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IL LADRO DI BAMBINI  
Regia di Gianni Amelio. Interpreti: E. Lo Verso, V. Scalici, F. Darel, G. Ieracitano. IT, 1992

Vincitore del premio speciale della giuria al Festival di Cannes 1992, "Il ladro di bambini" e' un film di grande intensita' drammatica, incentrato sul problema del maltrattamento e della prostituzione dei minori, argomento spesso trascurato dai mass media e dall'opinione pubblica. Dopo un avvio a tratti eccessivamente lento, il film decolla, assumendo un'impostazione neorealistica come non la si vedeva dai tempi di De Sica e Rossellini: la drammaticita' delle vicende dei protagonisti e' illustrata in maniera lineare e asciutta, senza alcuna retorica o finzione. E' un film che colpisce il cuore dello spettatore: si e' coinvolti emotivamente durante la proiezione e spinti alla riflessione all'uscita dal cinema.
Gianni Amelio, dopo l'ottimo
Porte Aperte, si conferma come uno dei registi di punta del cinema italiano con un'opera che, insieme a Una storia semplice di Emidio Greco, rappresenta il meglio della produzione italiana della stagione cinematografica 1991-'92.
Gli interpreti sono tutti molto bravi:
Enrico Lo Verso nella parte del carabiniere Antonio è un esempio di forza e di integrita' morale in un mondo dove tutti i valori sono allo sfascio. Nonostante il suo carattere burbero e introverso, egli riesce a creare un rapporto umano con due bambini diventati troppo presto grandi. Valentina Scalici e Giuseppe Ieracitano con i loro sguardi comunicano molti piu' sentimenti di quanti se ne potrebbero esprimere con le parole.
Da ricordare: 1) la sequenza della spiaggia con l'inquadratura fissa sulla strada dove passano dei turisti in bicicletta; 2) la sequenza in cui il maresciallo dei carabinieri ordina ad Antonio di consegnargli il tesserino; 3) la sequenza finale, con i due bambini seduti sul marciapiede, ripresi di spalle.


LAMERICA 
Regia di Gianni Amelio. Interpreti: Enrico Lo Verso, Michele Placido, Carmelo Di Mazzarelli, Piro Milkani, Sefer Pema.
IT, 1994

Due faccendieri italiani sbarcano in Albania con l'intento di impiantare una fabbrica fantasma e ottenere i contributi dallo Stato italiano; ma il loro progetto e' destinato a fallire e Gino (
Enrico Lo Verso), rimasto sul posto per seguire le pratiche, finira' travolto dalla miseria di un paese sull'orlo del baratro che guarda all'Italia delle tv commerciali come a un paradiso terrestre. Gianni Amelio (I ragazzi di via Panisperna, Porte aperte, Il ladro di bambini) e' ritornato al neorealismo delle origini, privo della retorica populista dei poveri ma belli. Nel film la poverta' e' devastante e di bello non c'e' proprio nulla: in un'Albania che cade a pezzi, si agita un'umanita' priva di valori come dell'acqua potabile che mitizza realta' effimere: la scena del bar affollato di gente che guarda alla tv OK il prezzo è giusto, condotto da Iva Zanicchi su Canale 5, come se assistesse a una messa e' agghiacciante, non meno di quella del camion stracarico di albanesi diretti a Durazzo che cantano Toto Cutugno.

IL LEONE DEL DESERTO (The Lion of the Desert)
Regia di Moustapha Akkad. Interpreti: Anthony Quinn, Irene Papas, Oliver Reed, Rod Steiger, Raf Vallone, Gastone Moschin, John Gielgud. Libia, 1980

