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KAPPA MAGAZINE N.100: UN TRAGUARDO IMPORTANTE... di Adriano Barone

Era il lontano luglio 1992 quando fece la sua apparizione nelle edicole italiane Kappa Magazine n.1, che presentava al pubblico italiano Squadra speciale Ghost di Masamune Shirow, 3x3 occhi di Yuzo Takada e Oh, mia dea ! di Kosuke Fujishima, e, all'interno della sezione informativa Anime, una serie di interessantissimi articoli, tra cui uno su Gundam e uno su Guyver.
Si trattava di una scommessa: presentare al pubblico italiano manga tradotti e adattati direttamente dal giapponese e non mediati dalle versioni americane degli stessi. Si può affermare con tranquillità che la scommessa è stata stravinta, dopo più di otto anni e una marea di pubblicazioni che si sono susseguite; impossibile citarle tutte, un elenco confuso dovrebbe ricordare almeno Kimagure Orange Road, Video Girl Ai, Le bizzarre avventure di Jojo, Lupin III, Guyver, Georgie, Ranma 1/2, Lamù, Dash kappei [ovvero Gigi la trottola] e soprattutto Dragonball, il fumetto che ha avuto il merito di avvicinare il pubblico dei giovanissimi al mondo del fumetto.
Ma questo non è l'unico merito di Andrea Baricordi, Massimiliano De Giovanni, Andrea Pietroni e Barbara Rossi, conosciuti collettivamente come i Kappa Boys. Grazie alla pubblicazione degli shojo manga (ma non solo) sono riusciti a conquistare un tipo di pubblico molto restio ad accostarsi al mondo dei fumetti, cioè quello femminile; hanno promosso una campagna contro le censure nei cartoni animati, in nome del sacrosanto rispetto dell'integrità di ogni prodotto artistico; hanno lanciato una serie di autori italiani nel mondo del fumetto giapponese grazie al Premio Shikisho; hanno influito sulle carriere di autori giapponesi (la decisione degli editor nipponici di Kodansha di far diventare Calm breaker - un manga ospitato su Kappa - una serie regolare, derivò proprio dalla richiesta dei Kappa Boys di poter pubblicare il fumetto in questione in Italia), e, con la creazione di Mondo Naif hanno deciso di intervenire come autori nella scena del fumetto italiano.
Il numero 100 di Kappa non poteva che essere speciale per una serie di fattori; nell' apparato redazionale appaiono puntualissime recensioni dal mondo giapponese del fumetto, dell'animazione, del cinema, della musica, dei videogiochi; la rubriKappa, le segnalazioni dei siti internet più interessanti; articoli su Kodomo no Omoccha e su Gunbuster, e l'interessantissima rubrikeiko (in cui Keiko Ichiguchi racconta come il mondo del fumetto giapponese sia tutt'altro che un paradiso).
Nella sezione fumetti appaiono, per dare una panoramica ampia e varia della scena contemporanea del manga, il veterano Oh, mia dea !, l'interessantissimo Exaxxion di Kenichi Sonoda (cronaca di un'invasione aliena realistica raccontata con tono ironico), Narutaru, Kamikaze (piacevole declinazione mistico-fantasy del fumetto d'azione), Aiten Myoo, il commovente I golfini della nonna, vincitore del premio Shikisho del 1998, ma sopratutto lo strepitoso Noise di Tsutomu Nihei (l'autore di
Blame! ).
Noise (che sembra confermare il nostro consiglio musicale della recensione di Blame !) è un'opera di difficile identificazione. A metà tra l'horror, lo splatter, il noir e la fantascienza, dimostra ancora una volta la capacità tutta postmoderna di Nihei di creare delle ambientazioni indecifrabili (dove siamo? e, soprattutto, quando siamo?), distopie tratteggiate con pennellate di inchiostro simili ad affondi di lame, talmente indefinite da potere farci pensare anche a qualche collegamento con Blame ! (si tratta di un prequel ? O forse questo è quello che succede in uno degli infiniti livelli non mostratici da Nihei nella sua opera prima?); in questa occasione il tratto di Nihei mostra inoltre l'influenza del fumetto francese, in particolare, nelle tavole a colori, di un nome insospettabile come Enki Bilal. Anche in Noise notiamo la predilezione dell'autore per armi dalla potenza distruttiva sconfinata, quasi a volere accumulare il maggior numero possibile di input storici, artistici, di genere per poi annullarli tutti in un gesto liberatorio e catartico. La sola presenza di Noise basterebbe a fare di Kappa Magazine un acquisto imperdibile, più di quanto non sia già, e dimostra, una volta di più, che il fumetto italiano ha nei confronti di questi ragazzi di Bologna un grosso debito, che difficilmente potrà essere ripagato.

© Adriano Barone
- per gentile concessione dell'autore

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