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9-11 di Paolo Ferrara

Il mondo del fumetto americano, a discapito di quanto normalmente si creda, è sempre stato particolarmente attento alla situazione storica che lo circonda, inglobando la cosa a modo suo, a volte in maniera spudorata e aperta (l’apparizione di tal presidente in un fumetto di supereroe), a volte in maniera più sottile (con personaggi che richiamano personaggi realmente esistenti), a volte con intenti assolutamente neutri, altri con intenzioni ben più profonde.
L’11 settembre non poteva non avere le sue ripercussioni, di ogni genere sul mondo dei fumetti.
Qualche problema di censura, qualche storia che decide di renderlo un fatto di realtà anche nel mondo fittizio di un personaggio (come il caso dell’episodio dell’Uomo Ragno, superbamente disegnato da John Romita Jr. e scritto da Michael Straczynski, bene ma con qualche brutta scivolata nel retorico) e una marea di autori disposti a realizzare delle opere con scopi benefici.

La Marvel ha realizzato due albi coinvolgendo i suoi autori, Herpes e Moment of Silence, la DC ha realizzato una miniserie di sei albi, intitolata semplicemente 9-11 che è approdata anche nelle editorie italiane in forma di volume.
I nomi degli autori coinvolti è impressionante: si va da Will Eisner ad Alex Ross, da Glenn Fabbry a Alex Horley, da Michael Kaluta a Neal Gaiman, dai fratelli Hildebrandt a Joe Kubert. Coppie inedite come Rick Veitch e Sergio Aragones, lo scrittore Michael Moorcock e Walter Simonson, Peter Gross e Darick Robertson.

Ognuno di loro ha offerto un illustrazione, una breve storia a fumetti, una tavola, mutuata dalla personale sensibilità artistica. Alcuni autori hanno messo in scena i loro personaggi: appaiono alcuni personaggi di Sandman (per mano di Gaiman, Bachalo, Paul Levitz e Jim Lee), John Costantine (per mano di Mike Carey e Marcello Frusin), Astro City (dai suoi creatori Kurt Busiek e Brent Anderson), mentre i supereroi DC fanno capolino qui e là.
Come dicevo ogni autore ha affrontato il suo lavoro con la sua personale sensibilità, ci sono quindi storie e tavole penetranti, qualche occasione per riflettere, altre retoriche, qualcuna magari un po’ banale. In generale però un prodotto sicuramente imponente, volendo una via per conoscere in maniera più profonda autori che abbiamo sempre amato, costretti in parte a mettersi a nudo nel momento in cui accettano di cimentarsi con un evento di tale portata.

È un operazione strana, a cui qualcuno di noi potrebbe anche storcere il naso, ma sicuramente non priva di fascino e sicuramente una chicca (anche se forse questa diventa un ottica in parte svilente) per collezionisti e appassionati di un certo livello. Bisogna ricordare comunque che il volume italiano ha intenti benefici (tutti gli introiti della vendita Play Press si impegna a devolverli all’Unicef), un valore aggiunto che certo non guasta e potrebbe aiutare a vincere qualche indecisione per l’acquisto di un volume che sicuramente esce dai classici canoni dal mainstream che lo ha prodotto.
Certo, bisogna ricordare che il volume è nel tipico formato “maneggiare con cura”: la brossura e la copertina leggera garantiscono un’elevata predisposizione al danneggiamento dello stesso. Un avviso per tutti i filologi delle costine intonse.

© 2004 Paolo Ferrara - per gentile concessione dell'autore

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