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NIGHT OF THE LIVING GUITARS: 100 MEMORABILI ALBUMS DOVE LA CHITARRA HA ASSUNTO UN RUOLO PARTICOLARMENTE INNOVATIVO/PRIMA PARTE...

Una discografia parziale sui chitarristi che hanno cambiato la faccia del rock e che ne hanno influenzato la storia: dal blues maledetto di Robert Johnson alla rabbia di Kurt Cobain una piccola guida agli eroi della chitarra, lo strumento che, da sempre, ha incarnato l'essenza del rock'n'roll e ne ha rappresentato l'emblema, l'icona dello spirito ribelle.

1 King of the Delta Blues Singers - Robert Johnson (CBS) Chitarrista: Robert Johnson. Il primo bluesmen a firmare un patto con il diavolo... così narrano le molte leggende fiorite intorno alla figura di Robert Johnson. E alla sua morte misteriosa: avvelenato da un marito geloso, sostiene qualcuno, andato all'inferno per tenere fede al suo patto. Comunque sia quello che si racconta ai crocicchi, Johnson é sicuramente il primo della nostra lista. Maestro di gente come Keith Richards che ha cercato di carpirne i segreti, rimangono di lui poche, preziose registrazioni, frutto di una session di due giorni in una stanza d'albergo avvenuta tra il 1936 e il 1937. Rimaste in archivio, ignorate, per venticinque anni, furono 'riesumate' opportunamente con il blues revival degli anni Sessanta. Un sacco di storie sono nate da qui e non tutte sono leggenda. Johnson é completamente da solo, le dita e le mani un tutt'uno con le corde e la tastiera. Accordi blues stravolti e linee jazzate e la fisicità del paesaggio del Delta e dei suoi elementi fatti suono, come nella locomotiva di If I Had Possession Over Judgement Day.

2 The best of Muddy Waters - Muddy Waters (Chess), 1957. Chitarrista: Muddy Waters. Mr. Morganfield al suo meglio, supportato dai fidi Willie Dixon al contrabbasso e Otis Spann al piano. Puro blues urbano di Chicago, con le sonorità cristalline e il fascino immortale di brani come I'm Your Hoochie Coochie Man, I Can't be Satisfied, I Just Wanna Make Love to You, Long Distance Call. 'Il blues ha avuto un figlio e lo hanno chiamato rock'n'roll', così recita il verso di un altro celeberrimo brano di Muddy ed é tutto vero. Waters, al pari di Johnson, del suo compagno Dixon, é stato maestro di un'intera generazione di giovani ragazzi bianchi armati di chitarra che sognavano di avere la pelle nera...

3 The Who - The Who Sings My Generation (Decca), 1965. Chitarrista: Pete Townshend. Primo album di Pete Townshend e soci. Oltre a contenere uno dei primi inni di angst generazionale (My Generation) impone definitivamente lo stile del chitarrista, fatto di mille tricks tecnici e di pose che hanno dato linfa al repertorio da palco di mille guitar heroes. Ma lui, mr. townshend é rimasto inconfondibile, con quel movimento rotatorio del braccio destro e la mano che cade strummando le note della sua fida Gibson color Cherry Red. Innovatore nello stile, certo, ma anche raffinato e colto compositore di rock operas (Tommy) e concept album (Quadrophenia). Rock is Dead? Long Live Rock!

4 The Velvet Underground - The Velvet Underground and Nico (Verve), 1967. Chitarristi: Sterling Morrison, Lou Reed. Il primo album del Velluto Sotteraneo fortemente incoraggiato da Andy Warhol, rimane un classico, nella apparente rozzezza dei suoni e nella freschezza dell'esecuzione. Sterling Morrison e Lou Reed si dividono i compiti alla chitarra supportati dal basso e dalla viola di John Cale e dalla voce della 'femme fatale' Nico. Un album "classico" che più che la tecnica influenzò lo stile. Un sacco di gente ha imparato a strimpellarte i primi accordi di chitarra proprio da questi solchi, dalla sequenza di Waiting for My Man alla pallida bellezza spettrale di Heroine.

5 Are You Experienced - The Jimi Hendrix Experience (Polydor), 1967. Chitarrista: Jimi Hendrix. Uno dei più attesi e promettenti debutti dell'epoca. Hendrix era già un mito prima ancora di inciderlo, grazie anche all'ottimo lavoro del manager Chas Chandler (ex bassista dei mitici Animals). Soul allucinato, psichedelia, rhythm and blues si fondono nell'universo sonoro della Stratocaster mancina del grande di Seattle. In Inghilterra Jimi sconvolse più di un guitar hero: da Clapton a Jeff Beck che disse "ci fa sembrare tutti quanti un branco di bibliotecari". Ma il ricordo migliore resta forse quello di Pete Townshend: "Quando Jimi suonava ogni cosa cambiava. I colori cambiavano. Tutto".

6 Abraxas - Carlos Santana (CBS) 1970. Chitarrista: Carlos Santana. Consacrato dal festival di Woodstock alla fama e al successo, Santana inaugura con questo album la sua lunga carriera, forgiando quello stile che, in tutti questi anni, é rimasto praticamente immutato, nonostante parecchie concessioni alla commercialità. Ritmi latini e accelerazioni rock si fondono in Samba Pa Ti e Oye Como Va, e il classico Black Magic Woman di Peter green viene ripescato per farne un hit.

7 Hot Rats - Frank Zappa (Bizzarre), 1969. Chitarrista: Frank Zappa. Primo album della carriera solista di Zappa dopo la gloriosa e proficua avventura con le Mothers of Invention. Lo stile di Zappa é anticonvenzionale e iconoclasta, ricco di dissonanze e teso a ridare al concetto di "jam session" il suo significato più vero e originale. Zappa é geniale sia come strumentista che come compositore e Peaches En Regalia lo dimostra ampiamente.

8 The End of the Game - Peter Green. Chitarrista: Peter Green. Dopo i fasti del Blues revival vissuti come protagonista con i Bluesbreakers di John Mayall e con i Fleetwood Mac pronti ormai a dirigersi versi altri lidi, Greene incide questo capolavoro oscuro prima di sparire nell'anominato (dal quale riemergerà solo molti anni più tardi). 'La fine del gioco' é la resa alla creatività, la purificazione dagli estenuanti rituali dello show business e delle classifiche, e forse la traccia residua, allucinata, dei bad trips compiuti in stanze d'hotel durante la tournèe USA. Un album immortale...

9 Black Sabbath - Black Sabbath (Vertigo), 1970. Chitarrista: Toni Iommi. La cover di sapore gotico, le note di copertina che riecheggiano le pagine di qualche rivista pulp degli anni Quaranta. L'esordio dei Black Sabbath regala molto di più di qualche dozzinale brivido horror: é il primo passo dell'ascesa di Toni Iommi, axe man del gruppo, nell'Olimpo delle chitarre rock. Bistrattato dai critici, lo stile di Iommi (con l'uso di accordature inusuali e quella 'lentezza' sepolcrale) farà sentire la sua influenza, oltre che nella formazione di parecchi guitar heroes del metal e del doom, negli anni del grunge quando verrà preso a modello da parecchi giovani chitarristi.

10 A Night at the Opera - Queen (Emi), 1975. Chitarrista: Brian May. Il sound dei Queen era basato sulla presenza di due talenti come Freddie Mercury e Brian May. Qui, nella loro opera più ambiziosa, la chitarra di May sfoggia un'incredibile gamma di suoni (dalla dolcezza di You're My Best Friend all'impatto di Death on Two Legs) rivelandosi maestra di armonie.

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