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Strani
oggetti/1: Unbreakable
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IL GIGANTE DI FERRO (IRON MAN)
Regia
e sceneggiatura: Brad
Bird,
basato sul libro
The Iron Man di
Ted
Hughes;
sceneggiatura:
Tim McCanlies; fotografia:
Mark
Dinicola;
musica:
Michael Kamen;
montaggio:
Darren T. Holmes;
scenografia:
Mark Whiting;
suono:
Randy Thom; capo
animazione:
Tony Fucile;
interpreti:
disegni animati;
produzione:
Allison Abbate, Des McAnuff per
Warner Bros.; distribuzione:
Warnr Bros.;
origine: U.S.A.;
durata:
86;
Anno di uscita:
1999.
Disponibile
in videocassetta e in DVD.
Quando
si parla di animazione al cinema diventa inevitabile confrontarsi
con legemonia che esercita sul pubblico il colosso Disney,
capace di dettar legge e di influenzare sfere di scelta. Non per
niente (ma ultimamente con prodotti come
il geniale Shreck le cose finalmente
stanno cambiando) quei pochi suoi rivali che sono riusciti ad arrivargli
al pari, lo hanno fatto producendo film che ripete pedissequamente
le strutture imposte dalla casa del topo, vedi impostazione da musical,
animaletti buffi a fare da mascotte e via dicendo.
In questa situazione di assoluta fedeltà di pubblico, diventa
difficile per ogni altro prodotto, a prescindere dalla qualità,
riuscire ad emergere e farsi notare.
È il caso di un film uscito nelle sale un paio di anni fa
e ora reperibile in video e dvd, che qui da noi è passato
quasi in sordina: Il Gigante di Ferro, prodotto dalla
Warner Bros, per la regia di Brad Bird.
Il Gigante di Ferro è un ottimo film, che possiede tutte
quelle caratteristiche che gli avrebbero tranquillamente permesso
di diventare un successo di botteghino, se non fosse stato così
barbaramente ignorato. Ma sopra ogni cosa, il nascituro di casa
Warner è un prodotto dotato di una propria peculiarissima
personalità.
La qualità tecnica è di livello molto alto: animazioni
fluide e realistiche, disegno accattivante, fondali splendidi, colori
luminosi e affascinanti e soprattutto un utilizzo straordinario
della computer graphic, che non straborda mai, mantenendo un omogeneità
visiva splendida.
Il problema più grosso quando si cerca di legare la computer
graphic allanimazione tradizionale è sempre stato quelleffetto
di stacco tra personaggi animati e realizzazioni del
computer. Solitamente le due cose offrono tonalità di calore
diverse e tutto quello generato tramite tecnologia risulta sempre
più freddo. In questo caso invece, effetti speciali (luci
e quantaltro) a parte, che comunque si integrano alla perfezione,
abbiamo un intero personaggio realizzato con animazioni al computer
che viene perfettamente mascherato da personaggio tradizionale.
Solo dopo ho scoperto che il gigante di ferro che dà titolo
al film è appunto opera di un pc. Completamente.
Ma la forza del film non è solo da attribuire a questa ottima
alchimia di animazione, disegni e computer graphic e alta qualità.
Ne Il Gigante di Ferro ci ritroviamo calati nel periodo
a cavallo tra gli anni '50 e '60, in un tipico paesino della provincia
americana. È il 1957 per lesattezza, in piena guerra
fredda e in un clima di paura da attacco atomico. Atmosfera e ambientazione
sono ricostruite con precisione e trasmesse al pubblico per osmosi,
con leggerezza. Vi ritrovate alla fine degli anni '50 in America
e ci credete, senza bisogno che il film si faccia documentaristico
o didascalico. Siete lì e basta. E una volta lì vi
troverete ad assistere ad una storia di amicizia, tenera ed emozionante
senza che scada nel melenso. Non si fa retorica, i personaggi non
sono sopra le righe e non cè una morale a tutti i costi.
Ci sono sensazioni, emozioni. Certo, cè anche il messaggio,
anche piuttosto evidente. Ma questo viene trasmesso, non sbandierato.
I personaggi sono splendidamente caratterizzati, le situazioni buffe
si sprecano, ma senza mai il bisogno di ricorrere allo stravolgimento
o a elementi di contorno o agenti esterni. Sono i protagonisti che
fanno anche cose buffe, naturalmente. Questo film emoziona e diverte
sul serio, senza bisogno di sotterfugi o trucchi del mestiere, ma
semplicemente raccontandosi.
Una delle cose più incredibili resta lespressività
che raggiunge il gigante: il suo viso è metallico, composto
di pochissimi elementi che mantengono movimenti assolutamente realistici
per tutto il tempo, senza buffe deformazioni o quantaltro
siamo abituati ad avere normalmente. Eppure in quei pezzi di ferro
leggiamo senza difficoltà paura, rabbia, affetto, perplessità,
creando un legame empatico incredibile con quella metallica creatura.
E come ultima chicca troverete qui e là qulche strizzata
piccola docchio dirette agli appassionati di comic book, che
non mancheranno di provare una emozioncina in più qui e là
rispetto agli altri.
Tratto dallomonimo romanzo di Ted Hughes (scrittore
per linfanzia e poeta moderno inglese), da cui recupera alcuni
elementi ma che segue strade molto differenti, Il Gigante di Ferro
è un ottimo film, di quelli a cui facilmente ci si affeziona.
Forse ricorderete il trailer non eccezionale: non fatevi ingannare.
Non troverete un E.T. di metallo né una banale storia per
bambini, ma una storia che può appassionare grandi e piccini,
così come le belle storie hanno sempre saputo fare.
©
2001 Paolo Ferrara - per gentile concessione dell'autore
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