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IL
VERDE DONA A KEVIN SMITH di Paolo Ferrara
Ci aveva già dimostrato di saperci fare facendoci divertire
con Jay&Silent Bob e intrigandoci e stupendoci
con la sua miniserie di Devil.
Ma niente avrebbe potuto prepararci a quello che ci sarebbe
aspettato con Green Arrow.
Certo, che il mondo DC sconfinferi al nostro regista indipendente
è abbastanza palese, così come lapalissiana
la sua passione per il buon vecchio Oliver Queen alias Freccia
Verde.
Ma mai avremmo pensato fino a questo punto.
Il volume con le prime cinque storie, i primi cinque numeri
della nuova serie, è uscito per i tizi della Play Press,
con un discreto redazionale sul personaggio (è un po
che non si vedevano su albi Play) e unintroduzione dello
stesso Smith dove spiega i ritardi di uscita della serie (in
America).
Cominciando a leggere a quelle scuse non si può che
trovare una risposta: ne è valsa la pena.
Il disegno di Phil Hester non è niente di eclatante,
discreto ma nessuna novità.
Tutta lincredibile forza della nuova serie sta nei testi
del nostro Bob il taciturno.
Folgorante. Cominciate a leggere e non vi staccherete che
per ridere, per raccontare una scena a chi vi sta nei pressi
o perché avete finito il volume. Avvincente, coinvolgente
e ritmo serrato. E il tutto con, per ora, uno dei più
bassi tassi dazione in una serie supereroistica mai
visti.
I dialoghi, i dialoghi sono il fulcro di tutto quanto, il
motore, e che motore, dellazione.
Poche parole e Kevin Smith da vita, spessore e sentimento
a qualunque personaggio.
Oliver Queen è più vivo che mai (questa affermazione
presenta più piani interpretativi, perché tra
le altre cose, Oliver Queen era morto disinnescando una bomba
in un episodio di Superman ed era stato momentaneamente sostituito
nel nome dal figlio illegittimo Connor Hawke). Oliver Queen
è più umano e più sé stesso
di quanto non sia mai stato finora. Le parole assumono un
peso incredibile, dai deliziosi giochi che ci offrono i titoli,
agli appellativi che il nostro eroe in verde appioppa a tutta
la ghenga supereroistica DC, inquadrando in poche manciate
di parole forma, sostanza e tic degli amati eroi in calzamaglia.
Davvero incredibile la capacità di questo sceneggiatore,
ricordando soprattutto che viene dal cinema (e la mole di
citazioni cinematografiche che sparge qua e là ci tengono
la memoria sveglia) e che da poco si è avvicinato al
fumetto. In tre tavole di dialogo di apertura, tanto per fare
un esempio, ci definisce alla perfezione Batman, Superman,
il loro rapporto e il loro concetto di giustizia.
Rapporti interpersonali, visioni della giustizia, caratteri,
sentimenti: sembra di guardare i personaggi attraverso un
divertentissimo microscopio. Ovviamente il tutto senza dimenticare
la famosa, osannata e odiata continuity, pur realizzando
una storia che resta leggibile e piacevolissima anche per
un qualunque neofita.
Penso esista una fila di sceneggiatori a fumetti che pagherebbero
con interi pezzi del proprio corpo una simile capacità.
Sinceramente il miglior volume di supereroi che leggo da anni.
Evidentemente così la pensa anche il pubblico e la
critica americana, tanto che la DC Comics ha già pensato
di affidare al nostro regista/fumettista la testata The
Brave and The Bold (dove si avvicendano storie di tandem
tra personaggi). E se tanto mi da tanto, io sono già
in fibrillazione al solo pensiero, mentre rimango in attesa
infantile del prossimo volume del nostro verde arciere.
The Queen is alive. Long life to the Queen and long life
to Kevin Skmith!
©
2002 Paolo Ferrara - per gentile concessione dell'autore
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