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Ellekappa, Le nostre idee non moriranno quasi mai, Stile libero n. 981, maggio 2002, Einaudi, 12x19,5, colore, b/n, brossurato, 196 pagine, b/n e colore, euro 8,50. In libreria.

Caustica, costantemente schierata, con un pizzico di perfidia, Ellekappa, la signora della satira italiana ha una matita al vetriolo. Matita che ben padroneggia destreggiandosi in un genere comunemente coniugato al maschile: la satira. Ellekappa, al secolo la schiva Laura Pellegrini, non teme di avventurarsi nella selva della satira, anzi ci si getta con passione e sa ben usare il machete: matita e parole. Da anni Ellekappa dispensa vignette su quotidiani e settimanali. Vignette che sono pillole di coscienza critica, antidoti alla spensieratezza, prodromi all’azione ragionata.
Non sembri esagerato tutto ciò. La verve di Ellekappa è squisitamente fuori del comune, tanto che è difficile ricordare una battuta in cui la nostra non abbia colto nel segno, grazie ad un acutissimo senso critico verso tutto ciò che la circonda.
Repubblica, l’Unità, Cuore, Tango, Linus, Smemoranda: le sue vignette appaiono preferibilmente su testate identificabili come di sinistra seppure la nostra non risparmi fendenti a nessuno. Anzi, spesso la sua lucidità politica non teme di misurarsi con ciò che ritiene a lei affine, raggiungendo livelli elevati di masochismo autolesionistico. Una battuta: "La sinistra ha problemi con la sua identità?" dice una delle donne di Ellekappa. "La sinistra chi?" ribatte un secondo personaggio.
Oppure: "Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?". "Ormai a sinistra il confine tra filosofia e alzahimer è molto incerto".
Ma non è solo la politica che certamente affascina Ellekappa, che punge e non disdegna di fare nomi e cognomi (tra i più citati, naturalmente Berlusconi, anche se ben tallonato da Bertinotti). La società, il sistema dei media, la politica internazionale ma anche le relazioni interpersonali e qualche stilettata al mondo maschile sono i temi più frequentati dalla nostra.
Unica, tra gli autori di satira, Ellekappa si era sempre tenuta lontana dalle raccolte di vignette che cercano di sottrarre all’usura del tempo il guizzo quotidiano. Finalmente, con questo volume, che colleziona lavori databili tra il 1998 e il 2002, s’inizia a recuperare il tempo perduto.
Un ripasso della cronaca dei giorni nostri, dalla politica, ai tic sociali, all’attualità. Il tutto riletto attraverso una scena statica: due persone, sedute, spesso con in mano il giornale o davanti alla tv. La prima persona propone il tema, capta la realtà, la seconda commenta con la sua battuta, tra sarcasmo gioioso e rassegnata tristezza. Un volume da meditazione, come si diceva un tempo.

Pier Luigi Sangalli e Sandro Dossi, Geppo in Una vita d’inferno!, su Comics & Cartoons n. 4, settembre, Edizioni IF, 16x21, bianco e nero, brossurato, 194 pagine, euro 4,50. In Edicola e fumetteria. In libreria, copertina cartonata euro 9,00.
Nella gradevole serie e fortunata Comics & cartoons, dedicata ad una galleria variegata di personaggi umoristici italiani e stranieri, dopo Cico, Braccio di Ferro e la vita di caserma di Beetle Bailey, arriva l’attesissimo Geppo il diavolo buono (o Buondiavolo) creato dall’editore milanese Renato Bianconi e Giovan Battista Carpi. Una compilazione di storie per uno tra i personaggi più amati del panorama umoristico italiano, personaggio che ebbe il suo periodo d’oro negli anni Sessanta e Settanta.
Geppo nasce nell’agosto 1955 sul mensile Volpetto, vive all’inferno ma è un diavolo buono, quasi tenero, una sorta di pecora nera dell’inferno.
Geppo scardina con l’arma del sorriso la rigida divisione tra bene e male. È un diavolo buono, servizievole, capace di compassione e incapace di quella cattiveria che il suo status richiederebbe. Su questa intuizione si basano le storie e la fortuna di questo simpatico personaggio. Carpi lo presentò obeso e intento a sferruzzare una calza davanti ad un caminetto: un’immagine che creò immediatamente simpatia. Ma il grosso della produzione delle storie di Geppo lo si deve al prolifico e veloce Sangalli, disegnatore dal tratto pulito e gradevolmente umoristico. Una vera forza della natura che contribuì a creare molti dei comprimari della serie.
Il volume offre nove storie del nostro eroe e una vera e propria chicca, un prologo alla serie di Geppo: una manciata di tavole inedite scovate negli archivi della casa editrice Bianconi, opera del disegnatore Giulio Cherchini su testi di Attilio Mazzanti. I diavoli che vi appaiono prendono spunto dalle tavole di Bioletto, che con Martina agli inizi degli anni Cinquanta spedì Topolino e Pippo all’inferno, rileggendo con sagacia Dante. Solo queste pagine valgono l’acquisto del volume, anche se si rileggono con piacere (o leggono per prima volta) le disavventure di Geppo, con il suo inferno formato aziendale, formula che lascerà un segno nel mondo del fumetto e che sarà ripresa in Dylan Dog. Il volume è accompagnato da puntuali redazionali compilati da Luca Boschi e sarebbe perfetto se avesse un indice delle storie e magari le informazioni minimali sulle stesse, e per una casa editrice come Epierre (ora Edizioni IF) questo è da una parte curioso dall’altra grave. Esiste anche un’edizione da libreria del volume con copertina cartonata ad un costo però, francamente eccessivo.

Hiroki Endo, Racconti brevi, Planet Manga, 2002, 13x18, bianco e nero, brossurato, 240 pagine, euro 10,00. In fumetteria
Tre racconti dalle tinte forti che pongono all’attenzione dei lettori uno dei migliori narratori dell’attuale panorama fumettistico nipponico. Hiroki Endo, è noto al pubblico italiano grazie alla serie fantascientifica Eden, serie ancora in corso di pubblicazione sia in Italia sia in Giappone.
In questi racconti brevi, l’abilità narrativa, sia grafica sia letteraria, di Endo affascina e coinvolge il lettore. Siamo di fronte a storie quotidiane che, sebbene dai toni forti, nulla hanno a che vedere con l’avventura spinta o con l’horror.
Endo offre una galleria di personaggi intensi e veri, personaggi alle prese con le crudezze della vita. Intensi e profondi i dialoghi, mai noiosi e artificiosi, anche quando i protagonisti – come nel racconto Per noi che non crediamo in Dio - si confrontano con il tema del senso del dolore e con le sue implicanze escatologiche. Il primo racconto narra con tono delicato la vita violenta e la violenta morte di uno yakuza. Un membro della mafia giapponese e il suo rapporto con una ragazzina che lo protegge e lo riconcilia con la vita. Nel secondo racconto, Sicuramente sarà una ragazza molto carina, una ragazza vive i drammi e le incomprensioni della sua adolescenza curando un anziano nonno, dopo la morte della madre e della sorella e l’abbandono del padre: anche in questo caso finale tragico, dove l’affermazione della propria identità avviene attraverso la negazione dell’altro. Infine, nell’ultimo racconto, attraverso l’utilizzo di differenti piani di narrazione, in un continuo passaggio da realtà e finzione, tra teatro e vita, si pongono domande fondamentali sul senso della vita. Racconti dai toni aspri, resi attraverso una narrazione coraggiosa e accattivante. I giovani amanti di fumetto giapponese hanno materiale con cui crescere.


© 2002 Stefano Gorla - per gentile concessione dell'autore

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