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GOSTANZA DA LIBBIANO di Paolo Benvenuti; con Lucia Poli, Valentino Davanzati, PaoloSpaziani, Renzo Cerrato, Lele Biagi; produzione: Italia; anno : 2000; commento: **** 1/2

Non esiste pietà nei meccanismi inquisitori. Una volta messi in moto, la sentenza nei confronti dell’accusato è già scritta. Che cosa può fare la vittima, indifesa e ignuda - sia moralmente sia fisicamente - di fronte ai suoi persecutori? Può solo cercare la fuga in quell’universo immaginario al quale la si accusa di appartenere.
Rifacendosi ai dettagliati atti del processo tenutosi nel 1594 e attualmente custoditi nel museo del castello di San Miniato, Paolo Benvenuti ricostruisce il processo a Monna Gostanza da Libbiano, popolana nel Granducato di Toscana della seconda metà del Cinquecento, di professione levatrice e guaritrice, accusata dall’Inquisizione di stregoneria.
Il regista pisano (ricordiamo Confortorio e Tiburzi) - unico in Italia - rimanda a Dreyer, Bresson e al primo Bergman : il film ha uno stile asciutto e rigoroso ed è fotografato in un bellissimo bianco e nero in un susseguirsi di inquadrature perfette. I dialoghi tra i personaggi davanti alla finestra a grate, con lo sfondo esterno bianco ci riportano alla cinematografia danese degli anni Trenta, mentre i personaggi, ripresi dal basso verso l’alto, rimandano ai polittici dell’epoca.
Lucia Poli - nel ruolo della protagonista - è di una bravura magistrale: nei lunghi monologhi, fotografati in primissimo piano, che il regista le dedica, riempie di emozione lo schermo. La sua Gostanza non è una donna sconfitta; con le ossa doloranti per le torture subite, conscia delle intenzioni dei suoi aguzzini, riesce a rivoltarsi contro di loro nel modo più astuto e sottile. Anziché negare e cercare una discolpa, sceglie di cavalcare la tigre dell’accusa, fino a rappresentare agli occhi dei carnefici un mondo del Maligno pieno di gioia e libertà. I suoi inquisitori saranno costretti a mandarla assolta, per non riconoscere la veridicità delle sue parole, che descrivono un Nemico diametralmente opposto a quello che vogliono combattere, creato da loro stessi a prorpia immagine e somiglianza.
Se ne raccomanda la visione su grande schermo, compatibilmente con la limitata distribuzione della pellicola.

© Marco Ferrari - per gentile concessione dell'autore

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