Janis
Joplin official website
Kozmic Blues
Pearl
Discografia:
1969 I Got Dem Ol' Kozmic Blues Again Mama! - Columbia/Legacy
1971
Pearl - Columbia/Legacy
1972
In Concert [live] - Columbia
1975
Janis Joplin [Original Soundtrack] - Columbia
1978 Janis Joplin - Supraphon
1983 Prime Cuts - Swinghouse Records
1999 Live at Woodstock: August 19, 1969 - Swinghouse records
2002 900 Nights [DVD] - Pioneer
2002 Full Tilt Boogie - Columbia
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ODE
A JANIS JOPLIN - LA GRANDE STRASCICATRICE DEL BLUES
I'm buried alive, oh yeah, in the blues,
I'm buried alive, somebody help me, in the blues.
I beg for mercy, I pray for rain,
I can't be the one to accept all this blame,
Something here trying to pollute my brain,
I'm buried alive, oh yeah, in the blues.
Un battito di cassa ossessivo e incalzante, minaccioso, preannunciante
il dramma di un'urgenza che non attende che un facile consumo,
una droga da succhiare, una dose, forse L'ULTIMA, letale, rivelatrice
di estrema angoscia e di un mai celato dolore alle viscere di
un sistema nervoso in perenne tracollo, esitante di fronte ad
un incombente, invitante dirupo, sul quale si affacciano stecchiti
lasciti ed urla strazianti...
Una voce dall'insolente dramma, enfasi di un'esistenza stentorea
ed in bilico tra la vita ed i prossimi cancelli dell'Inferno,
pronti ad accogliere
la sua anima in pena, anima che brucia, che arde istante dopo
istante, attimi lunghissimi, eterni nel loro strascicarsi su
quelle corde vocali sanguinanti, un sangue caldo, avvolgente,
capace di scorticare le orecchie, dedita a piangere impossibili
amori, ed una vita destinata a spegnersi come una candela che
velocemente esaurisce la sua cera.
Sensazioni impossibili da decifrare anche attraverso l'ego piu'
smisurato e abominevolmente sensibile, quando viene affrontato
l'argomento ma, soprattutto, la voce di Janis Joplin;
l'espressionista musicale di turno (in questo frangente io)
non puo' che lasciarsi travolgere dal turbinio passionale deliberatamente
"vomitato", in tutta la sua essenza animalesca, da
quella che viene (tutt'ora) considerata la piu' grande vocalist,
interprete e personalizzatrice di Blues Bianco della Storia.
Diviene assai arduo comporre classifiche e stillare giudizi
quando il critico e pensatore dell'ultimo momento "osa"
discutere di una leggenda musicale per antonomasia, essa stessa
sinonimo di tragico ballo rituale, dissoluzione ed esistenza
gettata in un fiume di martirizzazione e naturali istinti alla
piu' inimmaginabile depravazione.
Janis Joplin ha rappresentato l'ideale, simbolica sintesi
della martire che non conosce che un'unico, inevitabile sentiero,
una repentina discesa verso l'autodistruzione, intesa come Madre
Liberatrice, esorcizzatrice di un immenso, incalcolabile, insostenibile
dolore.
Janis fu una interprete in grado, come pochi altri Dei del Rock
sacrificati in nome dell'eternita' e susseguente immortalita'
(Jimi Hendrix, Jim Morrison, Brian
Jones), di identificarsi nella raffigurazione di quella
Dea Oscura che risponde al nome di "Morte", sposando
divinamente la sua scorticata, distorta, inarrivabile gamma
vocale con le tenebre piu' prossime a venire, e pedissequamente
in agguato. Mentre Hendrix e Morrison
erano gia' da tempo consapevoli della strada senza piu' ritorno
intrapresa, per la Joplin tutto aveva il sapore di quell'ultimo
sussulto regalatoci prima di morire, quel freddo, catartico
4 Ottobre 1970, quando fu trovata morta per overdose
in una stanza d'albergo a Hollywood: un decesso che ricorda
per molti versi quello di un'altra grande diva del XX° Secolo,
Norma Jean Baker, al secolo MARYLYN MONROE. Certo,
contesti diversi, ma il sapore di leggenda tendeva ad insinuarsi
precoce, cominciando a fluttuare, come quasi impercettibile
ma terribilmente ficcante presagio, gia' ancor prima che le
due Dive spirassero in 'si' tragiche circostanze.
