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LA
MORTE AI BORDI DELLA PISCINA: BRIAN JONES
UNA
serie di biografie dedicate al fondatore dei Rolling
Stones, tra cui, Paint It Black: The Murder of Brian Jones,
di Geoffrey Giuliano, e Blown Away: the Rolling Stones and
the Death of the Sixties), sostengono che la morte di Brian
Jones non fu affatto un incidente: qualcuno spinse la sua testa
sott'acqua, nella piscina, e ve la trattenne mentre la bionda rock
star lottava invano per la sua vita.
Alla morte di Brian Jones, e negli anni immediatamente successivi,
i media produssero una serie di trame piuttosto elaborate, che partivano
dalle ipotesi più varie e bizzarre: una congiura ordita dai
compagni di gruppo Mick Jagger e Keith Richards, per
esempio, oppure una serie di riti magici e contatti con l'occulto
che si erano rivelati, alla fine, fatali. Alla luce delle recenti
rivelazioni, invece, sembra che i sospetti maggiori debbano cadere
su alcuni personaggi dell'entourage che gli Stones avevano messo assieme
nei tardi anni Sessanta.
Gli Stones, al pari di molti altri loro colleghi, amavano in quel
periodo circondarsi di gente dura e senza scrupoli per accrescere,
in qualche modo, la loro fama di band ribelle e anticonformista. E
fu proprio uno degli uomini di questa "milizia" il probabile
responsabile della morte di Brian Jones.
Tom Keylock, ex paracadutista addestrato alle tecniche di combattimento,
era uno degli autisti del gruppo e il responsabile del servizio di
sicurezza delle Pietre Rotolanti. Quando Mick Jagger si mise alla
ricerca di qualcuno a cui affidare i lavori di costruzione di un nuovo
muro di cinta per la sua fatiscente casa elisabettiana di Stargroves,
Keylock ingaggiò un vecchio compagno di scuola, Frank Thorogood,
per eseguire i lavori. Quando Thorogood portò a termine il
suo incarico passò alle dipendenze di Keith Richards, per effettuare
lo stesso lavoro intorno a Redlands, la dimora del chitarrista. Di
corporatura robusta e con un'incipiente calvizie, Thorogood era un
uomo indurito dal servizio militare, per nulla abituato agli agi e
alla ricchezza, e quando iniziò a lavorare per gli Stones gli
sembrò di essere arrivato in paradiso. Cominciò a rubare
qualsiasi cosa gli capitasse sotto mano, compresa una delle chitarre
preferite di Richards. In breve tempo tutti i componenti dello staff
degli Stones, le loro ragazze e i loro amici, svilupparono una profonda
avversione nei suoi confron-ti: c'era qualcosa di sinistro in Frank.
Quando Richards si accorse di essere stato sistematicamente derubato
decise di licenziare Thorogood, ma il compito non si presentava affatto
facile. L'uomo era un grande amico di Keylock, che a quel tempo era
al servizio di Richards come autista, e Keylock fece in modo che Thorogood
potesse rimanere il più a lungo possibile sul libro paga degli
Stones. Così, invece di licenziano Keith lo raccomandò
a Brian, che aveva bisogno di qualcuno che fosse in grado di effettuare
dei lavori di ristrutturazione per la casa che aveva appena acquistato,
a Crotchford Farm. Fu proprio su Thorogood che, da principio, caddero
i primi sospet-ti della polizia, chiamata a indagare sullo strano
incidente capitato a Jones. E sembra che l'uomo, in punto di morte,
abbia Confessato la sua colpa a Keylock, come riportato nel libro
di
Terry Rawlings Who Killed Cristopher Robin? Questo e altri
libri dedicati agli Stones suggeriscono che la morte di Brian apparve,
fin dall'inizio, molto sospetta, e sebbene nessuno di essi concordi
completamente su quello che accadde la notte del 2 luglio 1969,
i vari autori hanno raccolto un numero di testimonianze sufficienti
a fornire una buona istantanea di quegli eventi.
