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GENNAIO 2002/ICICLE WORKS

IMPOSSIBILE ESSERE CIECHI SUGLI ICICLE WORKS...di Lino Terlati

Gli Icicle Works sono stati uno dei più grandi gruppi di tutti gli anni '80, grandi come complessità di materiale e perchè erano originali in anni molto spenti, purtroppo e qui il fenomeno diventa comune, sono passati inosservati, addirittura molti restano ciechi sulla loro attività.
Gli Icicle Works presero il loro nome da una novella sci-fi ed erano formati da Ian Mc Nabb alla voce e alla chitarra, da Chris Layhe al basso e da Ian Sharrock alla batteria.
Il loro genere poteva essere incluso in una sorta di power rock, ma era sempre limitare la loro grande opera, in quanto tutti i loro albums avevano una finezza così incredibile e suggestiva che le altre bands del genere non avevano, vi erano anche riferimenti al pop ed alcune delle loro canzoni erano molto politicizzate.
Il gruppo era inglese e debuttò con due singoli: Ashending, una sorta di heavy-metal e Birds Fly, che fu un grande successo nella indie-chart ed inserito poi nel primo album. Ashending rimane ancor'oggi inedita su album. Firmarono così per la Beggar's Banquet, che pubblicò su singolo la bellissima Love is a Wonderful Colour, dai toni molto poetici ed evocativi tratta dall'omonimo The Icicle Works e che raggiunse il 15° posto delle classifiche inglesi.
Subito dopo fecero una tourneè negli USA che, però, interruppero per dare un seguito al bellissimo esordio e quindi registrarono The Small Price of a Bicycle, un altro delizioso album con un titolo insolito. Vi fu un cambiamento di stile: infatti il gruppo dal power rock si spostò verso un genere chitarristico molto vicino a Neil Young. Inoltre tutto l'album era permeato da tipici archetipi soul e gospel. I testi, poi , ed era facile capirlo dal titolo, erano molto politicizzati, ma comunque i pezzi, presi singolarmente, potevano essere tutti dei potenziali singoli. Insomma fu una sterzata rispetto all'album di debutto. Si potrebbe pensare subito ad una frammentarietà di repertorio, ma non è così, in quanto tutto veniva amalgamato molto efficacemente. Altri grandi pezzi di questo album sono Seven Horses e Conscience of Kings. Un altro eco potevano essere i migliori Housemartins e i Bible e forse questo era il trittico migliore di tutta la corrente degli anni '80 inglese, peccato che oggi vi siano solo i Bible riformati.
Nel 1986 però gli Icicle Works vollero di nuovo esplorare il territorio hard rock, così caro a loro, incidendo un singolo Who do You Want for Your Love incluso in una compilation, Seven Singles Deep, e con il singolo successivo, Understanding Jane, ormai avevano una legione di fans e entrambi i singoli, abbastanza stranamente, raggiunsero le prime posizioni delle classifiche.
Anche se il nuovo album conteneva le due canzoni sopracitate, If You Want to Defeat Your Enemy Sing His Song (sempre titoli inusuali ed originali) era un calderone di ottimo mainstream pop , ma sempre originale. Ormai le melodie accattivanti che gli Icicle Works tessevano erano diventate un marchio di fabbrica, e il risultato ottenuto era, a ogni modo, pregevole. L'album ottenne, però, un successo moderato, anche se non mancavano pezzi sublimi come Up Here in the North of England e Hope Spring Eternal.
La crisi per gli Icicle Works venne proprio subito dopo la pubblicazione del loro capolavoro Blind, grandissimo album che, dopo ripetuti ascolti, svela la sua vera natura; qui gli Icicle Works interpretano ogni genere possibile, e anche se la maggior parte dei critici all'epoca storsero il naso, proprio qui viene rivelata la loro grande ed originale capacità compositiva.
Ci sono suoni sporchi ed aggressivi quando necessitano e al contempo composizioni eleganti e pacchiane che un ponte unisce fino a farle diventare un miscuglio impenetrabile, molto lontano dai canoni tradizionali del rock. Certo non è avanguardia, ma non è neanche canzonetta: le canzoni hanno tutte un grande respiro e una tecnica ineccepibile. La prima facciata del disco è la più selvaggia, con i suoni più rudi. Apre le danze un inno con un riff immortale e un doppio ritmo di batteria su cui si incastona la geometria della chitarra di Ian Mc Nabb: Shit Creek ne è il titolo,e ancora oggi mi chiedo come mai questo pezzo non abbia avuto una maggiore promozione .
E' un brano aggressivo e oscuro, che sembra richiamare, in alcuni punti, gli Who più estremi. Verso la fine intervengono bellissimi arpeggi di sintetizzatore per introdurre, infine, un demoniaco solo di chitarra di Ian Mc Nabb.
Senza un attimo di tregua entriamo poi in High Time, un delizioso pop a marcetta con reminescenze di musica irlandese e con un riff che ti entra subito in testa e con gli ineccepibili stacchi di basso-batteria. Tutto è così calibrato: in soli due minuti e mezzo vi sono echi di grandi bands, e la canzone poteva essere un grande hit,
