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RECENSIONI A
CURA DI STEFANO GORLA
Jeff Smith, Bone. La caverna del Vecchio,
sesto volume, Macchia Nera, 17x 26, bianco e nero, brossurato, 126
pagine, £ 16.000, in fumetteria.
Sono piccoli,
completamente bianchi, un grosso nasone e le mani a quattro dita.
Sono i piccoli e simpatici abitanti di Boneville. Tre di
questi abitanti sono gli eroi delle nostre avventure: Fone Bone,
il personaggio centrale del racconto, simpatico, romantico, capace
d'amicizia, pronto ad aiutare gli altri anche a rischio di ficcarsi
nei guai; Smiley Bone, simpatico pasticcione, nato per cacciarsi
nei guai, ingenuo e ironico, è lo spilungone del gruppo,
inseparabile dal suo gilet nero e dal suo sigaro, perennemente acceso;
Phoney Bone, perfido e cinico, sempre alla ricerca di un'occasione
per arricchirsi possibilmente imbrogliando il prossimo, ma quasi
sempre le sue truffe finiscono male. Indossa perennemente una maglietta
con una stella a cinque punte. I cugini Bone, perché questo
è il loro grado di parentela, sono stati creati dall'americano
Jeff Smith agli inizi degli anni ottanta per un giornale
studentesco; dopo qualche anno di pubblicazione tornarono nell'oblio
per uscirne nel 1991 con un'autoproduzione di 1.000 copie. Pazienza
e tenacia hanno portato i simpatici Bone a sfondare e a divenire
un fumetto di culto, fumetto che può annoverare tra i suoi
fans Will Eisner e Frank Miller.
Era il giugno del 1996 quando la Macchia Nera compì
il miracolo e portò nelle edicole la versione italiana di
Bone. Un miracolo lungo diciassette numeri. Poi le avventure dei
Bone, di Thorn, di Ted la cimice, Lucius e Nonna Ben, Rattodonti
et similia sono convogliate in volumi dalla pubblicazione aperiodica.
Con la loro comparsa è ripresa la febbrile attesa, appena
alleviata dalle periodiche sbirciate all'originale americano. Attesa,
nel caso dell'ultimo volume (il terzo della seconda trilogia), ampiamente
ripagata. La saga finalmente procede. Ci sono nodi che si sciolgono,
interrogativi che ricevono risposta. Bone si ricongiunge con Thorn
e scopriamo la magia dell'Evo dei sogni. Azione, suspense, pillole
di ironia e grandi dosi di epica. Jeff Smith si mostra ancora una
volta affascinate affabulatore, maestro dell'intreccio, capace di
ottime pagine di scrittura e di squisite soluzioni grafiche (l'episodio
"Cibo per l'anima" svolto sotto una costante pioggia ne
è prova inconfutabile). Interessante anche la costruzione
mitica che funge da fondamento della vicenda: l'equilibrio necessario
alla sussistenza di ogni essere basato sulla custodia della dimensione
del sogno. Un fantasy mite e pieno di fascino.
Il volume apparso nelle fumetterie a fine agosto regala una manciata
di episodi che soddisfano la fame dei Bone-maniaci e stimola l'inappetenza
di fumettisti delusi e solleticano il gusto prospettandoci nuove e
squisite vivande. Unico neo dell'operazione è qualche scivolone
sull'ortografia che funesta il gradevolissimo lettering, purtroppo
una costante nel tempo.
Joe Quesada e Jimmy Palmiotti, Painkiller Jane.
Mega cult n. 1-3, bimestrale, Cult Comics, 17x26, colore, spillato,
64 pagine, lire 3.900, in edicola.
Tra il giugno e l'ottobre di quest'anno è apparsa nelle edicole
italiane una nuova bad girl. Arriva dritta, dritta dalla nuova entità
del fumetto americano: la Event Comics di Quesada
e Palmiotti, l'etichetta indipendente che gestisce i diritti
dei personaggi creati dal duo che ha la supervisione dell'operazione
"Marvel Knights". Painkiller Jane è fra i progetti
interessanti della coppia creativa Quesada e Paliotti che ci ha
offerto anche le avventure del pompiere Ash (anch'esse proposte
dalla Cult Comics!) e della banda di mercenarie : le 22 Brides.
