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 The Mark of Kri
Piattaforma: Playstation 2
Genere: Picchiaduro a scorrimento strategico
Prodotto da: Sony computer entertainment
Sviluppato da: SCEA
Distribuito da: Sony Computer Entertainment italia
N° Giocatori:
1
Note: Supporta Dual Shock



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Altri barbari massacratori da provare:
Barbarian ­ The Ultimate Warrior Axe (Commodore 64 ­ Palace Software, 1987)
Golden Axe (Arcade ­ Sega, 1989)

THE MARK OF KRI: RAU IL BARBARO

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Ripenso spesso ai motivi che mi hanno spinto in queste lande pericolose. La leggenda narra che, durante la prima era, alcuni stregoni malvagi crearono un ignobile e potente incantesimo il quale, una volta enunciato, avrebbe consentito al mondo delle tenebre di congiungersi al nostro, recando terrore, distruzione e morte. Alcuni Dei sconfissero gli stregoni e divisero l’incantesimo in sei parti, affidandone la custodia ad altrettante famiglie umane. Purtroppo, dopo lunghi anni, il nefasto sortilegio sta per essere riunito. Io sono qui per impedirlo. Ma non è solo questo che mi spinge alla pugna, è anche la mia sete di avventura, la voglia di combattere, la necessità di sentire l’odore del sangue, le voci lamentose dei dilaniati che implorano pietà, le ossa che si spezzano sotto i miei possenti colpi. Perché io sono Rau: il barbaro!

Non è più il momento di riflettere, è ora di agire. L’orizzonte mi rivela la presenza di un nemico, lo scorgo appena, si è appostato dietro quel muro pensando di sorprendermi. Illuso. Il mio maestro e mentore Baumusu, mi insegna mille trucchi prima di avventurarmi in ogni azione. Oltre ad allenarmi passo passo nell’apprendere ogni sorta di arte guerriera , mi sfida a metterne in pratica di diverse in ogni avventura, con la promessa di ricompense sempre differenti: nuovi trucchi e costumi, arene in cui battermi con schiere di avversari da sconfiggere nel minor tempo possibile oppure da sterminare in quantità entro un determinato limite di tempo. Torniamo a noi. Ormai l’avversario è a pochi passi da me. Nonostante la mia mole e la forza bruta che mi contraddistingue in battaglia, so muovermi anche silenziosamente. Emano la mia aura tramite lo stick analogico destro e punto il mio avversario, la croce lampeggiante che appare sulla sua testa non è solo la rappresentazione del tasto da premere sul controller, ma anche un’anticipazione del suo misero destino. Ecco, ora ha smesso di lampeggiare, questi saranno i tuoi ultimi secondi di vita, uomo! Sbuco di scatto da dietro l’angolo, il respiro del mio avversario si strozza in gola; colgo stupore e terrore nel suo sguardo. Sono attimi velocissimi. Gli cingo il collo e lo porto nel punto cieco, al riparo dalla vista di altre sentinelle. La sua vita è nelle mie possenti mani. Penso a come finirlo. Potrei appenderlo al muro trafiggendolo con la spada oppure spezzargli al volo il collo. Potrei spappolargli il cranio sbattendolo violentemente contro la parete o raggiungere lo stesso risultato tramite un paio di colpi ben assestati con l’elsa. Penso che opterò per qualcosa di meno coreografico ma immensamente più in linea con la mia abilità stealth, lo butto a terra, istantaneamente poggio la punta dell’arma sulla sua gola. Hai il mio perdono uomo. La spada scivola liscia, pare un tutt’uno con il suo respiro che si affievolisce.

