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© Stefano Marzorati 2010

 

Il gladiatore
regia di Ridley Scott, con Russell Crowe, Joaquin Phoenix, Richard Harris, Spencer Treat Clark, Derek Jacobi, Oliver Reed, Connie Nielsen; fotografia:John Mathieson;produzione: USAdistribuzione: UIPanno: 2000

recensione di Marco Ferrari

Epico, maestoso, dirompente. Un fiume in piena che, rotti gli argini, trascina via con sè ogni cosa al suo passaggio ; solo così si può descrivere la potenza dell'impatto cinematografico de Il Gladiatore sullo spettatore in sala, che viene letteralmente risucchiato in due ore e mezza di tumultuoso spettacolo. Ha ragione Tullio Kezich nel dire (Corriere della Sera, 20 maggio 2000) che il film sarà pure un falso storico, ma è senz'altro degno del "Ben Hur" di Wyler. L'ultimo film di Ridley Scott comunque non è e non vuole essere storico: il regista ha espressamente dichiarato di aver reinterpretato liberamente fatti, personaggi, usi e costumi. Con buona pace degli storici che devono continuare a concentrare i loro strali su "Spartacus" di Kubrick, film che - al contrario - aveva ambizioni di perfetta ricostruzione storica. Non è neppure un "peplum", in quanto scenografia, costumi e personaggi sono distanti dai film epici degli anni Sessanta. Non è neppure un "fantasy", poichè ci vengono risparmiate quell'insopportabile patchwork di creaturine e mostriciattoli tanto cari al genere. "Il Gladiatore" è - come lo ha giustamente definito Gianni Canova su Duel n° 80 - "la nuova maschera della fantascienza". Attraverso un "ysteron proteron" storico-culturale, Scott ridefinisce la fantascienza attraverso una contaminazione post-moderna della storia. L'impatto visivo e l'innovazione tematica sono di tale intensità che al regista si perdonano anche alcuni eccessi nell'uso della computer graphic e dello slow-motion. Il genio di Ridley Scott ha qui creato un nuovo genere, in cui assistiamo al connubio degli archetipi dei suoi capolavori (gli anfratti bui, umidi e sferraglianti di Alien, il cozzare di lame e i duelli de I Duellanti, il caos universale di Blade Runner) con la fantascienza alla Mad Max e il filone delle reinterpretazioni dei classici, una per tutte le rivisitazioni di Shakespeare in chiave post-moderna stile Titus. La storia per sommi capi narra le disavventure di Massimo (Russell Crowe, molto bravo, ormai assurto al ruolo di star), valoroso generale al servizio di Marco Aurelio (Richard Harris) che, dopo la morte dell'imperatore ad opera del figlio Commodo (sic !) (Joaquim Phoenix), si ritrova con la famiglia sterminata, prima schiavo e poi gladiatore al servizio del mercante Proximo (Oliver Reed). Il film è tutto costruito sul meccanismo della vendetta, cogitata e sviluppata da Massimo lungo tutto il corso della narrazione, fino al tanto atteso redde rationem finale. Ma il nostro eroe, senza più affetti su questa terra, anela solo a riabbracciare i propri cari. Fin dall'inizio egli desidera morire, perchè solo attraverso la morte Massimo potrà ritrovare la sua famiglia. E il sogno ricorrente della mano che accarezza il campo di grano - auspicato ritorno a casa del guerriero - richiama la Walkiria wagneriana. che accompagna nel Walhalla gli eroi morti valorosamente in battaglia, facendo loro attraversare proprio un campo di grano. Vogliamo ricordare di seguito tre sequenze del film degne di entrare nell'antologia del cinema di questo inizio di secolo, per il loro impatto visivo ed emotivo e per la finezza registica: 1) la battaglia iniziale : una fotografia livida e buia (eccellente l'operatore John Mathieson) ritrae in una foresta nera il fronteggiarsi di due schieramenti, antitetici simboli dell'universo : da un lato l'esercito romano (l'ordine), dall'altro i barbari germanici (il caos). Scenografia e fotografia richiamano alla mente I Nibelunghi che Fritz Lang trasse da Wagner. 2) la scena dei giochi nel Colosseo, con Massimo che organizza gli altri gladiatori in una formazione a testuggine, preparandoli al combattimento per fronteggiare le sopravvenienti bighe armate. L'orchestrazione degli scontri รจ magistrale. 3) La sequenza - forse la più sottile di tutte, laddove si vede la gentilezza del tocco di un grande regista - in cui Massimo, ignorando l'ordine di Commodo di giustiziare il gladiatore sconfitto, getta a terra la spada, graziandolo e suscitando il plauso della folla. Due senatori si scambiano un rapido sguardo: in quello sguardo tra due personaggi di contorno risiede il punto di svolta dell'excursus narrativo del film. E' il segnale di inizio del declino carismatico dell'imperatore.