LA BANDA BASSOTTI: 55 ANNI DI SIMPATIA
CRIMINALE
di Stefano Gorla
Il beagle è una delle razze canine più antiche; piccoli
cani allenati per la caccia della lepre o del coniglio selvatico, molto
popolare nell’Inghilterra del 1300. Pare che il suo nome derivi appunto
dall’antico inglese “begle” o dal celtico “beag”,
vocaboli entrambi che significano “piccolo”. È a questo
simpatico animale che nel novembre 1951, Carl Barks s’ispira
per ritrarre, secondo l’antropomorfica disneyana, il simpatico gruppo
The Beagle Boys Inc. che dopo un passaggio italiano che li trasforma in
“La banda dei segugi”, divengono la nota Banda Bassotti.
Attacca il deposito
Cinquantacinque anni d’attività eppure il bramato sogno della
Banda Bassotti, impadronirsi del denaro di Paperon de’ Paperoni, rimane
tale nonostante i fantasiosi e funambolici tentativi di furto.
I Bassotti sin dal loro apparire prendono di mira il denaro di Paperone
o meglio il suo deposito. Ed è, infatti, con la comparsa dei Bassotti
che compare anche il leggendario deposito di Paperone, inizialmente designato
come Scroge building (il palazzo De’ Paperoni), anonimo edificio in
pietra. L’idea di mostrare il denaro di Paperone in modo così
sovrabbondante è certamente un tocco di genio: suscita immediatamente
un senso smisurato di ricchezza e promuove una segreta ammirazione, forse
d’invidia.
Naturalmente, i tentativi di furto perpetrati dai Bassotti falliscono in
continuazione e i nostri collezionano una sequela infinita di reiterati
tentativi e di cocenti delusioni. Questo rende i maldestri furfanti, simpatici
e quasi teneri, maestri del fallimento nonostante trasformismi e geniali
piani.
L’evoluzione delle storie porta con sé anche lo sviluppo di
Money Bin, il deposito sulla collina, smisurato forziere
di Paperone. Già nella seconda avventura in cui compaiono i Bassotti
(dicembre 1951 negli Stati Uniti e marzo 1952 in Italia) l’identità
del deposito è ben definita. Paperone si è trasferito in un
grosso palazzo cubico che sovrasta la Killmotor Hill (un fin troppo chiaro:
collina Ammazzamotori), nota ai lettori grazie al racconto delle origini
della dinastia papera scritta da Don Rosa. Era il 1902 quando un giovane
Paperone giungeva negli Stati Uniti con le due sorelle, Ortensia e Matilda,
e si installava sulla collina Ammazzamuli, modernizzata in collina Ammazzamotori,
dove i Bassotti si prodigano in ardue salite e fantasiosi tentativi di furto.
Sfide e astuzie
I tentativi di furto da parte dei Bassotti sono ormai leggendari e si sprecano
le storie in cui si narrano astuzie, colpi di scena tra fortuna e sfortuna
e situazioni paradossali.
Spesso ingenuamente i nostri, armati di mazze cercano di scalfire la superficie
di cemento del deposito oppure con un ariete cercano di sfondarne le pareti.
Naturalmente ogni tentativo, dal più semplice al più sofisticato,
fallisce miseramente.
Paperone costruisce un deposito-acquario con pareti in vetro e sommerge
le monete in acqua aggiungendo pirañas voracissimi come temibili
guardiani? I Bassotti trovano il modo per congelare il contenuto del deposito
e sottrarre i blocchi di ghiaccio in cui sono incastonate le monete. Va
da sé che durante la fase di sgelamento, i Bassotti vengono colti
con le mani nel sacco.
I Bassotti scavano sotto il deposito fino a farlo sprofondare, si impossessano
del denaro e lo nascondono in un vulcano ormai spento? Bene, ma il peso
del denaro risveglia il vulcano che erutta denaro.
Per motivi di sicurezza Paperone trasferisce il suo denaro in una valle
chiusa da una diga e lo sommerge? I Bassotti vanno all’assalto del
denaro con un sommergibile e via narrando in una logorante partita di mosse
e contromosse. Fino al paradosso di un’avventura in cui Paperone,
stanco morto per fatica del lavoro sommata alla vigilanza notturna e diurna
al deposito, in un attimo di lucida follia cede il deposito…ai Bassotti.