Non è facile muoversi in questi posti ostili. Lussureggianti giungle, dove artefatti di foggia Maya si mischiano ai templi Kmehr cambogiani. Castelli presi di peso dalle architetture del Giappone feudale, fortificazioni sorte su palafitte ed ancestrali necropoli che nulla hanno di umano. Tutte ambientazioni favorevoli ad arroccarsi in difesa e difficili da espugnare. Fortunatamente posso contare sull’apporto fondamentale di Kuzo, il fedele corvo che vive con la mia nobile stirpe da prima che nascessi. Egli ha sviluppato con me una sorta di empatia. Kuzo è i miei occhi per vedere da punti che altrimenti mi sarebbero preclusi ed è la mia mano per compiere azioni in posti a me inaccessibili. Mi è indispensabile per pianificare le mie mosse, infatti la prima regola di un nobile guerriero è quella di evitare il combattimento ogni volta che è possibile. Quand’anche venissi scoperto e una moltitudine di avversari si scagliasse contro di me, non avrei comunque il minimo timore. Questi vigliacchi attaccano in massa, sperando di nascondere la loro debolezza nel numero. Grazie al mio innovativo sistema di combattimento ne posso tenere a bada fino a nove contemporaneamente. Esso consiste nel perfezionamento del locking system reso famoso dal coraggioso Link, di cui si narrano le gesta in Legend of Zelda: Ocarina of time ed è destinato ad entrare nella storia videoludica. Con lo stick analogico destro posso agganciare gli avversari, ai quali verrà assegnato un tasto del controller (nell’ordine: croce, quadrato e cerchio) in questo modo i miei movimenti saranno sempre relativi agli avversari agganciati e mi basterà premere il tasto corrispondente per scatenare la mia furia sull’obiettivo prefissato. Assistete ad uno dei miei scontri e vi assicuro che non ve ne pentirete. Grazie a tre diverse armi, spada, taiaha (una sorta di tozza lancia) e scure, apprendendo il giusto tempismo posso scatenare un uragano di violenza contro le forze del male. Gli avversari accusano con evidenza ogni colpo a segno, il loro corpo si ricopre di ferite fino alla definitiva sconfitta. Gli arti volano, le teste rotolano grondando sangue copiosamente e quando qualche derelitto si trascina implorando la fine delle sue sofferenze la mia decisione è inappellabile. Gli altri scherani rimangono sconvolti dalla mia prova di forza. Questo è il momento giusto, la debolezza si è impossessata di loro per un attimo, fatale, un altro paio di fendenti combinati con forza e al suolo non rimane che l’evidenza della miseria umana.

Al placarsi della battaglia quando il cinguettare degli uccelli si rimpossessa della scena, una domanda si fa strada nella mia mente. Sarà per rendere più sopportabile la violenza degli scontri che i (game)Dei(signers) hanno affidato la mia forma a dei disegnatori della Disney? Mi aggiro per le lande con movenze perfette, il mio aspetto non può che far palpitare il cuore delle donzelle ed entusiasmare gli uomini che mi demanderanno la volontà delle loro azioni. Anche i miei avversari sono convincenti e miglioreranno via via che la narrazione si evolverà. Tutto ciò che mi circonda è reso in maniera minimale, teso alla sintesi estrema. Mi duole ammettere , che se alcune volte questo stile assolve il suo compito egregiamente, in generale, il risultato che se ne ricava è molto discontinuo. A tratti sembra che un malvagio sortilegio mi abbia riportato indietro nel tempo, alle texture e al numero di poligoni propri della PSOne. L’incedere del viaggio non è esente da difetti, qua e là appaiono dei fenomeni di pop-up e pesante fogging; in un particolare momento delle mie avventure mi sono addirittura imbattuto in alcuni imbarazzanti bug: certo non hanno compromesso le mie gesta, ma erano davvero troppo evidenti per sottacerli. Inoltre se tutta l’avventura è caratterizzata da una continua evoluzione del proprio sapere per poi concretizzarlo nel vivo dell’azione, mi rammarico che gli Dei non abbiano voluto concedermi una missione dove la maturazione potesse culminare in una pratica libera della mia conoscenza.

E’ piacevole pensare che una volta concluse con profitto le mie fatiche potrò godere dei doni conseguiti recuperando artefatti nascosti, concludendo tutte le sfide che Buamusu mi indicherà e completando gli obiettivi propri delle arene. Così avrò nuovi costumi adatti ad ogni tenzone, potrò gonfiare il petto godendo dei filmati di cui sono stato protagonista nel dipanarsi del racconto o, ancora, deliziarmi con artwork in puro stile Disney ispirati alle mie gesta. Sarà, inoltre, sempre possibile ripercorrere i vari livelli, nel caso avessi la sensazione di essermi perso qualcosa o volessi riprovare quelle emozioni. Niente male come ricompense. Ma forse, a fronte di tutto ciò, di gloria e onore, avrei preferito altre battaglie nelle quali mettermi alla prova ancora una volta. Solo così sarei potuto diventare da leggenda a mito. Perché io sono Rau: il barbaro!

Voto: ****

Davide Pettani


©
Davide Pettani 2003
immagini di The Mark of Kri © Sony Computer Entertainment 2003
© drive magazine 2003