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sezione cinema
di Liberation |
LA COMUNIDAD
- Intrigo all'ultimo piano (LA COMUNIDAD) Regia di Alex De La Iglesia;
con Carmen Maura, Eduardo. Antuña ; Anno: 2000;
Produzione: Spagna; distribuzione: Nexo; commento: **
1/2
In un fatiscente
condominio - microcosmo autonomo catalizzatore dei lati peggiori dell'uomo
- l'agente immobiliare Carmen Maura trova la vincita al Totocalcio
di un anziano inquilino recentemente defunto. La sua vita sembrerebbe
a una svolta se non fosse per gli altri condomini, che per anni hanno
atteso la morte del vecchio e che sono disposti a tutto pur di entrare
in possesso del tanto agognato tesoro. Questo é l'incipit del grottesco
film di Alex De La Iglesia (Azione mutante, El dia de
la bestia), regista emergente e pretenzioso del nuovo cinema spagnolo,
che, tuttavia, riesce a mettere in sequenza situazioni già viste
- scopiazzando a più riprese lo stile di Almodovar - per
poi precipitare nel finale. Carmen Maura é sempre brava
ed é grazie a lei che il film, complessivamente, si lascia vedere.
Peccato perché il soggetto era interessante e, nelle mani di un
altro sceneggiatore e di un regista più bravo, se ne poteva trarre
un film interessante.
©
Marco Ferrari - per gentile concessione dell'autore
Una commedia nera, un thriller grottesco, comunque un peto in viso al
"politically correct", propugnato o strisciante, di tanti blockbuster
hollywoodiani, La Comunidad - Intrigo all'ultimo piano è la più
recente fatica di Alex de la Iglesia, ex enfant terrible del nuovo
cinema spagnolo, ex pupillo di Pedro Almodóvar, già
noto (?) al pubblico italiano per i peraltro mediocri Acción
mutante (1993) e El dìa de la bestia (1995). In un condominio
nel centro di Madrid, Julia, intermediario immobiliare, prende possesso
di un appartamento sfitto per farne il nido d'amore dei propri incontri
romantici con un poco aitante compagno di letto. Ma i condòmini
tramano per impossessarsi della vincita miliardaria al totocalcio dell'anziano
inquilino dell'ultimo piano...
E non è certo la facile metafora dell'attuale crisi politica ed
economica spagnola a rendere memorabile il film, né le scelte registiche,
spesso incerte, di de la Iglesia; eppure il film, pur con brusche virate
di registro, è tutt'altro che sgodibile. In primo luogo per la
grande prova di Carmen Maura, già attrice-feticcio del solito
padre-padrone-padreterno del cinema madrileno Almodóvar, in grado
di reggere la scena -e le sorti del film- su un copione che dà
l'impressione di seguire a braccio, affidandosi a una recitazione di almeno
due spanne sopra le righe. E poi, su tutto, un'atmosfera macabra, malata,
claustrofobica, venata da humor nero, che porta alla memoria altri film
-e altri condomìni e altri condòmini- non certo della celebre
serie inaugurata da Sam Raimi o dei suoi epigoni (anche caserecci),
bensì come l'inquietante (quello sì)L'inquilino del terzo
piano di Polanski (1976) o il sottovalutato Apartment Zero di Martin
Donovan (1988).
©
Glauco Guardigli - per gentile concessione dell'autore
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