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RECENSIONI A CURA DI STEFANO GORLA

Will Eisner, Il Palazzo, Editrice PuntoZero, 17x24, seppia, brossurato, 80 pagine, lire 15.000, in fumetteria e in libreria.

Quattro storie sono indissolubilmente legate ad un vecchio edificio, quattro vite. Monroe Mensh, scapolo abitudinario assiste all'omicidio di un bambino e questo episodio lo sconvolge a tal punto da fargli cambiare totalmente vita: dedicherà l'esistenza ai fanciulli, un patto che si fermerà solo su di un letto d'ospedale. Gilda Green é una fanciulla innamorata di un poeta che sposerà un dentista: il sogno e la realtà che si contrappongono, la svendita dei sentimenti e i tristi intrecci del destino che non concede repliche. Antonio Tonatti è violinista mancato ma, animato dalla passione per la magia della musica, crea felicità e piacere attraverso il suono del suo violino. Un uomo buono con innato il senso della gratuità. Infine, Eisner narra la storia di P. J. Hammond, costruttore tragicamente ossessionato dal palazzo.
Quattro storie struggenti, narrate con maestria, dove ogni persona viene mostrata nell'epica fatica di affrontare la quotidianità, dove il lato migliore degli esseri umani viene fissato da pennellate color seppia. Fra le pareti e gli anfratti di un antico palazzo di New York, negli anni, si raccoglie un invisibile sedimento di storie e vicende umane. Storie e vicende che sopravvivono al palazzo stesso, muto custode dello scorrere del tempo. In fondo questi invisibili sedimenti sono fantasmi, fantasmi melanconici, monumenti alla fragilità dell'essere, senza nessuna concessione alla letteratura di genere e senza nessun contatto con gli umani che, forse, non possono fruire della sapienza che si accumulane tempo. Resti di gioie e dolori dell'esistenza. Tracce di vita. Silenziosa testimonianza di esperienze umane che animano anche la nuda pietra. Il tutto narrato senza smagliature. Ai pennelli e alla scrittura un maestro delle graphic novel: Will Eisner. Anzi, un maestro del fumetto e basta, forse il maestro, anche se preferiamo muoverci per inclusione e non per esclusioni. Will Eisner, classe 1917, dal 1936 fino ai giorni nostri si Ź dedicato con perizia al poliedrico mondo del visuale in tutte le sue forme fumetti (il rivoluzionario Spirit), romanzi grafici, insegnamento e uso del fumetto in campo didattico, Eisner ha navigato con passione per quasi settant'anni nel mondo delle nuvole di carta e non accenna a fermarsi. Continua a lavorare alle graphic novel (e tornerà in Italia nel marzo del 2001!), lavori a cui sta dedicando l'ultima fase della sua vita. Lavori dove il maestro compie un'articolata sintesi del suo sapere e della sua arte.

Jiro Taniguchi, Al tempo di papà, Planet Manga, 15,5x21, bianco e nero, brossurato, 288 pagine, lire 23.900, in fumetteria.

Ci sono eventi nella vita di un uomo che conducono al sacrario della memoria facendo emergere i pensieri e i sentimenti più nascosti. Su questo assunto Jiro Taniguchi, splendido narratore giapponese, costruisce il suo romanzo grafico. Taniguchi, nato nel 1947, ha raggiunto quell'età dove si inizia ad assaporare il gusto della memoria, quell'età dove si inizia a fare i conti con il proprio passato avendo ancora la possibilità di modellare il futuro. Il suo romanzo nasce da esperienze autobiografiche trasfigurate nella finzione. Nasce dall'amore per il paese natio, dalla discrepanza tra metropoli e villaggio, dai collegamenti tra passato e presente, dalla relazione tra individuo e famiglia. Youichi, il protagonista del romanzo, viene richiamato da Tokyo al paese nativo dalla morte del padre. Il viaggio si trasfigura in un itinerario di ricostruzione del proprio passato attraverso continui flashback che compongono un quadro che svela, attraverso la maturazione del protagonista, significati e connessioni. Emerge anche la coscienza degli errori e l'incapacità di comprendere a fondo gli altri. La morte del padre, non solo permette a Youichi di comprendere il padre ma gli permette di prendere coscienza della sua identità più profonda. Ogni singolo capitolo si snoda tra memoria e sentimento in una narrazione accattivante che conferma le ottime doti di Taniguchi, l'uomo che disegna le ombre. Attraverso un disegno realistico, curato e formalmente ineccepibile, discreto e piacevole, Taniguchi accompagna il lettore e lo affascina. Di Taniguchi la Planet Manga ha già pubblicato una raccolta di storie noir, Tokio Killers, e la splendida raccolta di racconti brevi dal sapore minimalista, L'uomo che cammina. L'opera ora pubblicata in Italia è un vero piacere per la mente e il cuore e, come dice nella presentazione il competente Castellazzi, un'autorità nel mondo dei manga: ""Al tempo di papà" é un manga coinvolgente e toccante che avrebbe potuto essere un romanzo o un film, ma che per la fortuna degli appassionati delle "nuvolette" é stato realizzato in forma di fumetto". Grazie, maestro.

