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DIECI ANNI DI IMAGE COMICS di Paolo Ferrara

Tutto cominciò con sei impavidi ragazzetti preda del sogno americano: Jim Lee, Todd McFarlane, Erik Larsen, Marc Silvestri, Rob Liefeld e Jim Valentino. Alla loro cerchia presto si unirono altri nomi, come While Portacio, Jae Lee, Brandon Choi... Tutti nomi accomunati da una cosa sopra ogni altra: il disegno. Questi autori si erano creati, lavorando tra DC e Marvel (quasi tutti nell’ultimo periodo soprattutto alla Marvel) un “nome” proprio per i loro disegni, tra la fine degli anni ottanta e l’inizio dei novanta, nel periodo d’oro in cui era proprio il nome del disegnatore quello che primeggiava in copertina. Da buoni piccoli Re Mida erano capaci di trasformare in oro qualunque serie toccassero, che fosse Spider-Man o gli X-Men, conquistandosi un posto d’onore nel cuore di una miriade di appassionati, pronti a svenarsi per comprare, oltre agli albi a vignette, anche tutto ciò che le loro matite carezzavano, che fossero poster, magliette, cards e pronti a creare code chilometriche alle convention. Peccato che i pargoli d’oro si accorsero in fretta quanto poco remunerativo fosse essere delle star dipendenti di una grande major. I personaggi che loro inventavano rimanevano possesso della casa madre, che poteva permettersi di farne e guadagnarci ciò che voleva. Tutti i gadget e gli articoli extra fumetto non erano retribuiti. Questo fece decidere ai sei di unirsi, accordarsi, e dare vita ad una propria etichetta: nel 1992 vide così la luce la Image Comics, pronta a diventare il terzo polo fumettistico americano.
Ognuno dei fondatori diede alle stampe le sue serie creando una propria sottoetichetta virtualmente indipendente dalle altre. Il primo è Rob Liefeld (creatore di Cable e X-Force per la Marvel) che dà vita ai suoi Extreme Studios e agli Youngblood.
Dopo di lui nascono la Wildstorm di Jim Lee (divenuto famoso con gli X-Men) con i suoi WildC.a.t.s.
Todd McFarlane (risollevatore di SpiderMan) lanciò il suo Spawn; Marc Silvestri (altro uomo di X-Men) crea la sua CyberForce e la sua TopCow; Jim Valentino dà vita a Shadow Hawk;Erik Larsen dà vita al suo Savage Dragon.
Così com’era il motivo del loro successo, il disegno diventa la base principale delle prime creazioni Image. Roboanti, eclatanti, le prime serie della nuova casa editrice sono caratterizzate da una gioia di colori e pin-up in un'orgia di copertine in molteplici versioni: normal, special, cromium, laser e chi più ne ha più ne metta. Per quanto riguarda le trame, queste risultano sacrificate e ricordano facilmente le origini dell’autore (Youngblood ha una struttura non dissimile da X-Force, WildC.a.t.s. e Cyberforce sono evidenti varianti degli X-Men, con gli evidenti stereotipi di gruppo: il glaciale leader ai limiti dell’antipatia, l’artigliato selvaggio e indipendente, il massiccio dal cuore buono, la donna intelligente e mozzafiato) e le serie si moltiplicano e figliano in maniera barbara. Ogni testata di gruppo genera almeno una miniserie per ogni suo personaggio. Quando poi alcuni di questi creano un nuovo gruppo, anche questi genereranno le loro storie in solitario in una sequenza ai limiti dell’esponenziale. Infatti, vagamente cauti, gli autori lanciano prima solo miniserie, tutte poi pronte ad essere trasformate in serie regolari non appena dessero segno di successo. E il successo, almeno a livello economico, arriva.
L’Image diventa sul serio capace di competere con le major Marvel e DC, ma a che prezzo? Il mercato viene saturato dal loro bombardamento di albi, spesso lo stesso in più versioni, offrendo colpi d’accetta ad una situazione già in crisi. E la crisi peggiora.

Intanto gli anni scorrono e la Image cambia, si trasforma. Qualcuno degli autori si rende conto che il disegno, da solo, vince sui brevi tragitti, ma perde sulle lunghe distanze e chiama quindi in aiuto alcuni grandi delle parole a fumetti. Todd McFarlane vuole Neil Gaiman, Alan Moore e Frank Miller, che gli regalano un identità all’universo che lui ha creato. Spawn vive ancora di rendita su quella manciata di storie.
Jim Lee, chiede aiuto ad Alan Moore, James Robinson e Scoot Lobdell. Marc Silvestri palleggia con Claremont. Le storie, col tempo cominciano a guadagnarci, mentre alcune serie cominciano a chiudere e i soci a litigare. La principale pietra della discordia è Rob Liefeld. Marc Silvestri si allontana dalla Image, poi Liefeld viene defenestrato e Marc Silvestri torna all’ovile. È il principio dello smembramento.
Liefeld, dalle dubbie capacità grafiche (o lo si ama o lo si odia. Io sto tra i secondi) ci riprova da solo più volte, persino fregiandosi dell’appoggio di Alan Moore con la Awesome Comics. Un fallimento dietro l’altro.
A un certo punto la Marvel Comics tenta la svolta affidando per un anno quattro tra le sue testate più famose a due dei figliol prodighi. Jim Lee gestirà con il suo studio Fantastici Quattro e Iron Man, a Rob Liefeld toccano Capitan America e i Vendicatori.
Jim Lee porta il progetto fino alla sua conclusione, con un discreto successo. In realtà la serie più interessante risulta Iron Man, mentre per I Fantastici Quattro si può solo gioirne graficamente. La manovra getta comunque le basi che porteranno poi la Marvel verso la rinascita e verso quella che sarà la scelta di affidare alcuni personaggi alla gestione Quesada/Palmiotti, scelta vincente che ci sta regalando nuove emozioni e una nuova Casa delle Idee.
Liefeld riesce a farsi cacciare anche dalla Marvel dopo appena sei numeri.

