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2002

TEAM ACHILLES – L’ultima incarnazione di Stormwatch
di Paolo Ferrara

Tutto era iniziato proprio da qui, Stormwatch, una delle serie nate agli albori dell’Image, molto prima che nomi come Wildstorm, TopCow o McFarlane Production divenissero realtà editoriali a sé stanti.
Allora si parlava ancora Image, i disegni e le copertine restavano la cosa più importante e il peso dei successi Marvel pesava ancora sui fondatori. Stormwatch è l’ennesimo supergruppo con la struttura multietnica, e classici ruoli postX-men: il leader, il cane sciolto, l’energumeno, l’affascinante guerriera, etc. etc. la particolarità che arrivava a dare un minimo di innovazione all’idea era, oltre a qualche strizzatina a Star Trek, il ruolo del supergruppo, ovvero un corpo di intervento superumano al soldo delle Nazioni Unite.
Dignitoso senza diventare mai eccezionale la serie ha proseguito il suo percorso fino ad arrivare nelle mani di Warren Ellis. Ed ecco che il mondo dei comics americani camhiò volto. Prima Stormwatch venne stravolto, poi fu la nascita di Authority. Non solo belle storie, ma idee rivoluzionarie che hanno avuto un riverbero incredibile che ha partorito fenomeni come Ultimates (e bene o male tutte le derive dell’universo Ultimate della Marvel. Fatto sta che persino Millar, degnissimo sostituto di Ellis in Authority e lo stesso Ellis ne sono stati coinvolti) e sporcato parecchi altri supereroi come negli anni ’80 era accaduto dopo Watchmen e Il Ritorno del Cavaliere Oscuro (senza scordare i lavori di Rick Veitch come Maximortal).
Ma cosa è accaduto a Stormwatch dopo l’avvento Authority? Di sicuro i fan e i lettori delle avventure (il termine suona così inappropriato, edulcorato, isandolo su queste storie) di Sparks, Hawksmoor e company non si ponevano il problema né sentivano mancanze. Non dello stesso avviso la Wildstorm: è vero che Ellis aveva sterminato quasi tutto il team grazie all’aiuto degli Aliens (sì, quelli del film), ma qualche personaggio era sopravvissuto, e non era neppure niente male.
Cosi nacque The Monarchy, un serial, tradotto da noi sempre da Magic Press, ormai detentrice di tutto il materiale Wildstorm, dignitoso ma anche piuttosto standard. Eppure è evidente che ancora ai vertici non bastava. L’assenza di una testata che portasse il nome Stormwatch evidentemente pesava.
E così ecco nascere Stormwatch Team Achilles, il nuovo gruppo di intervento nelle crisi superumane dell’ONU.
Ho detto gruppo di intervento sulle crisi superumane e non gruppo superumano: la novità infatti questa volta è che non ci sono superesseri a formare la squadra. Le matite della serie sono affidate a Whilce Portacio, talentuoso disegnatore che in Image diede vita al serial Wetworks, che dopo un interessante inizio si è persa nell’eccessiva mole di spunti che l’autore non è stato in grado di gestire (un corpo militare speciale entra in contatto con simbionti alieni dorati che li dotano di specialità ultraumane che si adattano ai loro caratteri e poi si trova coinvolto in una guerra millenaria tra vampiri e licantropi, con tanto di cospirazioni, doppi giochi e persino un mostro di Frankenstein, il solitario) e poi ha ciondolato per qualche anno tra Image e Marvel, lasciandosi sempre ottime tavole alle spalle. Qui sembra piuttosto in forma, anche se il suo tratto sembra essere molto più “scheggiato” e qui e lì ogni tanto che una tavola che sembra essere stata fatta con più fretta del solito. Insomma continua a mantenersi particolarmente accattivante.
Presto avrà modo anche di riprendere in mano anche i suoi vecchi personaggi visto che i Wetworks appariranno nel serial.
Lo scrittore invece è un semiesordiente, tal Micah Ian Wright. Ed ecco arrivare le note dolenti.
Sceneggiatura e dialoghi suonano con una nota leggermente fuori fase. Si legge e ogni tanto si ha la sensazione di essersi persi qualche vignetta. I personaggi sono tutti sopra le righe, piatti, poco più che cliché. Cliché di nuovo stampo, certo, ma ormai già cliché. E i dialoghi sembrano essere sempre un attimo in ritardo, stonati e, nel loro contesto, banali.
Insomma l’impressione generale è che Micha Wright voglia a tutti i costi seguire le orme di Ellis e Millar senza però averne la stoffa.
Probabilmente si tratta di inesperienza, magari di eccessiva esuberanza da esordiente, sta di fatto che si è messo in una situazione al di sopra delle sue capacità. Almeno questa è l’impressione che si ottiene leggendo qualcosa che suona palesemente sulle orme di Authority ma dove però manca quella fine raffinatezza che trasforma battute, personaggi e situazioni sopra le righe in un prodotto di alta classe, sia a livello narrativo e di puro entertainment, sia a livello di satira e critica socio-politica.
In Team Achilles si percepisce il tentativo di eguagliare, tanto quanto si odora il fallimento in questo senso, in una storia che a tratti rischia di perdere l’appeal di credibilità sul lettore e citazioni e idee prese a prestito finiscono per risuonare sul plagio anche quanto molto probabilmente non lo sono.
In definitiva se non avete mai letto i recenti lavori di Warren Ellis e Mark Millar potreste trovarlo un buon prodotto.
Ma se questa è la vostra situazione vi consiglio caldamente di procurarvi qualcosa dei due autori (se avete problemi a recuperare i mensili non c’è di che preoccuparsi: sia Magic Press con Authority che Panini Comics con Ultimates ha già provveduto a edizioni in volume) e la differenza vi suonerà subito nelle orecchie.

© 2002 Paolo Ferrara - per gentile concessione dell'autore