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The Rise and Fall of Ziggy Stardust and The Spiders from Mars - David
Bowie (Emi), 1972.
Chitarrista: Mick Ronson. Concept album dell'era 'aliena' di Bowie,
L'ascesa e la caduta di Ziggy 'Polvere di Stelle' rimane, a distanza di
quasi trent'anni, una raccolta di splendide canzoni. Messi da parte i
vecchi costumi di scena e il melò della rappresentazione, rimangono i
solid riffs del compianto Mick Ronson, creatore dello stile glam n' roll
che combaciava perfettamente con l'attitudine dandy-esistenzial-decadente
del Duca Bianco e che ha consacrato all'immortalità pezzi come Suffragette
City, Moonage Daydream e la title track (ballata elettrica devastante
che servirà, qualche anno più tardi, a spedire in classifica i maestri
del dark sound Bauhaus).
12
Made in Japan - Deep Purple (Wea), 1973. Chitarrista:
Ritchie Blackmore. Per molti rimane ancora il miglor album live mai
registrato nella storia del rock. Sarà che la nostalgia del passato gioca
a favore di certe affermazioni, ma "Made in Japan" é un po' il prototipo
del perfetto live album e, come tale, darà vita a tutta una progenie di
figli più o meno riusciti. Blackmore alla chitarra forgia riffs che resteranno
impressi nel bagaglio genetico di intere geenrazioni di chitarristi che
seguiranno. E Smoke on the Water é l'ABC del moderno hard rock.
13
Marquee Moon - Television (Elektra), 1977. Chitarristi:
Tom Verlaine, Richard Lloyd. Nati nella stagione del punk, ponte
di transito con l'avvento della new wave, Tom Verlaine e i suoi compagni
di avventura sfuggivano ai clichés di stampo rock blues di molti dei loro
coetanei per inventare un suono nuovo, un po' freddo e alieno, di straordinaria
efficacia espressiva. Spariranno dopo due album, ma la loro influenza
si riscontreà nelle gesta di bands come Talking Heads, U2 e Wire. Verlaine
e Richard Lloyd hanno inventato la chitarra post-punk.
14
Never Mind The Bollocks - Sex Pistols (Virgin), 1977. Chitarrista:
Steve Jones. Forse Sid Vicious non sapeva suonare il basso, ma
Steve Jones alla chitarra ha rappresentato un bel puntello al sound dei
Sex Pistols. Scampoli di rock'n'roll brutalizzato ed elevato all'ennesima
potenza sostengono la struttura minimale di brani come Anarchy in the
UK o la versione della No Fun degli Stooges. E poi nessuno dimentica l'apertura
di tre note di Pretty Vacant che mantiene a tutt'oggi immutato il suo
impatto devastante e la sua forza.
15
Boston - Boston (CBS), 1976.
Chitarrista: Tom Scholz. L'album che definì i canoni del moderno
AOR (Adult Oriented Rock). Tom Scholz, anima dei Boston, é un altro personaggio
da annoverare nella galleria dei maestri. Registrato in una cantina, su
una console a dodici piste, l'album venderà qualcosa come sei milioni
di copie. More Than a Feeling la ritrovate in decine di compilation ed
é, anche stavolta, un classico.
16
Dire Straits - Dire Straits (Vertigo), 1978. Chitarrista:
Mark Knopfler. In piena ondata punk spuntano i quattro bravi ragazzi
che narrano le gesta dei 'sultani dello swing'. Ed é subito un grande
successo. Lo stile di Mark Knopfler si impone come modello da seguire
ed imitare. La sua Fender Stratocaster, languida e ruvida allo stesso
tempo, modella brani come Down by the Waterline e la stracoverizzata
Sultans of Swing.
17
Regatta de Blanc - Police (A&M), 1979. Chitarrista:
Andy Summers. Tra i primi a usare con efficacia e maestria gli
effetti chorus e flanger, Andy Summers, cresciuto tra il blues
e il prog rock, costruisce con questo album (il secondo dei Police) la
sua reputazione di maestro. Misurato nei suoi interventi, ma efficacissimo,
grande inventore di riffs memorabili, Summers coltiverà la sua vena da
sperimentatore nei successivi album del gruppo, giungendo alla perfezione
sofisticata di Synchronicity...
18
Iron Maiden - The Number
of the Beast (Emi), 1982. Chitarristi:
Dave Murray, Adrian Smith. Con l'ingresso alla voce di Bruce
Dickinson e dopo due album che pescavano tra sonorità a metà tra il
metal e il punk, gli Iron Maiden arrivano al successo con questo album.
Più che di tecnica si tratta di attitudine, forse, ma Dave Murray e Adrian
Smith, i due guitarmen della formazione, scolpiscono un'altra galleria
di suoni che verrà presa a modello ed esempio da molti altri.
19
Back in Black - AC/DC (Atlantic), 1980. Chitarristi:
Angus e Malcolm Young. Pubblicato a poca distanza dalla tragica
scomparsa del cantante Bon Scott, Back in Black consacra definitivamente
la band australiana al successo. E' puro rock'n'roll, senza fronzoli,
fatto per divertire e scuotere le membra, ma funziona benissimo. Angus
Young, collegiale posseduto, alla chitarra solista e il fratello Malcolm
alla ritmica confezionano una esaltante sequenza di riffs titanici, breaks
e aperture da antologia in brani come Hells Bells, Shoot to
Thrill e la title track. parlarne ci fa venire la voglia di rimettere
nel lettore, per la centesima volta, il dischetto.
20
The Joshua Tree - U2 (Island),
1987. Chitarrista:
The Edge. Prima di questo c'erano stati October e War.
Ma é l'"albero di Joshua" che consegna definitivamente la band irlandese
alla fama. E molto del merito va allo stile chitarristico di The Edge.
L'intro di Where the Streets Have No Name, Bullet the Blue Sky,
With or Without You influenzeranno anche in questo caso decine di
imitatori, ma lo stile di The Edge rimane ancora oggi senza eguali.
< continua>>
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