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Tricky: Blowback

 


JOHN LEE HOOKER. Un ricordo.
Mmm...Mmm...Mmm... Questa sorta di pacata malinconia, di lamentoso commento, che riporta al suo stile canoro (ascoltatevi Moanin'‚ dalla colonna sonora di The Hot Spot) - è il primo "suono" che viene in mente pensando a John Lee Hooker, il quale è altresì noto per la sua propensione al racconto salace, velato d'umorismo, al ritmo energetico e ipnotico del boogie blues, voce (calda e profonda) e chitarra adeguatamente modellate. Nasce nel Mississippi, in una data tra il 1915 e il 1920 (lui citava quest'ultima, anche se il 1917 era quella ufficialmente accettata fino a qualche anno fa), e impara a strimpellare la chitarra dal patrigno Willie Moore, con cui la madre Minnie si era risposata dopo il divorzio dal mezzadro e predicatore William Hooker. E‚ a Detroit, intorno al '43, che John Lee trova lavoro nell'industria automobilistica. Alla sera si esibisce nei locali, suscitando l'attenzione di un produttore discografico che propone alcune registrazioni alla Modern (una delle case discografiche indipendenti del tempo): Boogie Chillen, incisa nel novembre del '48, diviene n.1 nelle classifiche della musica nera (che da "race"stanno per essere denominate "rhythm & blues"), l'anno successivo. Ecco, il suo repertorio ruoterà intorno a quello stile -attenua i toni drammatici, anche vocali, tipici del Delta che in quegli anni, con l'eredità di Robert Johnson, sono diffusi al nord dai vari Muddy Waters, Elmore James, Howlin' Wolf - dinamizzandolo con iniezioni boogie o caricandolo di sfumature intimiste e meditate: I'm In The Mood, Boom Boom, Crawling Kingsnake, This Is Hip, Tupelo. Semplice la "formula", quanto irresistibilmente contagiosa anche per quegli epigoni dal volto pallido - Animals, Tony McPhee, Canned Heat, George Thorogood, per citarne solo alcuni - che, a partire dai ‚60 vanno ad abbeverarsi all‚immenso pozzo della musica nera. E‚ così che il rock lo scopre e lo (ri)lancia in termini discografici, con le varie collaborazioni, tra cui quella dei Canned Heat e di Van Morrison che tornerà spesso con lui, anche in anni recenti. John Lee Hooker, come B.B. King, è uno dei pochi grandi bluesmen a mantenere un segno personale e inequivocabile in qualsiasi "situazione collaborativa" si venga a trovare: lascia belle tracce (solo qualche piccolo inciampo) anche nelle uscite degli anni '90 che lo vedono circondato da musicisti di ogni estrazione, quali il già citato Morrison, Ry Cooder, Santana, Miles Davis, Bonnie Raitt, John Hammond. Oltre mezzo secolo di attività, diversamente da altri mai imitato con successo, Hooker pare non avere eredi stilistici significativi, ma ci ha lasciato abbondanti dosi vitaminiche per consolarci e continuare ad ascoltarlo.
Mmm...Mmm...Mmm...

© Gianni Del Savio 2001 - per gentile concessione dell'autore

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