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© Stefano Marzorati 2010

 

Harry - Un amico vero (Harry – un ami qui vous veut bien)
regia di Dominik Moll, con Laurent Lucas, Sergi Lopez, Mathilde Seigner; Distribuzione: Key Films; Anno: 2000; Nazione: Francia

recensione di Marco Ferrari

Perché mai una persona sana di mente ed equilibrata dovrebbe sposarsi e fare figli? La domanda sorge spontanea leggendo tra le righe l’ottimo noir francese – bisogna riconoscere che la cinematografia d’oltralpe quest’anno ha presentato sul grande schermo una serie di gioiellini di tutto rispetto – che si apre sull’interno di una piccola utilitaria, senza aria condizionata, in cui Michel, padre di familgia, cerca di sopravvivere al traffico, al caldo insopportabile e alle ancora più insopportabili e petulanti tre bambine.
E’ un mero transumare dal grigio della routine cittadina al grigio di una vacanza che sembra più che altro un incubo. Uno sconfitto dalla vita che progressivamente accetta con astiosa rassegnazione la morte interiore di tutte le sue passioni giovanili.
Al suo fianco la moglie, anch’essa sfatta. Sono felici? Difficile dirlo, soprattutto perché non hanno neppure il tempo per fermarsi e fare il punto sulla loro vita, dovendo anche gestire difficili rapporti parentali con una coppia di suoceri oppressivi e infiniti piccoli problemi economici.
Nel bagno di una stazione di servizio, Michel incontra un vecchio compagno di scuola, Harry, interpretato da un bravissimo Sergi Lopez (Una relazione privata).
Affettuoso, con una memoria di ferro, gentile, dominatore di tutte le situazioni che incontra, l’amico ritrovato, con affabile invadenza, si installa con la sua fidanzata, Prune, nel casale di campagna dove la famiglia passerà l’estate.
Da quel momento niente sarà più come prima.
L’atmosfera serena e lieta delle prime sequenze dissolve verso il nero (inteso come ”noir”) del thriller e il rosso del sangue: Harry si fa parte in causa nel cercare di migliorare la vita di Michel, attraverso l’eliminazione di qualsiasi problema che si ponga sulla sua strada.
Più che alla ricerca del successo siamo alla giustificazione dell’insuccesso di Michel, ma in ogni caso il film di Dominik Moll vola più alto di qualsiasi risvolto moralisticheggiante. Il regista ignora volutamente il fuoricampo, il mistero, la suspense per lasciare spazio a un gioco pericoloso - condotto da Harry - in cui tutto è esplicito, dichiarato, visibile.