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Introduzione

La bellezza del diavolo, di Gianfranco Manfredi

Teenage Death Songs e altre storie di ordinaria dannazione

Indice alfabetico delle schede dei gruppi e degli artisti

Discografie

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Bibliografia

I

INCUBUS

Un onesto terzetto di death metal statunitense. Dopo l'esordio, To the Devil a Daughter (1984), il cui titolo era ipspirato all'omonimo romnazo "satanico" del romanziere Dennis Wheatley, e Serpent Temptation, uscito nel 1989, il gruppo torna alla ribalta due anni dopo con Beyond the Unknown, registrato ai mitici Morrisound Studios di Tampa, Florida,. Chitarra iperveloce unita a un cantato brutale e aggressivo e ad una trascinante sezione ritmica caratterizzano la formula proposta dal gruppo, che si muove tra influenze di Slayer, Death e Kreator. Inoltre la copertina del disco non sfugge ai piu' sfruttati stereotipi del death, presentando croci e sinistre figure incappucciate. Con titoli di una certa suggestione come Curse of the Damned City e On the Burial Ground, gli Incubus percorrono con sufficiente perizia territori funebri e mortali.

Formazione: Francis Howard: v, bs, ch / Mark Lavenia: ch / Moyses Howard: bt

Discografia: To the Devil a Daughter (Guardian), 1984; Serpent Temptation (Metalworks Records), 1989; Beyond the Unknown (Nuclear Blast), 1991
INFERNAL MAJESTY

Creazione di Rick Nemes, batterista di Toronto, gli Infernal Majesty attirano nel 1986 l'attenzione della Roadrunner, con un demotape autoprodotto. Dopo avere firmato un contratto con la piccola e potente etichetta, incidono l'anno seguente il loro primo e unico album, None Shall Defy, un prodotto di matrice black metal che si richiama fortemente ai suoni degli Slayer. Satanico non solo nel nome, ma anche nei testi, il gruppo, penalizzato per l'assenza di proposte originali, va incontro ben presto a un rapido declino.

Formazione: Chris Bailey: v / Kenny Hallman: ch / Steve Terror: ch / Steve "psychopath" Russell: bs / Rick Nemes: bt

Discografia: None Shall Defy (Roadrunner), 1987
INTRUDER

Nonostante le apparenze, Nashville non é soltanto la capitale del metal cristiano. Lo dimostra questa thrash band prodotta dal leggendario Bill Metoyer, autrice di un solo disco piuttosto interessante e promettente.

