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Autori Vari, Africanesque React (w'n'b)
Una bella antologia non solo di musiche neoafricane, ma anche di
ciò che oggi in Occidente dj, rocker, musicisti di svariate
estrazioni prendono in prestito dal Continente Nero: ritmi soprattutto;
ma non solo; anche una voglia di comunicare che passa attraverso
le percussione reiterate e un tribalismo comunitario che da noi
trova il massimo sfogo in certe megadiscoteche, anche se sarebbero
meglio una diversa utilizzazione. Comunque il disco spazia da Jestofunk
a Tony Allem, da Ali Farka Toure (con Ry Cooder)
a Oumou Sangare, ad altri nove artisti, quasi a farci rendere
conto di quante possibilità offra il più sincero.
CARLO ACTIS DATO, Son para el Che, (Splasc(h))
Con questa formazione denominata Actis' Band, diversa dalla
precedente per i musicisti (a cui s'aggiunge una chitarra), il leader
compie una nuova scorribanda su territori di confine, lanciandosi
in ritmi pop e caraibici, senza però mai distogliere gli
occhi dal free jazz.
AIRES TANGO, "Origenes" (Il Manifesto)
A partire dagli anni Novanta il tango è stato riproposto
in quasi tutte le salse: per quartetto d'archi, per bandoneon, per
orchestra sinfonica e naturalmente in chiave jazz. Non sono molti,
però, i tentativi veramente riusciti; Aires Tango
è uno di questi, non solo per quanto riguarda la sonorità
complessiva, ma soprattutto per l'obiettivo raggiunto: integrare
le due culture, i due linguaggi, i due universi artistico-musicali.
Il merito va in particolare ascritto a Girotto, argentino da tempo
residente in Italia, ed impegnato egregiamente su entrambi i fronti:
partendo dalle strutture tipiche della danza cresciuta nel quartiere
Garibaldi di Buenos Aires, che, rispetto ai balli classici terzinati
(ad esempio il valzer), aggiungeva un quarto passo (analogamente
alle sincopi del blues e del jazz), Girotto e compagni costruiscono
tredici nuovi brani che accolgono al proprio interno le tipiche
improvvisazioni afroamericane, fra atmosfere languide, rabbiose,
eccitate.
Intelligentemente il gruppo, sia nell'approccio compositivo sia
nelle parti in assolo, non ricalca, come fanno quasi tutti, lo stile
alla Piazzolla: "Origenes" ha tempi veloci, ritmi intensi,
stacchi violenti, impennate coltraniane, quasi una carica espressionista,
che per colore ed intensità può ricordare affettivamente
gli anni migliori nel jazz impegnato, proprio col Gato Barbieri
dei capitoli-omaggio all'America Latina.
J.D. ALLEN, In Search of, (Red Records)
Quando ha inciso l'album il tenorsassofonista di Detroit aveva ventisette
anni a dimostrazione di come la maturità espressiva arrivi
nel jazz in giovane età. Il disco in quintetto ricorda le
sonorità del free jazz, quasi a metà fra le
lezioni di John Coltrane e Ornette Coleman.
Alma Dançante Sextet, Oltretango (Onyxjazzclub)
'Suonando Astor Piazzolla' dice il sottotitolo dell'album: e, a
parte due originals, sono proprio sette celebri brani del grande
tanguero argentino (1921-1992) a essere ottimamente interpretati.
Ormai anche in Italia i gruppi che suonano tango in chiave artistica
sono molti e quasi tutti di buon livello. Anche questo sestetto
(violino, sax, flauto, piano, basso, batteria) si distingue in originalità
per aver voluto eseguire jazzisticamente il repertorio, pur lasciando
qualche momento di onirica classicità in diversi passaggi
e in alcuni interventi solistici.
RAY ANDERSON POCKET BRASS BAND, Where Home Is (Enja)
Per il trombonista neroamericano un viaggio alla scoperta delle
proprie radici musicali, con Lew Soloff (tromba), Matt
Perrine (sousaphone), Bobby Previte (batteria): echi
vicini dell'antico stile New Orleans ed un omaggio esplicito a Scott
Joplin e Duke Ellington nei due brani migliori di tutto il disco.
Arundo Donax, Dancers in love (Splasc(h)
Dietro questo strano nome, si cela un quartetto sassofonistico composto
da Pasquale Laino (soprano), Pietro Tonolo (contralto),
Mario Raja (tenore), Rossano Emili (baritono), che
proseguono in una recente tradizione creatasi negli anni Ottanta
con gruppi statunitensi come il World Saxophone Quartet (neri) o
il Rova Saxophone Quartet (bianchi). L'approccio degli Arundo Donax
è comunque assai meno radicale dei loro illustri predecessori,
tant'è vero che questo disco, anche se non detto apertamente
(non tutti consocono la title track del 1958), è un
omaggio alla musica di Duke Ellington (che in lato modo aveva già
fatto proprio il World) con sette tributi sui dodici brani presenti.
Gli altri cinque pezzi, pur non recando la forma del Duca, ma via
via quella dei quattro componenti (più Marvi La Spina) si
rifà però ad atmosfere suggestivamente ellingtoniane,
per un risultato complessivo molto coinvolgente.
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