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UNA
"MACCHINA" CHE NON VA...
THE GODDESS OF 1967, regia
di Clara Law con Rose Byrne, Rikiya Kurokawa, Nicholas Hope,
Elise McCredie; produzione: Australia, 2000; commento: *
La Citroèn DS 19,
che in francese si pronuncia "Dèesse" (che vuol dire "Dea") apparve
sul mercato dell'auto nel 1955 e fu considerata il modello della tecnologia
avveniristica negli anni in cui il design aerodinamico veniva applicato
a qualsiasi bene di largo consumo. In realtà fu soprattutto - dal
punto di vista produttivo e culturale - un'auto di rappresentanza, usata
dai politici e nelle parate ufficiali. Pur non essendo stata auto di grandi
prestazioni, la DS 19 ha finito comunque per entrare nella mitologia dell'automobile,
forse anche perchè simbolo di quel periodo entusiasmante, gli anni
Cinquanta, in cui la società occidentale scopriva per la prima
volta il benessere e il progresso di massa. Nel film di Clara Law
il principale protagonista è proprio una Citroèn DS 19 del
1967, color salmone, per la quale un giovane giapponese è pronto
a pagare 35.000 dollari e fare il viaggio da Tokyo all'Australia per recuperarla.
Una volta trasferitosi sul Nuovissimo Continente, con l'entrata in scena
della vettura, il film si trasforma in un picaresco road movie,
pieno di eventi che restano in sospeso, di incontri con figure grottesche
ed estreme. In realtà, più che a un film, si è costretti
ad assistere a una serie di esercizi di messa in scena. La regista Clara
Law, priva di alcuna originalità ma piena di supponenza, sottopone
deliberatamente lo sventurato spettatore a continue situazioni narrative
impossibili e fine a se stesse, a volte prendendo spunto da altri giovani
registi (di ben diverso spessore), quali l'inglese Danny Boyle
(Trainspotting) o l'australiano Rolf de Heer (Bad Boy
Bubby). La Law fa immediatamente comprendere di essere completamente
disinteressata a tutti gli aspetti concernenti la sceneggiatura, per dare
invece spazio a improvvisazioni visive e sonore - immagini e colori contrastati
e metallici, inquadrature asimmetriche, suoni ed echi amplificati, musiche
minimaliste e post-industriali, recitazione straniata - a dir poco irritanti.
Ci resta assolutamente oscuro come la giuria del 57¡ Festival di Venezia
(2000) possa poi aver premiato l'attrice Rose Byrne con la
Coppa Volpi, ma tant'è.
Segnaliamo per i cinefili - a puro titolo di curiosità - la presenza
di Nicholas Hope nel ruolo di nonno pedofilo: era il protagonista
del già citato Bad Boy Bubby.
Marco Ferrari
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