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WE "GLAM" BUT SURE WE DON'T ROCK - Breve ma spietata analisi su uno dei piu' grandi bluffs che la storia del rock ricordi...

A parte David Bowie, Lou Reed e qualche gemma dei T. REX ho sempre considerato il movimento glam come una autentica sciatteria sotto forma di ... "musica". Etichettare "artisti" pseudo- rockers quali Gary Glitter o Sweet e Slade sarebbe come rinnegare in pieno il concetto di rock-music intesa
come arte dello spirito ribelle e spesso iconoclasta; altro non si trattò che di un'immagine tronfia e stantia, tra le meno fantasiose mai apparse, una irritante quanto offensiva, vomitevole sequela di lustrini e paillettes, che tanto piu' luccicavano quanto piu' la musica, quella vera, genuina, scompariva progressivamente, senza lasciare pressoche' traccia od un ricordo ben definito o tangibile. Che questa corrente tanto assurda quanto simbolo dell'inutilità più lampante e sconcertante abbia avuto un seguito su generazioni di metallari segaioli incapaci di ricavare dai propri strumenti una benche' minima scintilla di originalità compositiva risulta sin troppo evidente, oggi. Molti ascoltatori di musica, ahimè, come sempre accade, la stragrande maggioranza, non hanno affatto compreso che quelle poche, pochissime gemme improntate sul fascino impossibilmente kitsch del glam sono state estratte da artisti del calibro di David Bowie, Lou Reed, Marc Bolan e Mott The Hoople (citerei anche i New York Dolls, sebbene non abbia mai approfondito la loro, comunque originale, rilevante portata musicale), e non certo dai già menzionati Glitter and Company. Eccettuato il leggendario, epocale (e in poche, rare circostanze questo termine ha assunto si' tale pienezza di significato ed intenzione) The Rise and Fall of Ziggy Stardsut and the Spiders from Mars , nessun'altra opera dell'epoca ha mai così egregiamente riassunto il concetto di decadentismo e ambiguità sessuale, con un "Duca Bianco" sinonimo di espressività e genio artistico, uniti ad innegabile sensibilità e assoluto tempismo musicale completamente fuori dall'ordinario. Occorrerebbe precisare che, come molti invece hanno sempre pensato (e mai obiettato), non fu Bowie a portare il glam alla conoscenza del grande pubblico giovanile: fu Marc Bolan, e precisamente con Electric Warrior (datato Ottobre 1971, se non erro) che cominciò ad affacciarsi questa "coloratissima esposizione" tutta colore e lucchichii rappresentate da fat guitars e inni semi-adoloscenziali al teenage sex'n'roll.
Fortunatamente, sia Bolan che Mr. Ziggy sarebbero sfuggiti agli stati piu' bradi di questo sotto-sotto-genere, lasciando l'infausta, ignobile "eredità" ad altre decine di glammers idioti e senza una precisa vocazione musicale.
Se davvero avrete bisogno di un esempio che funga da "guida" al riconoscimento "glam-artistico" di Bolan, vi è una frase alquanto significativa contenuta all'inizio di Lady Stardust , forse il miglior spaccato in assoluto di Bowie, contenuta, of course, nel leggendario ZIGGY STARDUST: "People stare at the make-up on his face..." (La gente fissa lo sguardo sul trucco sulla sua faccia...") - che altro non è che una piccola, sincera celebrazione all'iconografia "bolaniana" dell'epoca, segno implicito di come Bowie stesso sia stato influenzato dalla struggenza e decadentismo del futuro Re del Glam. Se esaminate alcune tappe fondamentali all'interno del percorso artistico dei due (intendo nei primi anni di affermazione personale), uno, sebbene solo a brevi tratti, sembra rincorrere l'altro: fulgida dimostrazione di cio' e' Cosmic Dancer, perfetto connubio fotografico dell'epoca, un esemplare incrocio tra la saga spaziale di Space Oddity ed una drammatica perdita nel subconscio. Non a caso Cosmic Dancer, immediatamente a partire dai primi sospesi accordi, non può che ricordare proprio la vicenda struggente del Major Tom: i toni sembrano equivalersi, quasi una sia il sequel dell'altra. Rimarrà in assoluto il capolavoro di Bolan, mai più eguagliato.
Quanto al pattume di provenienza Sweet and Slade, non ho molte parole da spendere. Per un buon triennio essi hanno rappresentato la suprema antitesi del rock piu' creativo e rivoluzionario: spazzatura per teen-agers senza cervello, oserei affermare senza pudore alcuno, musica (se il termine può apparirvi lecito) senza una precisa collocazione temporale, creata apposta per insulsi parties a base di aranciata e Coca-Cola, aventi la medesima valenza degli isterismi di massa esercitati in favore di idoli pop italiani quali Rita Pavone o Little Tony, passando per altri sciocchi pseudo-eroi apparsi in Cantagiri ed orribili edizioni del Festival di Sanremo.
Ovvero: il cattivo gusto pare non avere mai fine, e per le nostre orecchie tutto questo non può che comportare un martirio infinito, tanto orrorifico da ledere il nostro udito in fatto di musica vera.
In sintesi, quando l'idiozia e la totale mancanza di classe o idee che rasentino un minimo di originalità vengono sposate alla musica, avrete come "demone partorito" il filone del Glam Rock: un figlio degenere, con un quoziente intellettivo molto al di sotto della media; una "creatura" che spaccia continuamente (incessantemente) trucco, rumore ed insensati assoli al fulmicotone per creatività, illudendo (perche' di illusione altro non si può che parlare) un giovanissimo, ancora vergine (in tutti i sensi) pubblico senza pretesa alcuna , e soprattutto, senza la minima intenzione di poter razionalmente pensare e successivamente realizzare quale sia davvero il confine tra il bello ed il brutto, tra l'arte e il trash, tra il talento e l'idiozia piu' belligerante e sconfinata.

© Alan Tasselli 2003 - per gentile concessione dell'autore

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