I nostri, esterrefatti, si assumono deposito e denaro ma la situazione li
obbliga a lavorare per mantenere il capitale e a vigilare per impedire furti
di ex-colleghi. Estenuati, supplicano Paperone di riprendersi il deposito
e il denaro e promettono di lasciarlo in pace. Promessa vana.
Simpatici antagonisti
Le disavventure dei Bassotti ce li restituiscono come simpatici pasticcioni
e nonostante il perenne ghigno stampato sul volto e le quasi-inquietanti
mascherine nere che gli coprono gli occhi; ai nostri manca l’estro
malvagio di un Pietro Gambadilegno, la genialità di Macchia Nera
e il fascino della fattucchiera Amalia.
Maglia rossa d’ordinanza, pantaloni azzurri, calzature e guanti gialli,
i Bassotti sono immediatamente riconoscibili, ma sono quasi una personalità
corporativa, nella banda c’è poco spazio per l’individualità.
Variabile è il loro numero nel tempo. Se nelle avventure degli anni
Sessanta possiamo identificare sostanzialmente quattro Bassotti, dagli anni
Settanta in avanti troviamo generalmente tre Bassotti, ma si tratta di percezioni
in quanto, storia dopo storia, scopriamo cugini sparsi nel mondo, di diversa
foggia, natura e competenza.
Secondo la storia papera, la banda si costituì nel 1880, quando un
baffuto Capitan “blackheart” Bassotto, iniziò la sua
carriera come pirata fluviale. Suoi sodali nelle scorribande piratesche
sono i progenitori degli attuali Bassotti. Abili trasformisti, forniti di
fluenti baffi, dal maglione rosso e un berretto verde, i nostri ricevettero
da un losco trafficante, tal Porcello Suinello, mascherine nere di carnevale
recuperate a New Orleans.
Nel tempo Capitan “cuorenero” Bassotto perde i baffi e guadagna
una barba che diventerà inesorabilmente bianca. Incarcerato riceverà
la matricola 186-802 e diverrà per tutti nonno Bassotto, mente criminale
dei tempi andati e, per un certo periodo, inguaribile tabagista.
In una presentazione dei Bassotti apparsa sul numero 525 di Topolino, anno
1965, si legge: «Sono banditi sempliciotti. Salvo qualche breve licenza,
la prigione è la loro stabile dimora. Le loro menti sono dominate
da un’idea fissa: impadronirsi del denaro di Paperon de’ Paperoni
e ciò li porta alle imprese più disperate!». Sbrigativa
presentazione che ci ricorda come i nostri non abbiano fissa dimora se non
nelle patrie galere, a parte brevi periodi di libertà che passano
in un roulotte perennemente parcheggiata nella periferia di Paperopoli.
La luce elettrica è fornita da un allacciamento abusivo e, nel tempo,
sulla roulotte spuntano antenne televisive, parabole e al suo interno troviamo
telefono e computer.
Nel frattempo i lettori iniziano a conoscere i singoli Bassotti, almeno
cerca di riconoscerli, attraverso i numeri di matricola assegnati a loro
in carcere. Alcuni autori, soprattutto italiani, cercano anche di differenziare
i singoli Bassotti. Ecco Luciano Gatto che in una storia del 1958 ci presenta
Basso Bassotto, il numero 186-780, oppure due Bassotti incredibilmente smilzi,
chiamati Gianni e Gionni. È invece grazie al maestro Guido Martina,
detto “il professore”, che apprendiamo alcune caratteristiche
della banda. In una sua storia troviamo la seguente indicazione: «Banda
Bassotti, Anonima Rapinatori e Affini. Sede: Chicago. Succursali in tutto
il mondo. Furti, rapine, scassi, omicidi. Prezzi Modici».
Dalla metà degli anni Sessanta, i Bassotti possono contare su di
una pubblicazione a loro dedicata e non mancano apparizioni in cartoni animati
e show televisivi. Una carriera simpaticamente in ascesa per questi personaggi
truffaldini, essenziali antagonisti delle avventure di Paperon de’
Paperoni. Mezzo secolo e un lustro di simpatia criminale.
© 2006 Stefano Gorla - per gentile concessione dell'autore
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