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Interventi:
Tre modi per essere immortali, di
Gianfranco Manfredi |
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(MORTO CHE SPARLA)/1: JOHN LENNON
di Ivano Rebustini
I don't believe in Zimmerman
I don't believe
in Beatles
I just believe in me
Yoko and me
And that's reality
. Uhm, reality sto paio
di palle: scusa, Yoko, non voglio certo dare ascolto alle
stronzate scritte sui tabloid inglesi (risposata con un
gallerista ungherese bisessuale: e perché non invece
con un artista concettuale venezuelano feticista?), però
questa cosa di metterti daccordo con Mr. Paul How
do you sleep? McCartney, Olivia Harrison, il vecchio
Richard
Lo so che quella piagnucolosa canzoncina
sulla lunga strada tortuosa è tutta farina del
suo sacco, ci mancherebbe - anzi, togli pure la mia firma,
Paul -, è sua anche la canzone sulla mamma e mi
sembra che ce ne siano ancora un paio, ma Let it
be, cazzo, è un disco dei Beatles: non poteva
mettere a nudo Red Rose Speedway? Mi verrebbe
quasi voglia di chiedere a qualcuno, qui, se mi fa il
miracolo di levare tutti gli archi da Eleanor Rigby:
darei la mia nuvola per vedere la faccia cascante di formaggino
del mio vecchio amico dopo aver scoperto il misfatto.
Ma fosse soltanto per questa vendetta - postuma, posso
dirlo a ragion veduta - nei confronti di Phil Spector,
passi: dopotutto, Let it be era soltanto un
disco dei Beatles. In altre due occasioni mi sono girate
di più. Prima, quando il MIO ex bassista ha preso
dalla MIA soffitta Free as a bird e Real
love con la scusa che gli servivano per le Anthology.
Invece lo so bene, cercava di sfornare finalmente un paio
di hit, roba da One (ma tu, scusa se te lo
dico, George, potevi fare qualcosa, no? E non pizzicare
il sitar almeno quando ti parlo, porcoggiuda!). In ogni
modo, mi ha fatto un effetto straniante cantare e suonare
di nuovo con voi tre, caro Quiet, anche perché
sembriamo lElectric Light Orchestra. Comunque, passi
pure questa. Quando però quello là si è
risolto a firmare certi pezzi solo suoi (solo suoi: si
potrebbe discuterne a lungo
) del catalogo Beatles
McCartney-Lennon invece di Lennon-McCartney,
sarei sceso volentieri a cantargliene quattro, altro che
il Peace Choir che mio figlio Sean ha messo insieme per
la cover di Give peace a chance (a proposito,
Yoko, ti sei fatta perdonare togliendo la firma dellusurpatore
dal dvd
ah, e prima o poi fammi sapere cosa sono,
questi dvd). Grazie, ragazzo (però, cosa gli hai
fatto al testo? Acid house, gay spouse, hip hop, censorship
),
ma non era necessario, davvero, e poi quassù qualcuno
è andato in confusione quando ha visto che nel
coro cera Sebastian Bach: sì è creata
una certa agitazione, credevano che dalle nuvole barocche
fosse scappato il pezzo più grosso, ho dovuto mettercela
tutta per convincerli che non era quel Bach,
dopo aver sudato a suo tempo non sette, ma settanta camicie
per spiegare - dal venerando portiere giù giù,
fino allultimo ragazzo dellascensore a tempo
determinato - che quella volta non intendevo prendermela
con il Capo. Sean, Julia però potevi
lasciarla stare, la tua versione rischia di essere incriminata
per molestie, eh eh eh. E, Julian, non mi sono dimenticato
di te: che colpo basso vederti in canotta dietro a una
batteria
sei un Lennon, dopotutto, non un Macca
qualsiasi (lasciamo stare zio Ringo: gli voglio bene,
ma non fa testo). Un po mi è dispiaciuto
che tu e Sean non abbiate fatto una gran carriera, ma
alla fine credo che sia stato meglio così: un Lennon
di successo basta e avanza. E poi, come diceva quel tale,
meglio un asino vivo che un artista morto: in questo caso,
di asini se ne sono salvati addirittura due. Imagine
all the people, living life in peace: certo che
ero proprio un sognatore
©
Ivano Rebustini 2004 - per gentile concessione dell'autore
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