L'8 giugno Mick Jagger, Keith Richards e Charlie Watts si recarono
alla fattoria di Jones per comunicargli la decisione di escluderlo
definitivamente dal gruppo che aveva fondato e al quale aveva dato
il nome. I tre pensavano che Brian, con il suo continuo uso di droghe,
avesse messo a repentaglio il futuro della band, e che il suo contributo
in sala di registrazione era ormai diventato pressoché nullo.
Ironicamente, la cacciata di Brian fu seguita, negli anni Settanta,
da una lunga serie di album mediocri, incrinati dall'incessante eroinodipendenza
di Richards. In realtà Jones, sebbene bevesse ancora si era
completamente sbarazzato delle droghe.
Era, in quel periodo, in uno stato mentale molto fragile: non si era,
infatti, mai ripreso realmente dal fatto che Keith gli avesse portato
via il suo grande amore, Anita Pallenberg; era scosso dalla decisione
dei suoi vecchi compagni d'avventura e terrorizzato dalle continue
persecuzioni subite dalla polizia. Brian non era certo capace di trattare
con gente dura come Thorogood e l'uomo trasse subito vantaggio da
questa situazione. Nel giro di pochi giorni si trasferì a Crotchford
come supervisore dei lavori di costruzione. Portò con sé
un paio di amici da Londra e assunse alcuni lavoratori locali per
sistemare il tetto della fattoria e la rete fognaria. Gli uomini trascorrevano
la maggior parte della giornata bevendo e scherzando e quel poco di
lavoro che veniva effettuato, era fatto male. Una trave installata
nella cucina, per esempio, cadde dopo qualche giorno e quando Brian
chiese a Thorogood di acquistargli un arredamento, lui ne ordinò
due - uno per lo Stone e un altro per sé. Era un trucco che
aveva già usato in passato ai danni di Richards e aveva sempre
funzionato. Quando Brian si lamentò di questo, Thorogood lo
implorò di perdonarlo e Jones, invece di licenziarlo, cedette.
Frank giocava di continuo con la costante paranoia di Brian: una volta
nascose un gatto morto, con gli occhi strappati, dentro una credenza
e arrivò a tali eccessi che gli amici di Brian si rifiutarono
di mettere più piede alla fattoria fintanto che Thorogood e
i suoi "cowboy" fossero rimasti lì.
Il 2 luglio Thorogood si recò agli uffici degli Stones per
ritirare il proprio salario e quello dei suoi collaboratori. Ma venne
informato che quella sarebbe stata la sua ultima busta paga. Brian,
infatti, li aveva licenziati tutti, anche se non aveva avuto il coraggio
di comunicarlo di persona. Il confronto tra i due sembrava comunque
inevitabile. Più tardi, quella sera, Jones cercò di
calmare le acque invitando Thorogood e la sua ragazza a bere un bicchiere.
Un vero e proprio piccolo party prese vita quella sera, come
venne descritto nel libro di Nicholas Fitzgerald Brian Jones: the
Inside Story of the Original Rolling Stone. Questi era un vecchio
amico di Brian e quella sera era arrivato con il suo autista alla
fattoria, dopo aver ricevuto una serie di messaggi telefonici pieni
di panico, in cui Jones gli diceva di essere in grave pericolo. Fitzgerald
ricorda la presenza di almeno cinque persone attorno alla piscina,
al momento della morte di Brian. A.E. Hotchner, autore di Blown
Away: The Rolling Stones and the Death of the Sixties rintracciò
uno degli operai di Thorogood ma questi, oltre a pretendere duecento
sterline per la sua testimonianza, si rifiutò di rivelare il
suo vero nome.
"Marty", così si fece chiamare, disse a Hotchner:
"Alcuni di noi tornarono a casa di Jones quella sera, dopo il
lavoro, con le mogli e le proprie ragazze". Questa dichiarazione
contrasta apertamente con la versione ufficiale, secondo la quale
solo Thorogood e la sua ragazza, Brian e Anna (la sua compagna di
allora) erano presenti.
Oggi ci ritroviamo con un certo numero di testimonianze di quanto
accadde: quella di Fitzgerald, pubblicata nel suo libro ma mai riferita
alla polizia; quella dell'anonimo "Marty", così come
era stata fornita a Hotchner e un paio di altre anonime versioni,
tra cui quella data a Geoffrey Giuliano da uno degli operai, che sosteneva
di aver ucciso Jones insieme a Thorogood.