A proposito di film maledetti, boicottati, scomodi e duellanti contro il conformismo del "sistema" (parola abusata ma adatta alla circostanza), questa recensione riguarda un film che in Italia e' proibito: si tratta de "Il leone del deserto". Ambientato tra il 1931 e il 1933, durante l'occupazione italiana della Libia (Mussolini - qui interpretato da Rod Steiger - desiderava "un posto al sole") il film racconta la resistenza che i partigiani libici, comandati da un maestro delle scuola elementare di un piccolo villaggio, opposero al nostro esercito invasore, guidato dal generale Graziani (
Oliver Reed). Eroe del popolo libico e protagonista del film è Omar El Mukhtar - magistralmente interpretato da Anthony Quinn - soprannominato appunto "il Leone del deserto": un maestro di scuola di rara saggezza che dimostro' grandi doti di strategia militare, al punto che gli italiani incorsero in piu' di una sconfitta prima di sconfiggerlo per assoluta superiorita' di uomini e mezzi.
Pur trattandosi di una produzione ad alto budget, che annovera nel cast attori di primo piano (Anthony Quinn, Rod Steiger, Sir John Gielgud, Oliver Reed, Irene Papas, Raf Vallone, Gastone Moschin) in Italia ne e' stata vietata "ufficiosamente" la circolazione perche' il film sfata lo stereotipo dell'italiano buono e caritatevole, sempre pronto ad aiutare i fratelli vicini. A cinquant'anni di distanza non siamo ancora in grado di riconoscere che in quel frangente ci siamo comportati come la stragrande maggioranza dei paesi invasori: a questo proposito, gli americani con il Vietnam potrebbero tenerci dei corsi di autocritica!
Da ricordare: alcune delle scene che in Italia non vedremo mai:
1) la compagnia di camicie nere, al comando di Gastone Moschin, che, approfittando dell'assenza di Omar El Muktar e dei suoi uomini, invadono il suo villaggio, bruciano le provviste e i campi coltivati, avvelenano i pozzi e uccidono vecchi e feriti;
2) la decimazione (mediante colpo di pistola alla nuca) degli abitanti del villaggio ad opera di un tenente dell'esercito italiano di un colonnello italiano;
3) l'impiccagione di una donna libica, accusata di essere una ribelle agli ordini di El Muktar;
4) i ribelli libici, a piedi, che vengono schiacciati dai carri armati e dalle autoblinde italiani;
5) le condizioni ridicole e inaccettabili che i diplomatici italiani propongono a El Muktar al tavolo delle trattative;
6) la figura del colonnello Dionigi (Raf Vallone), che comprende la causa libica: è una figura cinematograficamente importante perché evita lo stereotipo della divisione manichea tra libici buoni e italiani cattivi rato su persone disperate, che cercano di sopravvivere in un mondo sovraffollato in cui non c'è futuro. Unico neo, la fastidiosa presenza di Michele Placido, come sempre sopra le righe, che fortunatamente esce di scena dopo un quarto d'ora dall'inizio del film.


LUCKY STAR (The Lucky Star)
Regia di Max Fisher. Interreti: Brett Marx, Rod Steiger, Louise Fletcher, I. Mejias. CAN-OLA, 1980

1940: David Goldberg e'un ragazzo ebreo di 13 anni che vive ad Amsterdam e ha una sfrenata passione per i film western. Il suo idolo e' lo sceriffo, tutore della giustizia, che non teme la morte perche' consapevole che non si puo' uccidere cio' che egli rappresenta. l'arrivo dei tedeschi in citta' segna la fine della sua famiglia; David, salvatosi casualmente, fugge e trova ospitalita' presso la proprietaria di una fattoria, dove ritrova il paesaggio western sempre sognato. Ma la Wehrmacht incombe: David è costretto a portare la stella gialla da giudeo. Il ragazzo pero' ne è entusiasta, perché nel suo mondo di giochi essa e' la stella dello sceriffo, al punto da arrivare a far prigioniero un colonnello tedesco. David vorrebbe portare il "fuorilegge" sotto processo, ma l'utopistico progetto sfuma e si giunge ad un finale da western classico con il duello tra lo sceriffo buono e i cattivi.
Realizzato da Max Fisher, regista un tempo egittologo e con un passato di film sperimentali, Lucky Star è una dolcissima favola, con sfumature ora di realta', ora di leggenda. Molto poetica e' in particolare la prima parte, nella quale si fa conoscenza con David e si assiste al suo esodo. David e' interpretato dal bravo Brett Marx con una carica di vitalita' e di spontaneita' non indifferenti. Ma la figura più significativa e' interpretata da Rod Steiger, nella parte del colonnello della Wehrmacht: l'uomo si rende conto di essere di fronte a un ragazzino che vive il suo sogno e sfoghera' tutta la sua rabbia contro i propri soldati quando questi faranno fuoco. Va ricordata anche Louise Fletcher (Qualcuno volo' sul nido del cuculo) nel ruolo della vedova che ospita David. Il film è vincitore di tre Genie (Oscar canadesi) per musica, montaggio e sceneggiatura.
© Marco Ferrari - per gentile concessione dell'autore

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