Discografia: Psycho Savant (Metal Blade), 1990
IRON MAIDEN

Gli inizi dell'attività del gruppo risalgono al 1976. La band prese spunto per il suo nome dal famoso strumento di tortura medievale, che Steve Harris aveva visto in un film intitolato L'uomo dalla maschera di ferro. Gli inizi sono caratterizzati da un'intensa attività concertistica nei locali dell'East End. Il primo cantante del gruppo, Dennis Wilckock, crea uno stage act pesantemente influenzato dall'esempio dei Kiss e di certo rock teatrale: sulla scena mastica capsule piene di sangue finto con il quale imbratta gli spettaori delle prime file, e maneggia con disinvoltura spade con le quali poi si trafigge. Dopo la partenza di Wilcock e l'entrata del nuovo cantante Paul Di Anno, Harris decide dimantenere un elemento orrorifico sia nei testi delle canzoni che negli spettacoli dal vivo, adottando una maschera mostruosa che viene battezzata con il nome di Eddie, e che diventerà ben presto la mascotte del gruppo. La maschera, in seguito, diventa una vera e propria testa gigantesca che appare sempere più frequentemente sul palco alle spalle della band. Un demo particolarmente fortunato e una prima tourneé con Samson e Angel Witch attirano sul gruppo l'interesse del manager Rod Smallwood. I Maiden appaiono sulla compilation della Emi, Metal for Muthas, accanto ad altri nomi illustri della scena della New Wave of British Heavy Metal, con due brani, Sanctuary e Wrathchild. La consacrazione definitiva arriva con il singolo Running Free, sulla cui copertina appare per la prima volta il mostruoso Eddie, disegnato da Derek Riggs, un essere che riprende l'antica idea di Eddie the head. Nel 1980 registrano il primo album, Iron Maiden, seguito da un altro singolo, Sanctuary, che vede Eddie minacciare la stessa signora Thatcher. Killers (1981) viene prodotto da Martin Birch e scala le classifiche di tutto il mondo, imponendo il gruppo sui mercatio importanti come quello giapponese. Run to the Hills, singolo del 1982, fa da preludio al nuovo album, The Number of the Beast (che vede la presenza di un nuovo cantante, Bruce Dickinson), con un'ennesima cover di Riggs che ritrae Eddie in guisa di burattinaio, mentre manovra il Diavolo in persona. Riferilmenti al film Il presagio, farcito di citazioni della Bibbia, ispirano il brano omonimo, descrizione di un sabba notturno e del destino insano che attende il malcapitato protagonista involontario testimone della cerimonia. Negli Stati Uniti il disco solleva le reazioni indignate di varie associazioni religiose, che lo additano come ulteriore esempio di istigazione dei giovani alla fede satanica. Il successivo Piece of Mind ((1983) consolida la fama raggiunta dal gruppo. Con Powerslave (1984), Harris e soci si lasciano attarre dai miti egizi, in partticolare dalla perenne ricerca dell'immortalità da parte dei faraoni. Un tema, questo, che domina tutta la title track. Sul disco compare anche un adattamento di tredici minuti e mezzo del poema di Samuel Coleridge The Rhyme of the Ancient Mariner. L'album dal vivo Live After Death (1985) raccoglie i migliori brani dcel loro repertorio, registrati durante una delle tante tournée mondiali. Dopo una pausa di un anno fanno uscire Somewhere in Time (1986), con una cover dall'aspetto futuristico dove l'onnipresente Eddie appare in veste di cacciatore di androidi. Il disco mostra una certa evoluzione nel sound della band che si apre a certe ricerche tipiche del progressive. Tendenza questa che si ritrova nel successivo Seventh Son of a Seventh Son (1988). Dopo l'uscita di Adrian Smith e l'ingresso del nuovo chitarrista Janick Gers, la band incide No Prayer for the Dying (1990). Il primo singolo tratto dall'abum, Holy Smoke, si scaglia contro i predicatori televisivi, con un linguaggio crudo e disincantato. Sulla copertina Eddie risorge da un sepolcro che un icnauto ha appena profanato. La macabra Hooks in You, storia di travi con uncini e di uxoricidi, e Bring Your Daughter to the Slaughter, riconfermano l'amore del gruppo per un certo immaginario violento. Amore che culmina con The Assassin, un brano che ci conduce dentro la psiche di un sicario prezzolato, che non uccide solo per denaro ma anche per un perverso piacere personale. Libri e cinema influenzano da sempre l'immaginario degli Iron Maiden e danno linfa anche al piu' recente Fear of the Dark (1992).

Formazione: Bruce Dickinson: v / Dave Murray: ch / Janick Gers: ch / Steve Harris: bs / Nicko McBrain: bt

Discografia: Iron Maiden (Emi), 1980; Killers (Emi), 1981; The Number of the Beast (Emi), 1982; Piece of Mind (Emi), 1983; Powerslave (Emi), 1984; Live After Death (Emi), 1985, live; Somewhere in Time (Emi), 1986; Seventh Son of a Seventh Son (Emi), 1988; No Prayer for the Dying (Emi), 1990; Fear of the Dark (Emi), 1992; A Real Live One (Emi), live, 1993; A Real Dead One (Emi), live, 1993; The X Factor (Emi), 1995; Virual XI (Emi), 1988

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