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IMPOSSIBILE ESSERE CIECHI SUGLI ICICLE WORKS...di Lino
Terlati
Gli Icicle Works sono stati uno dei più grandi gruppi
di tutti gli anni '80, grandi come complessità di materiale
e perchè erano originali in anni molto spenti, purtroppo
e qui il fenomeno diventa comune, sono passati inosservati, addirittura
molti restano ciechi sulla loro attività.
Gli Icicle Works presero il loro nome da una novella sci-fi ed erano
formati da Ian Mc Nabb alla voce e alla chitarra, da Chris
Layhe al basso e da Ian Sharrock alla batteria.
Il
loro genere poteva essere incluso in una sorta di power rock, ma
era sempre limitare la loro grande opera, in quanto tutti i loro
albums avevano una finezza così incredibile e suggestiva
che le altre bands del genere non avevano, vi erano anche riferimenti
al pop ed alcune delle loro canzoni erano molto politicizzate.
Il gruppo era inglese e debuttò con due singoli: Ashending,
una sorta di heavy-metal e Birds Fly, che fu un grande successo
nella indie-chart ed inserito poi nel primo album. Ashending
rimane ancor'oggi inedita su album. Firmarono così per
la Beggar's Banquet, che pubblicò su singolo la bellissima
Love is a Wonderful Colour, dai toni molto poetici ed evocativi
tratta dall'omonimo The Icicle Works e che raggiunse il 15°
posto delle classifiche inglesi.
Subito dopo fecero una tourneè negli USA che, però,
interruppero per dare un seguito al bellissimo esordio e quindi
registrarono The Small Price of a Bicycle, un altro delizioso
album con un titolo insolito. Vi fu un cambiamento di stile: infatti
il gruppo dal power rock si spostò verso un genere chitarristico
molto vicino a Neil Young. Inoltre tutto l'album era permeato
da tipici archetipi soul e gospel. I testi, poi , ed era facile
capirlo dal titolo, erano molto politicizzati, ma comunque i pezzi,
presi singolarmente, potevano essere tutti dei potenziali singoli.
Insomma fu una sterzata rispetto all'album di debutto. Si potrebbe
pensare subito ad una frammentarietà di repertorio, ma non
è così, in quanto tutto veniva amalgamato molto efficacemente.
Altri grandi pezzi di questo album sono Seven Horses e Conscience
of Kings. Un altro eco potevano essere i migliori Housemartins
e i Bible e forse questo era il trittico migliore di tutta
la corrente degli anni '80 inglese, peccato che oggi vi siano solo
i Bible riformati.
Nel 1986 però gli Icicle Works vollero di nuovo esplorare
il territorio hard rock, così caro a loro, incidendo un singolo
Who do You Want for Your Love incluso in una compilation,
Seven Singles Deep, e con il singolo successivo, Understanding
Jane, ormai avevano una legione di fans e entrambi i singoli,
abbastanza stranamente, raggiunsero le prime posizioni delle classifiche.
Anche se il nuovo album conteneva le due canzoni sopracitate,
If You Want to Defeat Your Enemy Sing His Song (sempre titoli
inusuali ed originali) era un calderone di ottimo mainstream pop
, ma sempre originale. Ormai le melodie accattivanti che gli Icicle
Works tessevano erano diventate un marchio di fabbrica, e il risultato
ottenuto era, a ogni modo, pregevole. L'album ottenne, però,
un successo moderato, anche se non mancavano pezzi sublimi come
Up Here in the North of England e Hope Spring Eternal.
La crisi per gli Icicle Works venne proprio subito dopo la pubblicazione
del loro capolavoro Blind, grandissimo album che, dopo ripetuti
ascolti, svela la sua vera natura; qui gli Icicle Works interpretano
ogni genere possibile, e anche se la maggior parte dei critici all'epoca
storsero il naso, proprio qui viene rivelata la loro grande ed originale
capacità compositiva.
Ci sono suoni sporchi ed aggressivi quando necessitano e al contempo
composizioni eleganti e pacchiane che un ponte unisce fino a farle
diventare un miscuglio impenetrabile, molto lontano dai canoni tradizionali
del rock. Certo non è avanguardia, ma non è neanche
canzonetta: le canzoni hanno tutte un grande respiro e una tecnica
ineccepibile. La prima facciata del disco è la più
selvaggia, con i suoni più rudi. Apre le danze un inno con
un riff immortale e un doppio ritmo di batteria su cui si incastona
la geometria della chitarra di Ian Mc Nabb: Shit Creek ne
è il titolo,e ancora oggi mi chiedo come mai questo pezzo
non abbia avuto una maggiore promozione .
E' un brano aggressivo e oscuro, che sembra richiamare, in alcuni
punti, gli Who più estremi. Verso la fine intervengono bellissimi
arpeggi di sintetizzatore per introdurre, infine, un demoniaco solo
di chitarra di Ian Mc Nabb.