Ma gli Icicle Work ci propongono anche un reggae lunare con Little Girl Lost, dove sono anche più originali dei Police: bellissimi, come sempre, i passaggi alla batteria di Ian Sharrock e la grande produzione di Boots, un produttore molto attento. La melodia è poi così fascinosa che si trasforma in un grande pezzo d'atmosfera che richiama anche echi di Todd Rundgren ed Hall & Oates dei giorni migliori. Piccoli arpeggi di chitarra cesellano tutto il resto. Un pezzo perfetto.
Il pezzo omonimo dell'album è, forse, il meno bello: una melodia ruffiana che sembra riciclare addirittura Burt Bacharach. Ma è solo un breve incubo perchè, nella seconda facciata, si risale vertiginosamente di quota con Two Two Three, un blues tecnologico e oscuro che strizza l'occhio ai gruppi d'assalto newyorchesi. Impossibile crederci e improvvisamente si passa al rock chicano di What Do You Want Me to Do? e loro non hanno nulla da invidiare ai Los Lobos, anche perchè la canzone è composta da loro con un innaturale sangue da El Mariachi.
Un altro mainstream di classe è Stood Before Saint Peter, un potenziale singolo dal suono molto levigato. Veramente stucchevoli poi gli interventi alla chitarra del solito Mc Nabb. Un pezzo eccellente ma non all'altezza degli altri grandi episodi del disco.
Altro grande pezzo è The Kiss Off, martellante ed elettronico, un soul-blues tecnologico giocato da spruzzate inusuali di sintetizzatori e da un giro avvolgente di basso, synth ed armonica. Il pregio degli Icicle Works stava proprio nell'inserire strumenti inusuali in generi già codificati come struttura ma, forse, proprio per questo non hanno acquistato proseliti.
Chiude un degno album Walk a While with Me, una ballata ipnotica e con un basso pneumatico; tutta la strumentazione è scarna ma efficace, una litania che non guarda per niente le charts, una sorta di preghiera distorta che ripete fino al parossismo vuoi passeggiare con me?, uno strano modo per chiudere un album.
Blind conferma lo stato di grazia raggiunto in quel momento dagli Icicle Works, ma sarà effimero. Peccato. Proprio all'indomani dell'uscita dell'album, infatti, Layhe e Sharrock abbandonano l'avventura e alla batteria subentra l'ottimo Zak Starkey, figlio di Ringo Starr e poi futuro membro della Ringo Starr All Starr Band insieme a Nils Lofgren, Joe Walsh e Todd Rundgren. Ma non fu l'unico cambiamento nella line -up della band: infatti ci fu l'inserimento stabile alle tastiere di Dave Green che già aveva suonato in Blind. Veniva dalla band di Black (un altro grande della musica inglese anni '80, da rivalutare) e si portò dietro anche il bassista Roy Corkhill.
Nel 1989 cambiò ancora la formazione: se ne andò Zak Starkey sostituito da Paul Burgess, alle tastiere venne inserito Dave Baldwin e fu aggiunta una seconda chitarra suonata da Mark Revell.
Ma la formazione durò pochissimo: dopo la pubblicazione di Permanent Damage la band si sciolse. L'album fu un disperato tentativo di rievocare le splendide pagine di Blind ma non riuscì nel suo intento. Forse i repentini cambi di formazione (a parte Mc Nabb nessun membro originale della band era rimasto) avevano portato uno sbandamento così evidente in questo lavoro, anche se vi era un eccellente pezzo come Motorcycle Ryder. Così nel 1990 gli Icicle Works mettono la parola fine alla loro splendida e atipica favola.
Ian Mc Nabb ritornò nel 1993 con un bellissimo e trionfante album, Truth and Beauty, che rispecchiava egregiamente il titolo. Sono quasi tutte canzoni guitar-oriented che seguivano il suo idolo Neil Young. Ad avvalorare questa tesi fu l'episodio che, durante un suo concerto a Glastonbury, i Crazy Horse salirono a sorpresa sul palco per suonare alcuni pezzi del suo secondo, misconosciuto album solo Head Like a Rock. Anche quest'anno Ian ha pubblicato un altro grande disco da solo, Merseybeast, dove viene alla luce la sua grande capacità tecnica. E chissà che presto gli Icicle non ritornino a deliziarci ancora con un follow-up, perchè dentro le loro armonie s'incastonava l'essenza del migliore british pop anni '80.


© Lino Terlati - per gentile concessione dell'autore

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DISCOGRAFIA

1984 Icicle Works   (Beggars)
1985 The Small Price of a Bicycle   (Beggars)
1986 Seven Singles Deep   (Beggars)
1986 Understanding Jane   (Beggars)
1986 Who Do You Want for Your Love?   (Beggars)
1987 If You Want to Defeat Your Enemy Sing His...   (Beggars)
1988 Blind   (Beggars)
1990 Permanent Damage   (Epic)
1994 BBC Live in Concert   (Windsong)
1997 Peel Sessions   (Dutch East)
1995 The Best of the Icicle Works (Beggars) 
1986 Up Here in the North of England [EP]   (Situation Two)
1988 Numb [EP]   Beggars  1988 Little Girl Lost [EP]   (Beggars)



il sito ufficiale di Ian McNabb