Il sito ufficiale del film

 
voi siete qui: drive index | cinema | archivio recensioni | Hulk

HULK, regia di Ang Lee; Interpreti: Eric Bana, Jennifer Connelly, Nick Nolte, Sam Elliott, Josh Lucas; Durata: h 2.18; Nazionalita': USA 2003

Tra i vari film recentemente realizzati partendo dai fortunati personaggi della Marvel Comics, Hulk vanta sicuramente i decibel più alti riguardo al rumore che ne ha anticipato l’uscita. Certo l’Uomo Ragno era atteso da più di dieci anni e Daredevil ha conquistato parecchi muri e cartelloni di varie città italiane da alcuni mesi prima dell’uscita. Ma per Hulk è dalla primavera che si vendono i giocattoli con un incredibile battage, di cui si è prodotto il vasetto pic-nic (quello con grissini e una quantità assolutamente insufficiente di pseudo-Nutella da spalmare), un enorme set per la scuola e di cui riviste d’ogni genere si sono affrettate su entusiastici giudizi dopo le prime anteprime. Escludendo Spiderman è il primo che non è stato accolto solo dal rumoreggiare di fan della carta a vignette. Colpevole forse una vecchia gloria anni 80, il telefilm dove un dipinto Lou Ferrigno calcava i panni del gigante verde (e che nel film appare in un cameo discutendo nientemeno che con Stan Lee), cantata anche in trasmissioni come “anima mia” o citata in film come “La casa stregata” con Renato Pozzetto. Il cast selezionato, l’esordiente Eric Bana (buffa coincidenza: il cognome suona come la pronuncia del cognome del personaggio che interpreta, Banner), la sempre splendida Jennifer Connelly e un quasi spettrale Nick Nolte, sotto la guida inaspettata di Ang Lee, regista sì del meraviglioso “La Tigre e il Dragone”, ma anche di lavori come “Ragione e Sentimento”. Certo questo non poteva che aumentare la curiosità nei riguardi della pellicola. Pellicola che si rivela al tempo stesso, e come spesso accade, fedele e distante al suo punto d’origine, il fumetto. Qualche modifica per aggiornare un personaggio nato qualche decade fa, così alle radiazioni si è deciso di aggiungere la manipolazione genetica e il padre, nel fumetto personaggio marginale ed occasionale, riceve spessore, importanza e follia. E forse la pecca maggiore del film, perché nonostante qualche spunto interessante e l’effetto molto “fumettoso” da villain che presto assume, può essere spettacolare (ci regala scene visivamente superlative) ma indebolisce e riduce un po’ il livello della trama, e la recitazione di Nolte non riesce a migliorare un personaggio che finisce per essere un po’ sopra le righe. Molto più interessante l’approcciò alle psicologie dei personaggi di Bruce Banner/Hulk, di Betty Ross, fidanzata del protagonista e di suo padre il generale Ross, spettro sulla famiglia Banner e sulla creatura Hulk. Il personaggio di Hulk, un attore realizzato in computer graphic con le vaghe fattezze dell’attore Bana, ha forse ancora qualche rimasuglio di finzione addosso (e sappiamo, con film in circolazione quali “Le due torri” che si possono raggiungere livelli discretamente alti) ma è egregiamente animato. Non si può evitare di patteggiare per questo “cucciolo” spropositato che lentamente si ambienta al mondo che prova per lui tanto ostile paura e da cui preso non chiede altro che essere lasciato in pace. Molto bella la scena in cui impara a gestire la propria spropositata capacità di saltare, e sono realistici, credibili e empaticamente riconoscibili per i lettori del fumetto, le scene in cui Hulk sfoga quella che potrebbe essere più vicina alla sua frustrazione piuttosto che semplice rabbia.
Il conflitto dell’alter ego umano Banner, vittima di una tragedia passata rimossa, e la storia d’amore tra lui e Betty, capace di affrontare persino la bestia verde, è ben gestito da Bana e dalla Connelly (personalmente valore aggiunto al film) che gli conferiscono un discreto spessore. Se a livello di sceneggiatura il film però a volte pare leggermente squilibrato e a tratti un po’ lento, la regia di Ang Lee risulta interessante ma a volte eccessiva. L’idea di fondo di movimento che applica nei cambi sequenza o la scomposizione in riquadri a cui ci sottopone sono intriganti e ci ricollegano come mai nessuno aveva sinora fatto al media d’origine di questa versione superomistica del mito di Jekyll e Hyde.
A volte però ci si sente un po’ troppo sballottati perché questo gioco prende la mano e viene un po’ abusato.
Il risultato finale non è certo un cattivo film, tutt’altro, eppure neppure totalmente soddisfacente. Insomma ci resta in bocca lo stravagante sapore di “esperimento” con tutti i pro e i contro che ciò comporta, un esperimento che comunque non ci dispiace sia stato fatto.

© Paolo Ferrara 2003 - per gentile concessione dell'autore

  drive index | cinema | archivio recensioni
� Copyright 1999-2010 Stefano Marzorati | a True Romance Production
scrivete a drive