo, la digerisse,
e la cagasse nel cesso degli ospiti…
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