Un sussulto, sinonimo di "ultimo treno", quel treno
per la felicita' e la "normalita'" sul quale Janis
Joplin non e' mai riuscita a salire. Se Jim Morrison era
morbosamente affascinato dalla Morte in quanto nuovo punto di
partenza (e non stadio finale), in grado di acquistare un suo
personale significato e capace di donare allo spirito nuova
linfa vitale, e Jimi Hendrix si dimostrava del tutto conscio
di doversi prestare, prima o poi, dinanzi ad una fine prematura
("Moriro' fra 5 anni", dichiaro' nel 1965), e non
poi cosi' sconvolgente od inaspettata, per Janis vi era sempre
un lumicino interiore, impossibile da decifrare per i suoi ammiratori
e produttori, musicisti e compagni, una tenue, ma limpida luce
sfuggente, la quale fungeva da grande illusione, l'illusione
di poter passare una vita migliore, un'esistenza fondata sull'amore
reciproco, quell'amore, sincero e terribilmente coinvolgente,
che in vita non ebbe mai.
Fu lei stessa autrice, con solenne struggenza e fatale rassegnazione,
di una frase rimasta celeberrima, una di quelle quotes
("citazioni") che solo i Grandi possono rilasciare:
"Quando canto faccio l'amore con 50.000 persone, ma appena
torno a casa mi ritrovo ad essere completamente sola".
C'e' chi dice che il suo piu' grande desiderio sarebbe stato
quello di fare la casalinga tutta torte e fornelli... E invece,
pur nella sua brevissima ma altrettanto folgorante carriera,
le sue note peccaminose, "devianti", divinamente lussureggianti
profuse dal suo inconfondibile, glaciale e rovente al tempo
stesso timbro, avrebbero tracciato un solco di caduta libera
ed infinita disperazione: Janis non cantava solo per il suo
pubblico: lei cantava, emetteva rigurgiti, sospirava passionevolmente,
piangeva su quelle note cosi' meravigliosamente strascicate,
quasi abbandonate al loro destino..... e faceva tutto cio' soprattutto
per se stessa, come antidoto alla sua gelida, raccappricciante
solitudine, che l'avrebbe condotta di li' a pochi mesi, verso
il tenebroso baratro, decretando la sepoltura di quel piccolo,
unico lumicino che le era rimasto ficcato dentro il cuore, nel
profondo della sua anima, quel fiocco di luce che si sarebbe
portata per sempre dietro, senza che in vita potesse mai risaltare
dal suo corpo.
Ma era la voce il suo corpo, il suo sangue, la sua carne. Il
suo amore. Quell'amore a lungo invocato e superbamente seviziato,
stuprato, preteso, violentato. Ora per sempre strascicato.
Odo ancora, da una remota nuvola in cielo, quel canto sregolato,
spudoratamente sgolato, mentre scorgo un fisico sgraziato, grassoccio,
paradossalmente colmo di tenerezza, opprimente nel suo annunciare
l'immenso, infinito vuoto accompagnato dalla Dea Solitudine;
scorgo in mezzo alla fitta nebbia del primo mattino, una versione
sussuratissima, straziante, sensibilmente scorticata di SUMMERTIME...e
il Cielo' si apri' nuovamente, a rendere omaggio alla "Piu'
Grande Strascicatrice di Blues del XX° Secolo"...
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© Alan Tasselli 2003 - per gentile concessione dell'autore
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