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GG
ALLIN: IL ROCK'N'ROLL COME CRIMINE...
"Quest'ultimo
muore per voi ogni volta che sale su un palco. GG Allin non è
un artista, forse neppure un musicista ed è l'ultima persona
che definireste 'politicamente corretta'. I suoi spettacoli dal
vivo sono ormai materia di leggenda: storie di degustazione (e lancio
sul pubblico) dei propri escrementi, masturbazione, iniezioni di
eroina, automutilazione, aste da microfono utilizzate per fracassare
i crani delle prime file, eccetera... ed è tutto vero! Soprattutto, niente di ciò che GG Alllin fa è motivato
dal desiderio di diventare famoso, ricco o rispettato."
(GERARD COSLOY, dalle note di copertina di Hated in the
Nation, 1987)
In
qualche lurido bar nelle terre desolate che circondano la normalità
di Manhattan, GG Allin ha cresciuto la sua leggenda
di personaggio laido e volgare, la quintessenza del punk più
estremo, senza la mediazione o il vestitino chic provveduto
da un Malcolm McLaren.
Il suo era un "rock'n'roll animale", nutrito dallo scum
urbano, quello delle realtà più degradate e tuttavia
così terribilmente reali. La sua storia è il cammino
di una sorta di "martire", il risultato di un'applicazione
estrema della filosofia dello "snida e distruggi", condotta
senza alcun compromesso o tregua. Demente, animale, psicopatico,
GG Allin è stato un performer, o meglio, come recitano
poche altre righe sul retro della copertina di Hated in
the Nation: "GG Allin è un artista di rock'n'roll
la cui vita stessa è la sua performance".
Rock'n'roll
animal...
"Appena esco di qui", disse in un'intervista,
"tornerò alla mia missione".
La missione per GG Allin era quella di morire
nel modo più tragico, o più buffo, dipende dai punti
di vista. L'uomo che si considerava il Re dell'Underground trascorse
un anno in una prigione del Michigan sotto l'accusa di "aggressione".
Ma agli occhi di Allin l'unica sua colpa era stata quella di fare
del rock'n'roll.
"Quando sono andato all'udienza per ottenere la libertà
condizionata, la prima cosa che quella donna mi ha detto è
stato Mr. Allin, lei è un performer per le ragioni più
sbagliate'", raccontò il quarto giorno di sciopero della
fame. Uno sciopero che aveva iniziato per protestare contro quello
che riteneva un trattamento iniquo da parte delle autorità
del Michigan.
AIIm concluse lo sciopero l'ottavo giorno, soltanto dopo aver ricevuto
una lettera dal giudice che prometteva di riesaminare il suo caso.
"Tutto questo non ha alcun senso per me", raccontò
Allin. "Non sono in prigione per un reato legato ai miei spettacoli,
e sia che approvino le mie performance o no, tutto questo non dovrebbe
avere niente a che fare con la concessione della libertà
condizionata. Ho scontato la mia pena."
Nel corso di ogni suo concerto GG Allin poteva fare di tutto: spezzarsi
i denti e provocarsi ferite alla testa con il microfono, masturbarsi,
picchiare degli spettatori, defecare sul palco, percuotere ed essere
percosso dal pubblico. I suoi spettacoli, più che il rock'n'roll,
richiamavano alla mente scene di guerra in trincea, attacchi all'arma
bianca condotti contro le linee nemiche.
"Il pubblico è il mio nemico", diceva sempre. "Uso
la mia mente come una mitragliatrice e il mio corpo come proiettili
-e il pubblico è il bersaglio". Solo metà di
quello che Allin diceva suonava come la solita trovata autopromozionale.
E proprio in questa feroce sincerità risiedevano forse i
motivi più evidenti dell'attrazione che Allin esercitava
sui suoi pochi fan. Mentre molti dei gruppi underground si
limitavano a pavoneggiarsi con un'aura di autodistruzione e pericolo,
Allin era uno dei pochi che viveva realmente le situazioni che cantava
sul palco, la violenza delle esecuzioni.
Certo la sua non doveva essere stata un'esistenza molto facile,
se il repertorio proposto dal vivo era di solito composto da titoli
come Sleeping in My Piss, Needle Up my Cock e Abuse
Me (I Want to Die). Ma per Allin il senso di squallore e miseria
(fisica e spirituale) sembravano rappresentare un punto d'onore,
una medaglia appuntata nella carne. "Non sono qua fuori soltanto
per provocare dello choc", diceva. "Certo, puoi vederlo
soltanto come choc - ma io lo considero semplicemente realtà.
E la mia vita. Non ne sono orgoglioso ma è il modo in cui
vivo".
