Hotel Hall

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Interventi:

Tre modi per essere immortali, di Gianfranco Manfredi

47 (morto che sparla)/1: John Lennon
47 (MORTO CHE SPARLA)/2: FABRIZIO DE ANDRE'
di Ivano Rebustini

Belin, sei sicuro? Un’altra cerimonia? A te, invece, Luigi… so di Nichelino, poi? Non te ne può fregar di meno, eh? Figurati a me, già non avevo gradito più di tanto che da vivo mi avessero schiaffato in un’antologia di lettere. Naturalmente sarà l’ennesima via De André, mai un colpo di genio, tipo chiamarla, che so, “La cattiva strada”. E inviteranno come sempre il Generale, sì, insomma, Dori a scoprire la targa… Guarda cosa c’era scritto non ricordo più dove: “L’inaugurazione di sabato comincerà con la sfilata delle majorettes e della banda musicale "Giuseppe Verdi" di Castel Mella. Al discorso del sindaco ing. Guido Bonomelli seguirà l’intitolazione della scuola elementare al noto cantante, artista e musicista del ’900 Fabrizio De Andrè”. Majorettes, banda musicale, noto cantante… peccato non poterci essere di persona, magari senza arrivare agli eccessi di quando - in una notte da ubriaco - scrissi “Amico fragile” nella rimessa della casa che avevo a Portobello di Gallura: era il 1975, stavo ancora con la Puni, la mia prima moglie. Sì, è l’aneddoto che hanno messo in “Faber”, lo legge Vasco Rossi, che posso capire la cover, ma sentire lui, con l’accento di Zocca, dire cose tipo “Paolo VI aveva tirato fuori la faccenda degli esorcismi” oppure “a me questa cosa era rimasta un po’ sul gozzo”: lo senti come pronuncia “gozzo”? Forse l’hanno scelto perché pensano che quassù non si rida, o non si rida abbastanza. Belin, hanno ragione, e poi non fumare qui, non bere là: capisco il fumo, da queste parti se uno dice “Hai del fuoco?” si scatena l’Apocalisse. Ma un goccetto - non sto parlando di bere come una spugna, quella cosa che secondo qualcuno avrei fatto fino ai 45 anni, direi però approssimati per difetto -, un goccetto, dicevo, non ha mai accoppato nessuno, a questi strani camerieri con le ali faccio notare che il vino c’è anche nei Vangeli, dopotutto, e non parlo soltanto della “Buona novella”. In ogni caso, se me l’avessero detto allora, Luigi, che sarei sia pure indirettamente salito in vetta alla classifica delle compilation, fra le canzoncine del 46° Zecchino d’oro, il Volo a colazione e l’Hit mania dance 2004, avrei ribattuto… sì, hai capito al Volo, cioè, al volo: “Belin, sei sicuro?”. E poi, hai visto chi c’è? A parte la mia famiglia - Cristiano che alla fine ha trovato il coraggio, Luvi che l’ha trovato pure lei ma poi deve aver cambiato idea, Dori che dietro le quinte non può mancare mai -, il cast è così ricco che dalle parti di Sanremo più d’uno si è consumato dall’invidia. Anche per il Celentano che canta “La guerra di Piero”; voglio dire, che cerca di cantare “La guerra di Piero” e si dimentica le parole, tanto valeva che portasse “Prisencolinensinainciusol”, no Luigi? Luigiii… belin, vabbè che ho toccato un tasto delicato, ma adesso smettila di guardare le registrazioni del Premio Tenco… certo che da Dalida a Jane Birkin è stato un bel salto, eh? Come mi permetto? Scherzavo, ma sei sempre stato un musone, fin dai tempi del Modern jazz group di Mario De Sanctis, tu al sax alto e io alla chitarra, ricordi? Sto perdendo il filo? “Fila la lana, fila i tuoi giorni/illuditi ancora che lui ritorni/libro di dolci sogni d'amore/chiudi le pagine sul suo dolore”: ma lo sai, Luigi, che in via del Campo, da quel figlio di puttana, anzi, figlio e nipote di puttana, come tiene a precisare, sono già stati in ottantamila, o forse ormai novantamila, ho perso il conto… firmano un librone con la copertina nera, si fanno fotografare con la mia Esteve, che il Tassio afferma di aver restituito a Genova “pagandola 168 milioni e mezzo di vecchie lire”. Lui l’avrà anche restituita, ma i milioni… Per Signorini, il mio capitano, salito da queste parti quattro anni dopo di me, da vero tifoso del Genoa non avrei dovuto accettare che quello là, il petroliere, ci mettesse del suo perché la chitarra restasse a casa: i nostri colori sono il rosso e il blu, mica il nero e l’azzurro. Gianluca ha ragione, ma il fatto è che ho un debole per i perdenti…

© Ivano Rebustini 2004 - per gentile concessione dell'autore

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