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GIOCHI NELL'ACQUA (Drowning by numbers)
Regia di Peter Greenaway. Interpreti: Joan Plowright, Bernard Hill, Joely Richardson, Juliet Stevenson. GB, 1988

Peter Greenaway, ormai affermatosi a livello internazionale, ha realizzato un'opera in cui ritroviamo tutti gli aspetti piu' geniali dei suoi film precedenti (l'originale commento didattico fuori campo, la fotografia e le musiche di due originalissimi maetri quali Vierny e Nyman, la simmetria nelle inquadrature e il gusto per il macabro e il grottesco), senza che si cada mai in un autocompiacimento da parte del regista o in scene di cattivo gusto.
Il film e'un intelligente thriller alla maniera di Greenaway, in cui tre donne con lo stesso nome, Cissie Colpits, nonna, mamma e nipote, affogano i rispettivi mariti per differenti motivi, tutti riconducibili all'insoddisfazione sentimentale. Tutte riescono a farla franca, grazie a falsi certificati di morte scritti dal locale medico legale il quale, innamorato di ciascuna di loro, spera in cambio di ottenerne i favori. la trama si evolve sul ritmo di una filastrocca infantile nella quale si enunciano 100 nomi di stelle; nel corso del film vediamo apparire in ordine numerico, le cifre dall'1 al 100 nei luoghi piu' impensati: il 78 e' sul fianco di una mucca, il 100 sulla barca a remi sulla quale si trovano, nella scena finale, l'uomo con le sue tre amanti. A questi fanno da contorno altri curiosi personaggi, tra i quali spicca il figlio del medico, un ragazzino appassionato di insetti, giochi di società e riti macabri. La musica di Nyman si combina ottimamente con la splendida fotografia di Sacha Vierny: per la luce notturna e la ricchezza delle inquadrature, questo film andrebbe visto solo al cinema. Da ricordare: la scena del tiro alla fune tra la polizia, il medico e le tre donne per decidere se la verita' debba o meno venire alla luce.

IL GRANDE COCOMERO
Regia di Francesca Archibugi. Interpreti: Sergio Castellitto, Anna Galiena, Alessia Fugardi, Laura Betti, Lidia Broccolino. IT-FR, 1992

Francesca Archibugi, al suo terzo lungometraggio (i precedenti sono Mignon e' partita e Verso sera), dimostra di possedere gi una propria personalita' cinematografica, anche se non ha ancora raggiunto la maturita' registica. Il suo e' uno stile delicato, intimistico,, basato soprattutto su sensazioni sfumate, appena accennate; per certi aspetti potrebbe ricordare Rohmer, ma si distingue dal regista francese perche' evita le trappole del compiacimento. Questa impostazione intimistica e' pero' anche il limite del film, laddove alcune situazioni vengono appena abbozzate e lo spettatore deve fare uno sforzo di intuizione per comprenderle pienamente. Ambientato nel reparto di neuropsichiatria infantile dell'Ospedale Umberto I° di Roma (in realta' si tratta di una scuola, ma la differenza dal punto di vista scenografico è minima), "Il grande cocomero" - senza avere pretese di denuncia, ma dotato di una grande lucidita' espositiva - traccia uno spaccato della situazione della sanita' italiana dove, allo sfascio delle strutture, si riesce a far fronte solo grazie alla buona volonta' dei singoli.
Sergio Castellitto è molto bravo e misurato nella parte del neuropsichiatra infantile che trova una ragione di vita nel recupero di una ragazzina che soffre di attacchi di epilessia (Alessia Fugardi, anch'essa molto brava). Va ricordata infine l'eccezionale performance di Laura Betti nella parte della capo-infermiera sull'orlo di una crisi di nervi, che culmina con il lancio del cane dalla finestra: una scena da antologia.

© Marco Ferrari - per gentile concessione dell'autore

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