|

SITI UFFICIALI
Steve Vai
The
Official Muddy Waters Website
Ritchie Blackmore
Jimi Hendrix:
news, merchandising e molto altro...
Lou Reed
Peter Green
John Mayall
REM
Sonic Youth
Radiohead
Van Halen
Def Leppard
SITI
NON UFFICIALI
Un sito non ufficiale dedicato a Brian
May, chitarrista dei Queen
Visita
la tomba di Muddy Waters
|
NIGHT
OF THE LIVING GUITARS: 100 MEMORABILI ALBUMS DOVE LA CHITARRA HA ASSUNTO
UN RUOLO PARTICOLARMENTE INNOVATIVO/PRIMA PARTE...
Una discografia parziale sui chitarristi che hanno cambiato la faccia
del rock e che ne hanno influenzato la storia: dal blues maledetto di
Robert Johnson alla rabbia di Kurt Cobain una piccola guida agli eroi
della chitarra, lo strumento che, da sempre, ha incarnato l'essenza del
rock'n'roll e ne ha rappresentato l'emblema, l'icona dello spirito ribelle.

1 King of the Delta Blues Singers - Robert Johnson (CBS) Chitarrista:
Robert Johnson.
Il primo bluesmen a firmare un patto con il diavolo... così narrano le
molte leggende fiorite intorno alla figura di Robert Johnson. E alla sua
morte misteriosa: avvelenato da un marito geloso, sostiene qualcuno, andato
all'inferno per tenere fede al suo patto. Comunque sia quello che si racconta
ai crocicchi, Johnson é sicuramente il primo della nostra lista. Maestro
di gente come Keith Richards che ha cercato di carpirne i segreti,
rimangono di lui poche, preziose registrazioni, frutto di una session
di due giorni in una stanza d'albergo avvenuta tra il 1936 e il 1937.
Rimaste in archivio, ignorate, per venticinque anni, furono 'riesumate'
opportunamente con il blues revival degli anni Sessanta. Un sacco di storie
sono nate da qui e non tutte sono leggenda. Johnson é completamente da
solo, le dita e le mani un tutt'uno con le corde e la tastiera. Accordi
blues stravolti e linee jazzate e la fisicità del paesaggio del Delta
e dei suoi elementi fatti suono, come nella locomotiva di If I Had
Possession Over Judgement Day.
2
The best of Muddy Waters
- Muddy Waters (Chess), 1957.
Chitarrista: Muddy Waters. Mr. Morganfield al suo meglio, supportato
dai fidi Willie Dixon al contrabbasso e Otis Spann al piano.
Puro blues urbano di Chicago, con le sonorità cristalline e il fascino
immortale di brani come I'm Your Hoochie Coochie Man, I Can't be Satisfied,
I Just Wanna Make Love to You, Long Distance Call. 'Il blues ha avuto
un figlio e lo hanno chiamato rock'n'roll', così recita il verso di un
altro celeberrimo brano di Muddy ed é tutto vero. Waters, al pari di Johnson,
del suo compagno Dixon, é stato maestro di un'intera generazione di giovani
ragazzi bianchi armati di chitarra che sognavano di avere la pelle nera...
3
The Who - The Who Sings My Generation (Decca), 1965. Chitarrista:
Pete Townshend. Primo album di Pete Townshend e soci. Oltre a contenere
uno dei primi inni di angst generazionale (My Generation) impone
definitivamente lo stile del chitarrista, fatto di mille tricks tecnici
e di pose che hanno dato linfa al repertorio da palco di mille guitar
heroes. Ma lui, mr. townshend é rimasto inconfondibile, con quel movimento
rotatorio del braccio destro e la mano che cade strummando le note della
sua fida Gibson color Cherry Red. Innovatore nello stile, certo,
ma anche raffinato e colto compositore di rock operas (Tommy) e
concept album (Quadrophenia). Rock is Dead? Long Live Rock!
4
The Velvet Underground
- The Velvet Underground and Nico (Verve), 1967.
Chitarristi: Sterling Morrison, Lou Reed. Il primo album del Velluto
Sotteraneo fortemente incoraggiato da Andy Warhol, rimane un classico,
nella apparente rozzezza dei suoni e nella freschezza dell'esecuzione.