La confessione di "Marty" svela comunque che: "Un paio
di ragazzi, in particolare, ce l'avevano a morte con Brian. Gli erano
stati alle costole per settimane, stuzzicandolo e insultandolo, chiamandolo
'ricca checca' o cose del genere. A quei due piaceva rubare sempre
qualcosa a Brian, e di solito finivano la loro giornata portandosi
via, nascosti sotto la camicia, qualche bottiglia o qualche asciugamano
presi in casa. A ogni modo, quella notte, Brian stava nuotando da
parecchio tempo. Era un bravo nuotatore, molto meglio di tutti noi,
e le ragazze lo guardavano ammirate, anche perché lui era una
celebrità. I miei due compagni, sempre più ubriachi,
sembrarono irritati da quello che stava succedendo e così iniziarono
a molestare Brian, afferrandogli una gamba, dicendogli cose maligne
e in maniera piuttosto brusca. Da principio non vi prestai molta attenzione
ma, quando le cose si fecero un po' più pesanti, le ragazze
iniziarono a dire a quei due di lasciare in pace il ragazzo. Questo
comportamento non fece altro che aumentare la rabbia dei due e, a
quel punto, Brian tentò di uscire dalla piscina. Loro non glielo
permisero e continuarono a respinger-lo lontano dai bordi della vasca
e, al tempo stesso, a spingerlo sott'acqua. E più Brian opponeva
resistenza e più quei due insistevano. Gli immergevano la testa
sott'acqua e poi lo lasciavano riemergere per pochi secondi, per farlo
respirare. E poi lo spingevano ancora giù. Immagino che volessero
soltanto spaventarlo ma più il tempo passava e più il
loro accanimento sembrava aumentare. Alla fine uno di loro voleva
tirar fuori Brian dalla piscina, ma l'altro non era d'accordo. Le
cose si stavano spingendo troppo oltre e a un certo punto sentii qualcuno
dire 'è annegato' e un altro aggiunse 'andiamocene di qui'.
"Così tornammo velocemente alle nostre macchine e scappammo
in fretta e furia. Ma sono convinto che quei ragazzi si lasciarono
prendere la mano e quello che successe non fu un incidente. Voglio
dire, sapevano che stava inghiottendo sem-pre più acqua ma
erano come impazziti. Certo, avevano impa-rato a odiarlo per la sua
ricchezza, per il fatto che non doveva lavorare e aveva intorno sempre
belle donne. Detestavano lavorare per lui, per piccole somme, ed essere
sempre guardati dall'alto in basso, come se fossero soltanto delle
merde. Certe volte Jones si comportava in maniera proprio arrogante.
Ti passava vicino e non ti salutava nemmeno. Ho sempre pensato che
quel tipo, tutto sommato, fosse a posto, ma c'era gente che lui aveva
trattato in modo sbagliato. Ma avrebbero dovuto spaventano e basta".
Il racconto di "Marty" è sostanziato anche dalla
confessione resa a Geoffrey Giuliano dal misterioso Joe. "Io
e Frank stavamo parlando con Jones di nuoto subacqueo. Eravamo ubriachi
e non sapevamo quello che stavamo facendo. E quel ragazzo era diventato,
improvvisamente, la nostra fottuta vittima. 'Bene, così sai
nuotare sott'acqua, vero? E sei anche fottutamente bravo...' Così
lo spingemmo sotto e ce lo tenem-mo per un p0'..." Joe descrive
in dettaglio tutti i particolari: di come Brian li avesse supplicati
e avesse lottato mentre i due lo tenevano sott'acqua anche per dieci,
quindici minuti. Nel frattempo, la festa intorno a loro continuava
e nessuno capì che Brian era in grave pericolo. Così
due otre delinquenti, per caso, spensero la vita di Brian Jones. Uno
di loro è ancora in libertà, così come molti
degli apparenti testimoni di questo crimine.
E forse è venuto il momento di riaprire l'inchiesta sulla "strana"
morte di Brian Jones.
©
Stefano Marzorati 2004
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