 
leggi un'intervista con Pupi Avati sul sito FilmUp.com
| I CAVALIERI CHE FECERO LIMPRESA Regia e sceneggiatura: Pupi Avati, con Edward Furlong, Raul Bova, Marco Leonardi, Thomas Kretschmann, Stanislas Mehar, Carlo delle Piane, F. Murray Abraham; distribuzione: 20th Century Fox Italia; anno: 2001; nazione: Italia; durata: 147Il XIII° secolo sta per finire. LAppennino toscano è terra di povertà e di feudatari feroci. Un solenne corteo armato transita per lItalia riportando in Francia le spoglie di re Luigi IX, morto in Tunisia nel 1270 durante la settima crociata. Inizia così lultimo film di Pupi Avati. Un film che non sembra partorito dallasfittico cinema italiano. Una cavalcata epica per unimpresa impossibile: riportare alla cristianità la preziosa icona della sindone. Icona trafugata durante il sacco di Bisanzio e custodita in un luogo segreto di Tebe in Grecia, da alcuni membri traditori della corte francese, una sorta di servizi crociati deviati. A questa impresa si votano cinque giovani eroi stanchi di soprusi, duelli e quotidiane nefandezze. Una sorta di cammino iniziatico per i protagonisti alla ricerca di valori in un tempo oscuro, non dissimile dai nostri giorni. Avati, che già aveva mostrato il medioevo con lintimistico Magnificat (1993), ci offre ora unavventura di maggior respiro, anche se sempre corale, una cifra della sua poetica. Un film denso di simboli e di metafore, sulla ricerca, sulla maturazione, sulla mancanza di punti di riferimento cui opporre lo sdegno e una robusta fede. Un film dove il medioevo è ricostruito con lattenzione dello storico e la libertà del narratore. Ecco linserimento della leggenda di prete Gianni o i fabbri sciamani. Ecco la potenza del simbolo che evoca: la grotta, dove si forgiano armi votate al demonio o dove si nasconde la sacra reliquia; il castello, spesso in rovina, rincorrendo una sensibilità tipica delletà romantica. Il capro squartato che ridona vita o la spada, strumento di forze superiori, dotata di una sorta di vita propria. Un medioevo, quello mostrato, vero e pulsante come i crudi duelli, la violenza carnale di monache, lesecuzione di eretici o presunti tali, i combattimenti allarma bianca. Non eccelsa appare la parte attoriale, anche se Raul Bova si gioca in un ruolo inedito e, grazie al cielo, parla poco. Parla, invece, Carlo delle Piane ma la registrazione in presa diretta richiede un audio perfetto che non molte sale cinematografiche possiedono. Un film che inserisce bene nella cinematografia di Avati, coi suoi pregi e le sue idiosincrasie; gradevole al punto giusto e dotato di una forza interna, che si apre e chiude con una deliziosa ode alla narrazione orale. © Stefano Gorla - per gentile concessione dell'autore
webmasters:
stefano marzorati e grazia paternuosto - drive © stefano marzorati
1999-2004 - a true romance production
|