Daniel Pennac e Jacques Tardi, Gli Esuberati, Feltrinelli, 23,5x31,5, colore, cartonato, 80 pagine, lire 25.000, in libreria.

Denunciare l'orrore economico, con garbo e ironia. Denunciare e graffiare, forse con troppo garbo. Denunciare la disperazione dei licenziati, dei flessibilizzati, dei globalizzati, degli esuberati. Orrendi neologismi per balbettare la realtà "dell'homo sapiens labore carens", i nuovi "miserabili" della società. Sin dal titolo il nuovo romanzo di Pennac, cui è associata la matita del prode Tardi, si sbilancia in un'ode "a tutti quelli che si trovano a spasso".
Pennac torna al fumetto e ci torna con una storia metropolitana cruda e crudele, piena di colpi di scena in un intreccio esaltante. Un giallo europeo che si trasforma in una spietata fotografia della contemporaneità, illustrata dai mille particolari con cui Tardi sa ornare ogni vignetta e raccontata con quella splendida capacità di narrare propria di Pennac, nel suo argot, una lingua "bassa", parlata, piena di termini gergali.
Disoccupati in gabbia allo zoo, clochard, feroci capi del personale, vetrinarie e poliziotti. Tigri, scimmie e alti curiosi animali. Giornali, televisioni e il baraccone dei media. C'è una gamma di varia umanità che intriga il lettore, lo affascina e lo incolla al testo. Che fa nascere la voglia e il gusto di rileggere per scoprire nuovi particolari, allusioni, relazioni e collegamenti.
Pennac e Tardi non disdegnano la critica alla società contemporanea, anzi si ergono a paladini sociali, attaccando il baraccone dei media, la disumanizzazione del lavoro, i voltagabbana e i perbenisti. Un gioco dove si fanno labili le distinzioni tra colpevoli e innocenti, dove le azioni perdono la loro immediatezza morale e acquisiscono una complessità che ben descrive la realtà. Un testo a tratti duro, diretto che non teme le incoerenze della vita, la parzialità giustizialista. Un romanzo grafico eccellente dove l'iconico esalta il verbale, attraverso veri tocchi da maestro che Tardi assesta senza perdersi in inutili virtuosismi. Una sobrietà che pone in campo una perizia nel linguaggio-fumetto decisamente fuori del comune.

  SAGGISTICA

Benoit Peeters, Leggere il fumetto, Vittorio Pavesio Productions, 2000, pagg. 144, lire 38.000. in libreria e in fumetteria.

