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JLA E L'ATTO DI DIO, di Paolo Ferrara

Da quando è stata rilanciata come l’imponente gruppo costituito dai più grossi calibri del DC Universe (e si parla di icone come Superman, Batman, Wonder Woman, Aquaman, Martian Manhunter, Flash e Lanterna Verde) con l'ausilio di scrittori come Grant Morrison e Mark Waid, la nuova Justice League of America, o JLA, si è fatta notare come una serie interessante e intrigante capace di conquistarsi il suo posto di riguardo nelle classifiche di vendite.
Certo avere tra le mani un gruppo costituito da personaggi capaci spostare un pianeta risulta un bella sfida per uno scrittore che si trova a combattere costantemente con svariati problemi e lo spettro incombente della banalità, sfida che fin’ora i titolari della serie regolare hanno saputo vincere egregiamente.
Con un tale potenziale è piuttosto scontato immaginare il quantitativo di special e miniserie fuori continuity sfornati in questi ultimi anni.
Solitamente tutti questi fuori serie erano caratterizzati da una qualità che al peggio si rivelava media. Il nuovo volume appena pubblicato anche in Italia dai soliti della Play Press, Atto di Dio, tocca invece vette piuttosto basse.
Si tratta di un Elseworld, ovvero di una storia ipotetica dove i protagonisti vengono messi difronte a situazioni alternative.
Il pretesto alla base della trame è diventato quasi di moda ultimamente in DC: il supereroe che improvvisamente si ritrova senza poteri. Dai tempi del megacrossover Genesi, scritto alcuni anni fa da John Byrne (e tra l’altro uno tra i peggiori crossover estivi della Detective Comics) è un idea che è stata ripescata e analizzata più volte. Insomma un'idea anche intrigante, ma sicuramente non proprio una novità.
I disegni di Dave Ross sono funzionali, piuttosto classici e con poca personalità, ma gradevoli. L’idea di un “indagine” lungo un percorso di sconfitta di icone come Superman, improvvisamente ridotte all’impotenza e alla forzata “umanità” in realtà stuzzica e incuriosisce. Ma fin da subito c’è qualcosa che non torna.
Innanzitutto non esiste giustificazione all’evento che annulla improvvisamente tutti i superpoteri: semplicemente l’autore si fa forza della definizione, dizionario (in specifico il Black’s Law Dictionary, Abridged, quinta edizione) alla mano, del concetto di “Atto di Dio”, ovvero un atto generato esclusivamente dalla violenza della natura, senza alcuna interferenza umana.
Difficile non trovare un che di fastidioso nella mancanza di una spiegazione. Soprattutto quando nel corso di tutta la storia parecchi snodi e problemi sono risolti con soluzioni estremamente facili, trasformando quella che poteva essere un esigenza narrativa, una licenza poetica per così dire, in una certa faciloneria da parte dello scrittore, Doeg Moench, che ha dimostrato certamente capacià migliori in altre occasioni. Diventa duro digerire certe scelte, come ad esempio l’assoluta assenza di tutti gli esseri mistici della cosmonogia DC (e che guardacaso avrebbero come minimo costretto ad una motivazione, rappresentando molti di essi diversi concetti di divinità), risolta con una semplice battuta di passaggio dove uno dei personaggi semplicemente dice “sono tutti dispersi…o quantomeno nessuno si è fatto vivo”, o vedere risolversi la morte di un eroe con poche battute dove se ne cita il funerale. O ancora vedere Aquaman, improvvisamente impossibilitato a respirare, preoccuparsi per il suo intero popolo a centinaia di metri di profondità, e quindi pressocchè spacciato, giusto il tempo di un balloon per poi non curarsene più.
Bisogna tra l’altro ricordare che ci troviamo in una serie dove in passato i protagonisti si erano ritrovati a fronteggiare schiere angeliche (un angelo, Zauriel, per un certo periodo è stato membro della JLA) e che annoverano tra le proprie file l’ambasciatrice delle divinità dell’antica grecia (Wonder Woman).
Ma queste “semplificazioni” non sono in realtà l’elemento peggiore della miniserie di tre albi raccolta in un unico volume, così come non lo è la banalità di tanti dialoghi.
Quello che crea i maggiori problemi in Atto di Dio ha a che fare con chi è un minimo avvezzo ai personaggi DC, che in qualche modo si sentirà defraudato, tradito da questa lettura.
L’atto divino, come dicevamo, era un pretesto per andare ad indagare nell’umanità di personaggi dai poteri semidivini come Superman, Lanterna Verde, Wonder Woman, e poteva sembrare, sulla carta, un progetto piuttosto interessante. Ma nessuno dei personaggi in campo risulta riconoscibile, così come non risulta riconoscibile o credibile il suo comportamente.
Per quanto fittizi, personaggi come Flash, Aquaman, Martian Manhunter e tutti gli altri, anche eroi “minori” come Metamorfo, hanno sviluppato nel corso degli anni, in una storia dopo l’altra, una personalità specifica, una propria riconoscibilità che va al di là di quella iconografica, al di là di maschera e costume. Ognuno ha sviluppatto, attraverso scrittori diversi, un proprio concetto di eroismo, personale e difficilmente interscambiale.
Leggendo Atto di Dio, molti delle scelte e dei percorsi intrapresi dai personaggi risulteranno poco credibili per tutti i normali fruitori del mondo DC, che si troveranno davanti all’assenza di caratteristiche pecuniarie di molti personaggi. Esistono parecchie storie in cui Superman ha perduto i propri poteri o è stato messo in condizioni di resa (come nello splendido Kingdome Come, dove si arrende agli eventi e si autoesilia), non sembra aver molto senso la strada che qui intraprende, forzata, piegata alle esigenze dello scrittore che non sembra essersi preoccupato del vero e proprio personaggio. Ed è solo il primo esempio. Troppi personaggi si ritrovano spezzati o adatta alla nuova realtà con una semplicità estrema. Certo, il concetto di Elseworld è quello di prendere personaggi noti e trasferirli in un contesto diverso, sconosciuto, o attraverso strade e percorsi ipotetici. Quello che ha sempre avuto la capacità di affascinare in queste storie (soprattutto nelle più riuscite) è proprio il ritrovare determinate costanti di quel personaggio, che gli conferiscono umanità e un certo livello di credibilità, anche quando questo è capace di volare o frantumare pianeti.
Atto di Dio perde di vista tutto ciò: in fondo i personaggi della storia potevano essere inventati ex novo per la storia senza far notare la differenza e l’unica possibilità di riconoscere eventuali citazioni sarebbe stato possibile solo con richiami grafici.
In definitiva Atto di Dio non è una brutta storia di supereroi (nonostante i difetti di semplificazione e una certa nbanaltà dei dialoghi di cui sopra), ma una pessima storia della JLA. Ma visto che risulta difficire separare le due cose non resta che cercare di meglio, ricerca peraltro non troppo difficoltosa.

© 2003 Paolo Ferrara - per gentile concessione dell'autore - © immagine Capitan America Marvel Comics 2003

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