Sterling Morrison e Lou Reed si dividono i compiti alla chitarra supportati
dal basso e dalla viola di John Cale e dalla voce della 'femme fatale'
Nico. Un album "classico" che più che la tecnica influenzò lo stile. Un
sacco di gente ha imparato a strimpellarte i primi accordi di chitarra
proprio da questi solchi, dalla sequenza di Waiting for My Man
alla pallida bellezza spettrale di Heroine.
5
Are You Experienced - The
Jimi Hendrix Experience (Polydor), 1967.
Chitarrista: Jimi Hendrix. Uno dei più attesi e promettenti debutti
dell'epoca. Hendrix era già un mito prima ancora di inciderlo, grazie
anche all'ottimo lavoro del manager Chas Chandler (ex bassista dei mitici
Animals). Soul allucinato, psichedelia, rhythm and blues si fondono nell'universo
sonoro della Stratocaster mancina del grande di Seattle. In Inghilterra
Jimi sconvolse più di un guitar hero: da Clapton a Jeff Beck che disse
"ci fa sembrare tutti quanti un branco di bibliotecari". Ma il ricordo
migliore resta forse quello di Pete Townshend: "Quando Jimi suonava ogni
cosa cambiava. I colori cambiavano. Tutto".
6
Abraxas - Carlos Santana (CBS) 1970.
Chitarrista: Carlos Santana. Consacrato dal festival di Woodstock
alla fama e al successo, Santana inaugura con questo album la sua lunga
carriera, forgiando quello stile che, in tutti questi anni, é rimasto
praticamente immutato, nonostante parecchie concessioni alla commercialità.
Ritmi latini e accelerazioni rock si fondono in Samba Pa Ti e Oye
Como Va, e il classico Black Magic Woman di Peter green viene
ripescato per farne un hit.
7
Hot Rats - Frank Zappa
(Bizzarre), 1969. Chitarrista:
Frank Zappa. Primo album della carriera solista di Zappa dopo la
gloriosa e proficua avventura con le Mothers of Invention. Lo stile
di Zappa é anticonvenzionale e iconoclasta, ricco di dissonanze e teso
a ridare al concetto di "jam session" il suo significato più vero e originale.
Zappa é geniale sia come strumentista che come compositore e Peaches
En Regalia lo dimostra ampiamente.
8
The End of the Game - Peter
Green.
Chitarrista: Peter Green. Dopo i fasti del Blues revival vissuti
come protagonista con i Bluesbreakers di John Mayall e con i Fleetwood
Mac pronti ormai a dirigersi versi altri lidi, Greene incide questo capolavoro
oscuro prima di sparire nell'anominato (dal quale riemergerà solo molti
anni più tardi). 'La fine del gioco' é la resa alla creatività, la purificazione
dagli estenuanti rituali dello show business e delle classifiche, e forse
la traccia residua, allucinata, dei bad trips compiuti in stanze d'hotel
durante la tournèe USA. Un album immortale...
9
Black Sabbath - Black Sabbath
(Vertigo), 1970. Chitarrista:
Toni
Iommi. La
cover di sapore gotico, le note di copertina che riecheggiano le pagine
di qualche rivista pulp degli anni Quaranta. L'esordio dei Black Sabbath
regala molto di più di qualche dozzinale brivido horror: é il primo passo
dell'ascesa di Toni Iommi, axe man del gruppo, nell'Olimpo delle
chitarre rock. Bistrattato dai critici, lo stile di Iommi (con l'uso di
accordature inusuali e quella 'lentezza' sepolcrale) farà sentire la sua
influenza, oltre che nella formazione di parecchi guitar heroes del metal
e del doom, negli anni del grunge quando verrà preso a modello da parecchi
giovani chitarristi.
10
A Night at the Opera -
Queen (Emi), 1975.
Chitarrista: Brian May. Il sound dei Queen era basato sulla presenza
di due talenti come Freddie Mercury e Brian May. Qui, nella loro
opera più ambiziosa, la chitarra di May sfoggia un'incredibile gamma di
suoni (dalla dolcezza di You're My Best Friend all'impatto di
Death on Two Legs) rivelandosi maestra di armonie.
webmasters: stefano
marzorati e grazia paternuosto | drive © stefano marzorati 1999-2004
| a true romance production
|