Un volume prezioso questo pubblicato dalla Vittorio Pavesio Productions che, con Capire il fumetto di Scott McCloud e Fumetto & Arte sequenziale di Will Eisner, va a completare un trittico che costituisce un buon fondamento teorico per l'approfondimento della "nona arte".
Peeters è un appassionato conoscitore del verbo-iconico, ovvero del rapporto tra testo e immagine in tutte le sue forme. Sceneggiatore e scrittore, spazia dal fumetto alla multimedialità, non disdegnando di occupare le sue energie nella ricerca teorica e nella riflessione sul linguaggio-fumetto. Peeters dice, forte e chiaro, in apertura del suo saggio che il fumetto è un medium e non un genere, è una forma complessa capace di coniugare in modo del tutto peculiare il movimento e la fissità, il testo e le immagini. Di fronte al fumetto molti lettori o potenziali lettori si scoprono analfabeti e aniconeti (analfabeti dell'immagine). L'autore, indica una sua strada, convinto che capire il fumetto, il suo linguaggio e le sue potenzialità, aprirà nuove possibilità creative e conoscitive a lettori e autori.
Il suo percorso si discosta dalla semiologia del fumetto che tanta fortuna ha avuto, e ha, e s'interessa ad una lettura analitica delle componenti del linguaggio-fumetto. Partendo dall'analisi delle qualitą specifiche della vignetta e della tavola, prese a elemento base, Peeters indaga con sagacia il mondo del fumetto passando per Topffer, McCay, Hergè, Jacobs, Franquin, Fred, Lewis Trondheim e Tardi, veri giganti di quest'arte, supportando continuamente coi fatti le sue affermazioni. Un bel volume con un ottimo e abbondante apparato iconografico accompagnato da esplicative didascalie e con una presentazione grafica molto gradevole. Un testo che apre nuovi orizzonti alla creativitą, finalmente fruibile anche in italiano, grazie alla lungimiranza della Vittorio Pavesio Productions. Scelte che mirano a far conoscere il linguaggio fumetto e a far maturare il lettore a beneficio dell'intero mondo del fumetto.

Guido Michelone, I Simpson. Una famiglia dalla A alla Z, Edizioni Bompiani, 2000, pagg. 324, lire 15.000, in libreria.

"La mia religione non consente la frivolezza di perdere tempo in lavori impegnativi e senza senso" replica un impassibile Bart alla richiesta dei compiti da parte della maestra. "Credi in te stesso e non otterrai mai nulla" filosofeggia Lisa. "Se qualcosa è difficile da fare, significa che non vale la pena di farlo" si autoconvince un ignavo Homer.
Sono forse questi aforismi fulminanti che hanno fatto amare la simpatica famigliola gialla di Springfield? Non lo sappiamo certo è che li possiamo trovare nell'ultima fatica di Guido Michelone, simpsonologo della prima ora. Da anni il nostro illustre massmediologo (docente alla Cattolica di Milano e collaboratore di una pletora di riviste) si dedica allo studio del fenomeno Simpson, il cartone animato che registra gradimento tra adolescenti e docenti universitari, tra bambini e universitari, intellettuali e giovani informatici. Nel volume, editato dai tascabili della Bompiani, Michelone si cimenta nella titanica impresa di significare l'universo simpsoniano attraverso i rimandi di questo singolare repertorio che cerca di racchiudere tra A e Z, la poliedricità di questo cartone animato amato che calca le scene da una decina d'anni con successo di pubblico e di critica.
Il tentativo di rendere ragione del successo dei Simpson è perseguito assommando un'analisi rigorosa ad una scrittura accattivante. Icone del postmoderno, i Simpson, si nutrono di citazioni, di rimandi, divengono prodotto mediale, oggetti degni d'analisi, specchio per leggere l'esistente.
Il dizionario di Michelone è composto, per calcolo o per uno scherzo del destino, da 666 voci: allusione al demoniaco, al fascino mefistofelico stemperato in un ironico "6 amore, 6 cultura, 6 sex symbol" (c'è anche la voce 666 e quindi il vero computo sale a 667!). Le voci della gustosa compilazione spaziano senza vergogna da Accolla Tonino (doppiatore italiano di Homer) a Ombretta Fumagalli Carrulli, tra il massmediale e il semiotico con precise disamine sul linguaggio cinematografico e precisi riferimenti al mondo della musica. Dopo le voci del fantasioso dizionario segue un completo elenco alfabetico degli episodi della serie e un gustosissimo florilegio composto dalle migliori 200 battute meticolosamente classificate in precise categorie (battuta anfibio-entomologa, battuta tele-zoologica, battuta dualistica et similia).
Conclude il volume, aperto da un'esilarante prefazione di Aldo Nove (che ricorda un Michelone anni Settanta versione Syd Barrett), un'allucinata postfazione di Enrico Ghezzi. Il testo permette sia una lettura diacronica sia una lettura sincronica, consentendo al lettore di organizzarsi una propria strategia di lettura. Un testo per appassionati, dalla lettura godibile che sa coinvolgere anche neofiti del giallo mondo e semplici curiosi.

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