In realtà nessuno degli oltraggi commessi sul palco sembrava
avere a che fare con i motivi del suo arresto. La storia era piuttosto
intricata. Sembra che negli ultimi due anni Allin avesse tenuto
una corrispondenza con John Hinckley, l'uomo che aveva cercato senza
successo di uccidere il presidente Reagan. Sembra che nelle sue
lettere Allin scrivesse frasi come "Peccato che tu abbia fallito,
amico" e "Che tipo di pistola hai usato?" oppure
"Quando uscirai ti aiuterò a provare di nuovo".
Tutto questo giunse all'attenzione dei servizi segreti, che passarono
qualche tempo cercando di rintracciare Allin. Quando riuscirono
a individuarlo nell'Illinois, scoprirono che a suo carico esistevano
già una serie di mandati d'arresto emessi dallo Stato del
Michigan. I mandati si riferivano a un episodio del passato in cui
era stata coinvolta una ragazza che Allin aveva incontrato a un
concerto ad Ann Arbor. La donna aveva accusato Allin di "molestie
e aggressione" avvenute durante la breve relazione che era
nata tra i due dopo il concerto.
Nelle due settimane successive (tanto durò la loro storia),
le cose sfuggirono a ogni controllo. "Tutto quello che successe
era consensuale", affermò Allin. "Per esempio,
lei mi disse: 'Perché non prendi il mio coltello e mi fai
un tatuaggio?'. Allora le dissi 'Non ho inchiostro, dovrò
inciderlo nella tua carne' e lei disse 'Okay' e lo feci, e perse
abbastanza sangue, e mi misi a here il suo sangue. Era solo una
delle cose che lei desiderava accadessero, voglio dire, soltanto
due settimane più tardi mi chiese di sposarla". Allin
sospettava che fossero stati i servizi segreti a istigare la donna
a lanciare le accuse contro di lui. Qualunque fosse la verità,
GG restò un anno in cella per il suo crimine. Alla fine intentò
una causa civile contro il Dipartimento Carcerario e la Commissione
per la Libertà sulla Parola dello Stato del Michigan, sostenendo
che era stato sottoposto a un trattamento discriminatorio dovuto
alla sua reputazione come musicista. Allin chiese come risarcimento
per i danni subiti la somma di tre milioni di dollari.
"Quanto
è successo ai 2 Live Crew è poca cosa per me",
disse Allin. "Non so di cosa si stiano lamentando. Io faccio
sul serio le cose che questi ragazzi si limitano a cantare e sono
tenuto in prigione per il mio rock'n'roll." A GG probabilmente
importava poco del processo. Tutto quello che desiderava era di
poter uscire di prigione per tornare alla sua missione. "A
mio parere, il benessere e il conformismo sono i due più
grandi nemici", disse. "Voglio morire in modo tragico.
E un'idea che mi eccita seriamente. Ho vissuto un mucchio di anni
in un breve periodo di tempo. Non ho intenzione di vivere una vita
stupida e noiosa, senza sfide. Voglio andarmene giù tra le
fiamme. Perché no?"
Nel gennaio 1991 Allin ripeté la promessa di suicidarsi sul
palco la successiva notte di Halloween. A causa di una serie di
"problemi organizzativi", il suicidio venne poi rimandato
al 31 ottobre dell'anno successivo. Ma GG Allin non arrivò
mai a quella data, all'appuntamento con la gloria. Morì invece
nella più completa solitudine, stroncato dall'eroina, in
un lurido appartamento dell'East Village. La notte prima si era
esibito in un locale, il Gas Station, pochi minuti di "concerto"
e poi la solita insurrezione del pubblico, l'intervento della polizia
e la consueta fuga dalla porta sul retro. L'ultima... Aveva sulle
spalle un curriculum penale di ben 52 arresti, e una manciata di
album e nastri.
Rimane, a poco tempo dalla sua scomparsa, lo spettro covato nel
cassetto di Iggy Pop o Stiv Bators, lo stadio ultimo di una (d)evoluzione,
la cattiva coscienza del rock'n'roll. Qualcosa da ricordare con
odio, appunto.
Lui, probabilmente, avrebbe voluto che finisse così... Un
posto caldo e confortevole, assicurato, all'inferno... Anche se
qualcuno sospetta che anche lì sarebbe segregato in qualche
angolo, con un amplificatore scassato e la chitarra perennemente
fuori accordatura.
Discografia:
GG Allin and the Scumfucks:
Eat My Fuc (Blood) 1984
Hard Candy Cock (Blood) 1984
I Wanna Fuck Your Brains Out (Blood) 1985
GG Allin:
Live Fast, Die Fast (Black and Blue) 1987
Hated in the Nation (ROIR) 1987
Freaks, Faggots, Drinks and Junkies (Homestead) 1988
Doctrine of Mayhem (Black and Blue) 1990
Rock'n'roll
Noir © 2004 Stefano Marzorati |
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