Dieci anni di Image Comics

Wildstorm n°12

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JIM LEE E IL SUO DIRITTO DIVINO, di Paolo Ferrara

Era stato il disegnatore che aveva rilanciato in vetta gli X-men a cavallo degli anni '90, per poi diventare uno dei padri fondatori della Image con la sua Wildstorm. Sempre più preso dalle questioni gestionali si affacciava al tavolo da disegno ormai sporadicamente: qualche pin-up, qualche cover, una storia ogni tanto. Ma, a dispetto di altri suoi ex colleghi della Image, evidentemente la lontananza dal tavolo da disegno deve pesare a Jim Lee. Non per niente in America sarà il nuovo disegnatore regolare di una delle Bat-testate.
Prima di passare in DC Comics, a cui ha venduto la sua Wildstorm, Jim tentò il lancio di una sua nuova serie, coadiuvato dai suoi collaboratori ( Scott Williams, Brian Hologuin e Scott Lobdell). L’idea di farne almeno venticinque numeri dovette scontrarsi appunto con la sua realtà amministrativa, e così Divine Right divenne una maxiserie di 12 episodi, arrivata in Italia in parte sugli ultimi numeri di Wildcats della Star Comics, poi ristampata in forma integrale dalla Magic Press in quattro agili albetti brossurati.
Certo, rivedere all’opera l’ex pupillo Marvel su un prodotto di sua creazione ha già qualche spunto interessante, ma non è l’unica freccia della faretra di Divine Right.
Pur senza distaccarsi troppo dalle altre produzioni Wildstorm medie (siamo poco prima dei grandi sconvolgimenti a opera di Warren Ellis che accompagneranno la Wildstorm verso strade più mature, ma abbiamo già avuto la prima imponente parentesi Alan Moore) e mantenendone alcuni tratti comuni (in Wildstorm coinvolgere versioni differenti delle volte celesti sembra quasi un obbligo), le avventure di Max Faraday riescono a offrire un'occasione nuova agli abituali lettori di supereroi.
Il presupposto iniziale di Lee è di aggiornare le cose. Viviamo nell’era di internet, quindi perché invece di esperimenti nucleari, bombe e ragni radioattivi i poteri non arrivano direttamente dalla rete?
E difatti internet diventa veicolo, ma anche protagonista delle vicende di Divine Right, che si diverte a disquisire su un altro dei grandi temi delle storie di eroi e supereroi, ovvero il concetto di “prescelto”.
La lettura è godibile anche se forse qualche personaggio e qualche situazione risulta un po’ sopra le righe. Certo, il protagonista ha un solo amico e passa il suo tempo in chat dove conosce la sua futura ragazza. Ma di certo non è brufoloso, occhialuto o bruttino, ma anzi belloccio e dotato di un fisico atletico, così come la sua ragazza è praticamente una fotomodella.
Nonostante queste libertà tipiche dell’Image-Way-Of-Life, (che in fondo ha un che di hollywoodiano…A Beautyful Mind non ci mostra ad esempio un matematico gonfio di muscoli come Russell Crowe?) la storia riesce a non essere scontata e patetica quanto si potrebbe pensare, anzi appassiona grazie a una serie di sviluppi inattesi che riescono a cogliere piuttosto impreparato il lettore, conducendolo verso un bizzarro happy-end dal sapore dolce amaro.
Insomma, non uno strepitio, ma una buona lettura che offre una festa per tutti quegli occhi che gradiscono l’inconfondibile stile di Lee, che qui si diletta a far apparire come guest stars alcuni suoi pupilli come i Wildcats e i Gen 13. Una di quelle cose da farsi prestare.


© 2003 Paolo Ferrara - per gentile concessione dell'autore

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