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Jiro
Taniguchi, La ragazza scomparsa, Coconino
Press, 2008
Jiro Taniguchi, In una lontana
città, Rizzoli, 2006
Guardare
i giornaletti per molti è cosa disdicevole, per ragazzini
foruncolosi e per adulti un po’ tardi di comprendonio.
A volte, poi, qualche intellettuale si indigna e allora i
fumetti diventano graphic novel, si nobilitano con
un termine inglese e risultano degni
di essere sfogliati e, addirittura, letti. Balle! I giornaletti
rimangono giornaletti e se siete stufi della deriva di stupidità
(mediatica, imprenditoriale, politica, razzista ecc.) che
sta, quella sì, invadendo il nostro paese, allora sistematevi
su una bella ottomana, o direttamente sulla tazza water connessi
alla rete fognaria mondiale e leggetevi, godetevi un buon
libro che, stranamente, invece d’essere di sole parole
ha anche tanti disegni.
Cominciare con un giapponese è utile per capire che
non tutti i loro fumetti sono dozzinali, come qualcuno potrebbe
credere. Jiro Taniguchi (non so che faccia
abbia, né che età, a che religione appartenga
o che abitudini sessuali possegga, però ne conosco
la superlativa presenza nel mondo del fumetto globale) ha
appena pubblicato La ragazza scomparsa: un
librone di 337 pagine edito da Coconino Press,
attualmente il miglior editore di fumetti italiano, almeno
a giudicare dalla cura grafica dei suoi volumi. Costa 18 euro,
tanto per un giornaletto, ma pochissimo rispetto a un qualsiasi
bulimico romanzo-spazzatura-polpettone-best seller delle nostre
librerie.
E’ un gialletto che mette in moto un mondo di affetti
sopiti, delicati. Diviene malinconico, tragico, a volte anche
rabbioso. Se siamo adulti ci interrogherà sui nostri
sentimenti filiali, sulle nostra prassi educative. Se siamo
ragazzi sui nostri comportamenti di egotisti superficiali.
Ci sono i cattivoni ricchi e perversi e un’avventurosa,
quanto anomala, scalata alpinistica. E poi se lo leggete è
meglio. I toni di grigio, la puntualità del disegno
vi trascineranno in una vicenda più intensa e piena
di domande di quel che sembra. Il volume si legge alla giapponese,
da destra a sinistra, quindi al contrario. E’ un bell’esercizio
per la parte sopita del nostro cervello, è un bell’esercizio
per chi come me ha raptus di lettura da ottovolante, cioè
velocissima. Il leggere contro-natura ci rallenta e ci fa
più riflessivi, è un bell’esercizio soprattutto
perché scopriamo che tanti esseri umani, pur avendo
abitudini contrarie alle nostre, non sono per nulla stronzi,
cattivi e pericolosi. Se il fumetto vi è piaciuto,
allora è d’obbligo che vi accostiate all’opera
più interessante di Taniguchi: In una lontana
città, riedito da Rizzoli
nel 2006, uno straordinario romanzo (ovviamente a fumetti)
sulla necessità di riflettere sempre sui gesti che
ci accompagnano durante la nostra non interminabile vita,
magari facendolo riusciremo a non sprecare le occasioni di
felicità vera che incontreremo. Raccontarlo è
un po’ tradirne la straordinaria sorpresa della lettura.
Tanta sapienza nascosta in un giornaletto è un fatto
meno inusuale di quel che si possa credere. Sappiate solo
che un uomo, per uno strano evento, torna indietro nel tempo
a rivivere la propria giovinezza: nel corpo è di nuovo
ragazzo, ma la mente è rimasta adulta con tutto il
suo bagaglio di conoscenze (ricordate quel vecchio film di
Coppola Peggy Sue si è sposata?). Il protagonista può
così rimettere mano alla sua esistenza un po’
alla deriva. O no? Ma vi ho già detto troppo. A leggerlo
scoprirete un’intensa “meditazione spirituale”
sulla vita e il suo senso, e sulla nostra vita e il senso
che potrebbe avere o avrebbe potuto avere…
Dimenticavo: nell’ultima pagina de La ragazza
scomparsa sta scritto: “Per lei scenderò
sempre dalle montagne”. Che Taniguchi, nel lontano Giappone
circondato dalle acque, abbia leggiucchiato quello straordinario
libro di poesia e preghiera che è il libro biblico
dei Salmi?
© 2009 Giampaolo Mascheroni - per gentile concessione
degli autori
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