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KING
DIAMOND
Apprezzato in Europa e in America, ma largamente sottovalutato
in Inghilterra, King Diamond è stato oggetto in passato
di critiche controverse, sia per le sue dichiarate posizioni
sataniste che per la povertà del suo, malgrado tutto,
ambizioso spettacolo dal vivo. Il guaio che il rocker danese
non mai stato capace di tradurre le sue visioni e ambizioni
musicali in un credibile spettacolo da palco, riuscendo il
più delle volte a proporre soltanto una sorta di teatrino
horror rock ingenuo e un po' kitsch. Peccato,
perchè certe invenzioni felicemente macabre di Diamond,
sviluppate efficacemente su disco, avrebbero potuto meritare
una messa in scena decisamente più consona e dignitosa.
Nati nel 1985 dalle ceneri dei gloriosi Mercyful
Fate (v.),
King Diamond e la sua band, in cui spicca la coppia di axe
men formata da Andy la Rocque e Pete Blakk,
hanno fin dagli inizi perseguito un interesse viscerale per
l'occulto e il satanismo. Ossessionato dalla formula del concept
album, l'unica in grado, apparentemente, di dare corpo al
suo personale immaginario gotico e orrorifico, il cantante
ha più volte tentato di imporre la suprema e definitiva
"horror rock opera", con esiti decisamente alterni. Priva
infatti dell'estro di un Alice
Cooper (v.)
e troppo impegnata, a livello vocale, ad abusare di tonalità
in falsetto che non sempre risultano appropriate, la personalit
egocentrica del cantante soffoca spesso la creatività
dei membri del gruppo, riducendoli a semplici esecutori di
partiture altrui. Fatal Portrait (1986) stabilisce
una volta per tutte lo scenario entro cui si muoverà
il gruppo negli anni a venire. Influenze dark e doom, mutuate
dal verbo sabbathiano e dalla mai dimenticata esperienza con
i Mercyful Fate, percorrono il rock kinghiano, accompagnandosi
a testi suggestivi e a un discreto gusto compositivo. Le tappe
successive, Abigail (1987) e Them (1988), confermano
una tendenza creativa fresca e originale, che si interrompe,
però, bruscamente con il deludente Conspiracy
(1989), un album ripetitivo e frustrante, infarcito di barocchismi
e momenti scontati. L'apparizione di The Eye, un album
che segna l'abbandono della saga infinita di Them,
sembra riaccendere le speranze in un ritorno ai fasti del
passato. Peter Blakk e Andy La Rocque, ancora
compagni fedeli di Diamond, creano atmosfere varie e lugobri
in pezzi come One of the Witch e la teatrale The
Trail, e conducono gli attacchi speed di Burn
e Behind Those Walls, che vengono interrotti dall'intermezzo
acustico di Insanity. Il contenuto dei testi relativi
alla storia, ancora una volta strutturata come concept album,
sono rigorosamente ripresi dalla realtà storica, come
specificato nella cover interna, e si riferiscono ad episodi
occorsi intorno all'anno 1450, durante il funesto periodo
dell'lnquisizione in Francia. Al disco sembra aver fatto seguito
una lunga pausa di riflessione, dalla quale il cantante è
emerso soltanto nel 1992, con l'uscita del live In Concert,
pubblicato per espressa volontà del musicista. Nelle
note introduttive Diamond confessa di aver ritrovato questi
nastri risalenti all'87 soltanto il 7 luglio 1992. Racconta
inoltre che le suddette registrazioni erano misteriosamente
archiviate in uno scrigno coperto di ragnatele. Il disco riporta
alcune registrazioni risalenti a cinque anni fa, durante il
tour fatto per promuovere l'album Abigail, e rappresenta
un'ottima occasione per ripercorrere le date più salienti
della carriera del cantante. Appaiono dunque brani come Abigail,
Faal Portrait, Family Ghost, Arrival ed altri appartenenti
al vecchio repertorio dei Mercyful Fate, tra cui i mitici
Don't Break the Oath e Come to the Sabbath.
Oggi, purtroppo, il tempo non è più dalla parte
del vecchio King: il suo heavy metal tenebroso e pesante,
dominato dal suo inconfondibile gusto vocale un po' retro,
appare ormai irrimediabilmente superato dagli alfieri della
nuova musica estrema, i campioni del grind e del death. Nuovi
demoni, insomma, ben più temibili dei vecchi fantasmi
tanto cari a questo memorabile personaggio.
Per finire, una piccola nota curiosa: sulle copertine dei
dischi di Diamond appare sempre la croce ortodossa capovolta,
con il simbolo matematico dell'infinito. Ma niente di tutto
questo ha a che fare con il satanismo. Si tratta, invece,
secondo l'autorevole parere di Steve Sylvester, del
simbolo di iniziazione a uno dei gradi più alti del
"Memphis Mizraim", un ordine iniziatico cabalistico
di stampo massonico/ebraico oggi estinto ma che, molti anni
fa, fece proseliti anche in terra danese...
Formazione:
King
Diamond: v / Andy La Rocque: ch / Peter
Blakk: ch / Hal Patino: bs / Snowey Shaw:
bt
Discografia:
Fatal
Portrait (Roadrunner),
1986; Abigail
(Roadrunner),
1987; Them (Roadrunner), 1988;
The Dark Sides
(Roadrunner), 1988, antologia con inediti;
Conspiracy
(Roadrunner),
1989; The
Eye (Roadrunner),
1990; A
Dangerous Meeting (Roadrunner), 1991, antologia;
In
Concert (Roadrunner),
1992, live
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