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EASY ACCESS ORCHESTRA, THE AFFAIR (La Douce)
Il suono così ampio e grandioso potrebbe davvero far
pensare ad una big band del genere ritmosinfonico, come si usava
negli anni Cinquanta e Sessanta: in realtà l'Easy Access
Orchestra è composta dai soli Andrew Ross e Ralph
Lamb che inforcano ogni tipologia di strumento a fiato e a tastiera,
ospitando di tanto in tanto qualche solista da Mat Coleman
(trombone) a Gay-Wee Westerhoff (violoncello), da Melissa
Heathcole (canto) a Nigel Price (chitarra). Non se fosse
per la ritmica spiccatamente attuale, sembrerebbe vero lounge d'antan:
le atmosfere ci sono proprio tutte, in un divertente riassunto che
spazia dal crime jazz al cha cha cha, dal cool soffuso
al beat cinematografico. The affair dunque appare proprio
una colonna sonora immaginaria che ama citare e giocare con gli
stereotipi formali di certa musica filmica tornata in auge, grazie
alla riscoperta dei vari Piccioni, Umiliani, Nicolai, Alessandroni,
Trovajoli.
Electric City, Tambo
(Splasc(h)
Electric City è un nuovo gruppo italiano di fusion
o jazz elettrico, con un'evidente propensione all'eclettismo sonoro,
pur restando nei parametri estetici sopraindicati, fino a spaziare
dal rap-jazz alla musica salsa. Il disco comprende undici
brani, tutti orignal, scritti a turno dai componenti del gruppo
(Ciancaglini, Cignitti, Ciminelli, La Fauci, Scardini, Valentini,
che, se non fosse per l'elettrificazione, hanno l'organico del classico
sestetto jazz) o da un paio dei sette ospiti presenti (tra cui spicca
la voce di Gegé Telesforo).
Ellingtonia, A Tribute
To Duke Ellington (Justin Time)
La formidabile etichetta canadese omaggia a suo modo il centenario
della nascita (1899) di Duke Ellington, con il progetto Ellingtoniana,
in cui i migliori artisti locali (diversi già notissimi internazionalmente)
offrono una personale lettura delle canzoni del Duca: Oscar Peterson
con In A Mellow Tone, Oliver Jones in Take The 'A' Train,
Diana Krall con Do Nothin' Till You Hear From Me, Jon Ballantyne
con Duke's Choice e altri otto valorosi solisti, per un tributo
che sottolinea ancora una volta la classicità e la genialità
del repertorio ellingtoniano, oltre la bravura degli attuali esecutori.
EQUAL INTEREST,
Equal Interest (Omnitone)
Il gruppo formato da Joseph Jarman (fiati), Leroy Jenkins
(violino), Myra Melford (pianoforte) rappresenta il cameratismo
afroamericano, da qualcuno ribattezzato cool free, che si
muove in questo caso su un tessuto musicale vivace, talvolta increspato
e spigoloso.
ERSKINE / PASQUA /
CARPENTER, Badlands (Fuzzy Music)
Per chi non lo sapesse o l'avesse dimenticato, Peter Erskine
(Somers Pint, New Jersey, 1954) che a soli sei anni frequentata
già gli stages dell'orchestra di Stan Kenton (per
farne poi parte dodici anni dopo), è stato fra il 1978 e
il 1982 il batterista dei Weather Report, avendo quale partner al
basso un certo Jaco Pastorius... In parallelo fondava assieme a
Brecker, Manieri, Gomez gli Steps Ahead. Parliamo ovviamente di
due maggiori gruppi fusion di tutta la storia del jazz. Ma negli
anni Novanta Erskine torna all'acustico e forma con John Taylor
(paino) e Palle Danielsson (basso) un trio per la ECM, con la quale
incide due album eccellenti (You Never Know e Time Being). Il passaggio
a questa nuova piccola etichetta e il cambiamento dei suoi comprimari
non ha però modificato l'atteggiamento di Eskine di fronte
alla materia sonora: con Pasqua e Carpenter egli infatti continua
il precedente discorso, offrendo un album raffinato con qualche
passaggio grintoso (Push/Pull), introspettivo (On The Lake), boppistico
(Boogie Shuttle Stop), blueseggiante (Meanwhile) o standard (You
and the Night and the Music di Dietz/Scharts, l'unico non del trio),
ma restando in sostanza nell'ambito di un jazz tranquillo, lirico,
rasserenante, con uno stile che a tratti può ricordare il
Keith Jarrett degli anni Settanta soprattutto nella title track,
in Surrender, in Summer's Waltz, in Daddy What
Is God's Last Name.
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