Col trascorrere del tempo le sottoetichette si differenziano sempre più, mentre la maggior parte dei suoi fondatori smette di disegnare e diventa sempre più imprenditore.
Todd McFarlane diventa soprattutto un grande produttore di giocattoli, con la McFarlane Toys, con cui produce splendide riproduzioni di personaggi cinematografici, a fumetti, dell'animazione, sportivi o del mondo della musica. Spawn è ormai in mano ai suoi successori e oltre a lui produce poche alte testate, comunque sempre legate al suo non-morto in maschera e mantello, mentre il nostro prende in mano le matite solo in rare piccole occasioni, quali copertine, poster, oppure la storia per il decimo anniversario Image, appunto.
Mark Silvestri si mette alla ricerca di strade alternative al classico supereroistico. Trova la via sondando il mistico/orrorifico e pensando a collaborazioni con il multimendiale e i videogame. Le sue galline dalle uova d’oro sono soprattutto tre: il disegnatore Michael Turner, Lara Croft (protagonista della fortunata serie di videogame Tomb Raider, con ora all’attivo anche un episodio cinematografico) e lo sceneggiatore e regista televisivo J. Michael Straczynsky, colto e interessante. Anche Mark Silvestri ha ormai quasi appeso la matita al chiodo.
Jim Lee e i suoi Wildstorm Studios, cambiano completamente rotta, sia editoriale che di contenuti. Vendono baracca e burattini alla DC Comics, mantenendo le proprie libertà editoriali complete, cosa che gli premette di dare vita alla sottoetichetta America Best Comics totalmente di Alan Moore, in rotta da anni con la casa di Batman. Con le sue principali sottoetichette, appunto ABC e Cliffanger, e l’arrivo di autori come Warren Ellis (soprattutto) e Mark Millar, hanno cominciato a produrre materiale di livello pregiato e di notevole interesse, diventando in questo momento forse il risultato più interessante dei 10 anni Image. Anche Jim Lee ormai si siede al tavolo inclinato in poche occasioni.
L’unico che rimane fedele a sé stesso e al sogno iniziale resta Erik Larsen che, qualunque altro lavoro gli capiti per tirare avanti, continua a scrivere, disegnare ed inchiostrare il suo personaggio Savage Dragon, che continua ad appassionare una sua cerchia di solidi appassionati (di cui fa parte anche il sottoscritto) con una storia ricca di verve, inventiva e splendidi personaggi. Il personaggio, la proposta più interessante alla nascita dell’Image, piace tanto anche ad altri autori, conferma il fatto che probabilmente l’enorme poliziotto verde dalla pinna sulla testa è forse il personaggio più crossoverato del fumetto americano. Oramai ha incontrato personaggi di quasi tutte le case editrici esistenti. Nel corso della sua carriera Image Larsen è l’unico ad aver prodotto pochissime serie extra Dragon, dedicando tutte le sue forze al suo amato character che sta per raggiungere il suo centesimo numero.
Il resto della Image continua a proporre i percorsi più disparati mentre tanti autori tentano di recuperarne la formula.

A conti fatti, l’Image Comics, nel bene o nel male, ha portato una ventata di cambianti nel panorama del fumetto americano, scuotendo un mercato fossilizzato e diventando spesso fucina di nuovi talenti, a volte unico veicolo d’espressione per altri (Wildstorm, con la sua sottoetichetta Homage ha permesso la sopravvivenza a fumetti splendidi come Bone, Stranger in Paradise o Astro City) e sperimentando generi anche nel campo del fumetto mainstream, dimostrando che è ancora possibile reinventare qualunque genere. E in fondo, con le sue ingenuità, a portato il mercato mainstream americano a comprendere che i disegni, per quanto belli, da soli non bastano.
In Italia l’Image fu un’esclusiva della Star Comics che, per alcuni anni, pubblicò buona parte delle miniserie e serie regolari su sei mensili: Spawn&SavageDragon, Wildcats, Gen13, Wildstorm, Image/TopCow e Star Oro Presenta. Spawn è stato poi acquisito da Marvel Italia/Panini Comics che lo pubblica tutt’ora. Poco dopo, per problemi di vendite, la perugina Star Comics smette di pubblicare materiale americano. Sempre Marvel Italia/Panini Comics ha rilevato il Top Cow studio, di cui pubblica tutto tra il mensile Witchblade Magazine e alcuni speciali. Sempre su speciali produce altri prodotti nati sotto marchio Image, come Darkminds, Darkchild e altri. Tutto il materiale Wildstorm Studios è invece prodotto ora da Magic Press, con i due mensili Wildstorm e Cliffanger, il bimestrale ABC e alcuni volumi (come il recente Steampunk o la serie Astro City). L’ultimo grande assente nel panorama italiano, dopo la morte del settore americano della Star Comics, è stato appena recuperato dalla Lexy Produzioni: Savage Dragon apparirà quindi in volumetti trimestrali e alcuni volumi-balenotteri che ristamperanno il materiale già tradotto dalla Star.

© 2002 Paolo Ferrara - per gentile concessione dell'autore

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