Senza un attimo di tregua entriamo poi in High Time, un delizioso
pop a marcetta con reminescenze di musica irlandese e con un riff
che ti entra subito in testa e con gli ineccepibili stacchi di basso-batteria.
Tutto è così calibrato: in soli due minuti e mezzo
vi sono echi di grandi bands, e la canzone poteva essere un grande
hit,
Ma gli Icicle Work ci propongono anche un reggae lunare con Little
Girl Lost, dove sono anche più originali dei Police:
bellissimi, come sempre, i passaggi alla batteria di Ian Sharrock
e la grande produzione di Boots, un produttore molto attento.
La melodia è poi così fascinosa che si trasforma in
un grande pezzo d'atmosfera che richiama anche echi di Todd Rundgren
ed Hall & Oates dei giorni migliori. Piccoli arpeggi di chitarra
cesellano tutto il resto. Un pezzo perfetto.
Il pezzo omonimo dell'album è, forse, il meno bello: una
melodia ruffiana che sembra riciclare addirittura Burt Bacharach.
Ma è solo un breve incubo perchè, nella seconda facciata,
si risale vertiginosamente di quota con Two Two Three, un
blues tecnologico e oscuro che strizza l'occhio ai gruppi d'assalto
newyorchesi. Impossibile crederci e improvvisamente si passa al
rock chicano di What Do You Want Me to Do? e loro non hanno
nulla da invidiare ai Los Lobos, anche perchè la canzone
è composta da loro con un innaturale sangue da El Mariachi.
Un altro mainstream di classe è Stood Before Saint Peter,
un potenziale singolo dal suono molto levigato. Veramente stucchevoli
poi gli interventi alla chitarra del solito Mc Nabb. Un pezzo eccellente
ma non all'altezza degli altri grandi episodi del disco.
Altro grande pezzo è The Kiss Off, martellante ed
elettronico, un soul-blues tecnologico giocato da spruzzate inusuali
di sintetizzatori e da un giro avvolgente di basso, synth ed armonica.
Il pregio degli Icicle Works stava proprio nell'inserire strumenti
inusuali in generi già codificati come struttura ma, forse,
proprio per questo non hanno acquistato proseliti.
Chiude un degno album Walk a While with Me, una ballata ipnotica
e con un basso pneumatico; tutta la strumentazione è scarna
ma efficace, una litania che non guarda per niente le charts, una
sorta di preghiera distorta che ripete fino al parossismo vuoi
passeggiare con me?, uno strano modo per chiudere un album.
Blind conferma lo stato di grazia raggiunto in quel momento dagli
Icicle Works, ma sarà effimero. Peccato. Proprio all'indomani
dell'uscita dell'album, infatti, Layhe e Sharrock abbandonano l'avventura
e alla batteria subentra l'ottimo Zak Starkey, figlio di
Ringo Starr e poi futuro membro della Ringo Starr All
Starr Band insieme a Nils Lofgren, Joe Walsh e Todd Rundgren.
Ma non fu l'unico cambiamento nella line -up della band: infatti
ci fu l'inserimento stabile alle tastiere di Dave Green che
già aveva suonato in Blind. Veniva dalla band di Black
(un altro grande della musica inglese anni '80, da rivalutare) e
si portò dietro anche il bassista Roy Corkhill.
Nel 1989 cambiò ancora la formazione: se ne andò
Zak Starkey sostituito da Paul Burgess, alle tastiere venne
inserito Dave Baldwin e fu aggiunta una seconda chitarra suonata
da Mark Revell.
Ma la formazione durò pochissimo: dopo la pubblicazione di
Permanent Damage la band si sciolse. L'album fu un disperato
tentativo di rievocare le splendide pagine di Blind ma non riuscì
nel suo intento. Forse i repentini cambi di formazione (a parte
Mc Nabb nessun membro originale della band era rimasto) avevano
portato uno sbandamento così evidente in questo lavoro, anche
se vi era un eccellente pezzo come Motorcycle Ryder. Così
nel 1990 gli Icicle Works mettono la parola fine alla loro
splendida e atipica favola.
Ian
Mc Nabb ritornò nel 1993 con un bellissimo e trionfante album,
Truth and Beauty, che rispecchiava egregiamente il titolo.
Sono quasi tutte canzoni guitar-oriented che seguivano il suo idolo
Neil Young. Ad avvalorare questa tesi fu l'episodio che, durante
un suo concerto a Glastonbury, i Crazy Horse salirono a sorpresa
sul palco per suonare alcuni pezzi del suo secondo, misconosciuto
album solo Head Like a Rock. Anche quest'anno Ian ha pubblicato
un altro grande disco da solo, Merseybeast, dove viene alla
luce la sua grande capacità tecnica. E chissà che
presto gli Icicle non ritornino a deliziarci ancora con un follow-up,
perchè dentro le loro armonie s'incastonava l'essenza del
migliore british pop anni '80.
© Lino Terlati - per gentile concessione dell'autore
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