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LA "VEDOVA" DI SAINT PIERRE...

L'AMORE CHE NON MUORE (La veuve de Saint Pierre), regia di Patrice Leconte, con Daniel Auteuil, Juliette Binoche, Emir Kusturica; fotografia: Eduardo Serra; sceneggiatura: Claude Faraldo; distribuzione: Key Films; produzione: Francia, 2000; commento: ****

Emozionare. E' questo il bello del cinema e la capacità del grande regista: non si deve ricercare l'originalità a tutti i costi, bensì avere la capacità di "emozionare" gli altri attraverso la propria visione soggettiva, anche narrando qualcosa di già trattato, come la pena di morte e l'amore romantico. Il francese Patrice Leconte (Il marito della parrucchiera, Tango, La ragazza sul ponte) è uno dei pochi autori contemporanei in grado di darci questa rara sensazione e con L'amore che non muore ci regala il primo film di qualità di questa stagione cinematografica, caratterizzata da una mediocrità imperante.
Siamo a Saint Pierre. Una sperduta isola tra Canada e Terranova, ancora sotto il dominio francese nel 1850, nonostante la Repubblica avesse già da tempo dovuto cedere agli inglesi il territorio canadese. Il marinaio Auguste Neel, ubriaco dopo una notte di bagordi uccide un povero pescatore. reo confesso, viene condannato alla pena capitale. Ma Saint-Pierre non ha una ghigliottina (che nell'antico dialetto francese veniva chiamata "la vedova", da qui il titolo originale del film, molto più appropriato della scellerata traduzione italiana) e nell'attesa che questa venga spedita dalla Francia, Neel è affidato alla custodia del Capitano della guarnigione. Sua moglie, una donna di grande umanità e molto moderna per I tempi si interessa al caso umano.
E' questo l'incipit di un racconto giocato su più piani emotivi. Da un lato una denuncia, asciutta, durissima e priva di retorica, sull'insensatezza della pena di morte, per la quale - come si dice nel film - si condanna un uomo per poi giustiziarne un altro. Dall'altro l'"amour fou" tra il capitano e sua moglie, una sorta di intesa totale tra due esseri umani che non si ferma di fronte alle conseguenze più estreme. Lungo i binari di questa duplice tematica si muovono personaggi di rara originalità. Juliette Binoche è Madame La ("La" sarebbe l'abbreviazione di "La capitaine", come viene soprannominata la donna in quanto moglie adorata e protetta del capitano di guarnigione), un'anima sensibile e appassionata cfhe prende a cuore la vicenda del condannato a morte.
Il regista Emir Kusturica è il pescatore Auguste Neel: sconcerta per la dedizione disinteressata di un condannato che non chiede di redimersi ma di essere utile alla comunità.
Ma il personaggio di maggiore impatto è senza dubbio il comandante della guarnigione: un eccellente Daniel Auteuil - forse nel ruolo più bello finora interpretato nel su pur ricco repertorio - incarna l'uomo forte, seducente, sincero, dominatore di tutte le situazioni che affronta. La sua forza e l'amore incondizionato e incommensurabile per la sua sposa che non trova eguali, portano le altre donne del villaggio a dire: -"Basta un suo sguardo per far cornuti tutti i nostri mariti" . Quanti uomini possono fregiarsi di questa capacità? Una menzione anche per la limpida fotografia del portoghese Eduardo Serra, che ritaglia quadri e cornici con sfondi paesaggistici incastonati tra gli spazi architettonici del piccolo agglomerato urbano.

© Marco Ferrari - per gentile concessione dell'autore

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