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Steve Lacy e Roswell Rudd, Monk's Dream (Verve)
Ogni tanto (nel 1963 con School days, nel 1976 Trickles,
nel 1982 Regeneration) i due esponenti storici del free jazz
bianco si ritrovano per dialogare in musica: Lacy al soprano e Rudd
al trombone, in quintetto, stavolta non omaggiano solo Thelonius
Monk (come dice il titolo), ma anche una serie di amici e maestri
all'insegna di un sound ardimentoso.
Lincoln Center Jazz
Orchestra, Live in Swing City. Swingin' with Duke (Columbia)
La big band diretta dal trombettista Wynton Marsalis
rende omaggio all'opera di Duke Ellington, riproponendo le
partiture autentiche e quindi licenziando una versione impeccabile
dei brani medesimi (soprattutto dal lato tecnico), anche se per
motivi storici non potranno mai essere all'altezza di quelli originali.
John Lindberg, The
Catbird Sings (Black Saint)
Il leader contrabbassista è attorniato da grandi esplodenti
del free jazz degli anni Settanta (Leo Smith alla tromba,
Larry Ochs ai sassofoni, Andrew Cyrille alla batteria)
per un disco dagli umori cangianti, vicino nello spirito alla musicalità
dell'AEoC.
Giulio Loglio, Giulio
Loglio (Philology)
Talvolta basta poco per fare un buon disco di jazz, anche se
di recente, soprattuto in Italia, molti ce la mettono tutta per
complicare le cose, quando invece basterebbe ragionare e lavorare
in maniera molto semplice e lineare come per questo bel disco, a
cominciare dalla copertina sobria ed essenziale (un primo piano
in bianco e nero del giovane tenorsassofonista). I protagonisti:
un classico quartetto jazz, il leader al sax tenore, Brioschi al
piano, Micheli al basso e Bagnoli alla batteria. Il contenuto: sei
brani di media durata (più u breve interludio), non più
di quaranta minuti in totale, l'ideale per gustarsi a fondo un jazz
moderno, in stile mainstream, che alterna ballate a tempo
lento a veloci più boppeggianti , tutti tra l'altro scritti
da Loglio. Risultato: da tenere fra gli scaffali della propria discoteca.
London Improvisers
Orchestra, The Hearing Continues... (Emanem)
Si tratta di una formazione attiva da circa trent'anni sulla
scena radicale britannica: l'unica a proporre un free sperimentalissimo
per big band. Questo doppio album documenta performance recenti
(tra il 2000 e il 2001),dove la libera improvvisazione orchestrale
è talvolta alternata a strutture meno aleatorie, grazie al
ruolo che alcuni suoi membri rivestono di volta in volta come direttori
(in questo disco, in ordine di ascolto, Veryan Weston, Steve Beresford,
Simon Fell, Philipp Wachsmann, Alex Ward, Caroline Kraabel, dave
Tucker, Evan parker, Knut Aufermann, Pat THomas, David Leahy).
Ramon Lopez Quartet,
Songs of the Spanish Civil War (Leo Records)
Accanto al titolare (batterista), un gruppetto di strumentisti
radicali europei (Lazro, Madiot, Robers, più Achiary
alla voce in due brani) per rileggere appunto undici famosi canti
della guerra civile spagnola attraverso l'arte quasi rumoristica
di un free totalmente improvvisato.
Louisiana Jazz Club,
2001 (Italian jazz Institute)
Il noto locale genovese dà il nome a questa specifica
raccolta che raccoglie inedite performance in loco dal 1996 al 2001
di noti jazzisti italiani di ogni stile dal dixieland al funky.
Vanno citati tutti e quattordici ordine di apparizione: i New Orleans
Stompers, il quartetto di Andrea Pozza e Gianni Basso, la Bansigu
Big Band, il trio di Dado Moroni, la Genova Jazz Band, il White
Noise, il Guitar Clan, il quartetto di Luciano Milanese, il quintetto
di Danila Satragno, la Louisiana Jazz Band, il pianista Riccardo
Zegna in solo, il trio di Alessio Menconi, il trio di Massimo Faraò,
Luca Begonia con l'Ensemble Mobile.
Joe Lovano e Greg Osby,
Friendly Fire (Blue Note)
Lovano bianco all'alto e soprano, Osby nero al tenore
e soprano: entrambi esponenti del nuovo sassofonismo si incontrano
per la prima volta da coleader; e sembrano riassumere le ricerche
sullo strumento degli ultimi dieci anni, da quando insomma entrambi,
sia pur in maniere diverse, sono divenuti protagonisti della musica
afroamericana.
Riccardo Luppi Ensemble,
Some More Chances (Splasc(h)
In un certo senso il sequel di More Chances (1994): Luppi
al flauto, al soprano e all'ottavino si mostra a suo agio a
dirigere grosse formazioni, in queste inedite registrazione live,
dove convivono jazz moderno e sperimentale.
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