La nuova bad girl è Jane Vasco, ex poliziotta ed ex tossicomane
su cui è stato sperimentato un cocktail di droga che ha distrutto
il suo metabolismo creandone però uno nuovo: morta e risorta
con un dono che al contempo è la sua maledizione. Il suo
corpo ha sviluppato una straordinaria capacità di rigenerare
i tessuti: prova dolore ma non può essere uccisa. Così
Jane ha intrapreso la sua personalissima e violenta battaglia contro
il crimine con il compito del giustiziere, ripetendo a se stessa
"la mia vita ora fa schifo e la morte mi evita". Un fumetto
energico, dal forte impatto cromatico e attento a non cadere in
facili ingenuità. L'intreccio è gestito da Mark Waid
e Brian Augustyn che si dilettano a sviluppare sottotrame senza
perdere di vista la narrazione base. Alle matite Rick Leonardi autore
dal gusto sincretico che unisce Eisner e Toth alle nuove frontiere
del fumetto supereroistico globalizzato. Le chine sono curate da
Palmiotti con risultati interessanti. Un fumetto non molto impegnativo
ma molto interessante, dinamico al punto giusto senza cadere nell'ipercinetismo.
Un fumetto avvincente e pieno di ritmo, dove il traduttore si diletta
a creare evocativi neologismi come la descrizione del buttafuori
di un locale bollato come "palestrato troglodita" oppure
dove appaiono simpatici inserti ironici come il tizio terrorizzato
dagli spari al pronto soccorso che commenta: "Degli spari?
Di mio. Non succede mai all'infermeria di Hathaway di E.R.".
Un fumetto gustoso, scevro da intellettualismi, simpaticamente sbilanciato
a favore dell'azione e intrigante al punto giusto.
MOSTRE:
TOPPI a Milano - arte e fumetto...
LA MOSTRA
Ideata e
promossa dallo Studio Michelangelo è stata inaugurata
il 2 ottobre 2000 alla galleria Schubert di Milano (via
Fontana, 11 - Milano) una mostra dedicata a Sergio Toppi.
Un'esposizione ricca, circa quaranta tavole, con disegni dal magistrale
bianco e nero, legati all'immaginario femminile di Toppi. Una serie
di virago, suadenti e crudeli, narrate dal segno articolato del maestro
milanese. Un intreccio di tarsie e di giochi geometrici liberi dalla
tirannia della precisione assoluta.
Toppi mostra ancora una volta la sua capacità illustrativa,
che ha affascinato generazioni di fumettisti in ogni angolo del pianeta
e che, proprio in questi giorni, è in mostra anche a Parigi,
alla Bibliothèque National de France, per la collettiva Les
maîtres de la bande dessinée européenne.
Per contro, resta la sua naturale modestia, la sua signorilità
appena spruzzata di ritrosia, anche quando presenta al pubblico le
sue opere, commentandole come ha fatto il 2 ottobre nella serata di
apertura della nuova stagione espositiva della galleria Schubert.
Un connubio tra arte e fumetto-illustrazione che trova un altro spazio
in Milano, affiancandosi alla veterana Nuages di Cristina Taverna.
La mostra ha per titolo Giuditta e le altre donne cattive ed
è accompagnato da un ottimo ed economico catalogo prodotto
dallo stesso Studio Michelangelo (£ 10.000; per richieste: studiomichelangelo@sii.it
oppure allo 02/8322028) che contiene una selezione dei lavori esposti
da Toppi e tre brevi interventi a cura di Decio Canzio, Elena Pontiggi
e Sergio Toppi.
La mostra sarà visibile fino al 21 ottobre 2000, da lunedì
a sabato ore 11.00 - 19.00.
IL CATALOGO
Sergio Toppi, Giuditta e le altre donne cattive, Studio Michelangelo, 19,5x26,5,
bianco e nero, brossurato, s.n.p., lire 10.000
La figura di Giuditta, l'eroina biblica bandiera di un giudaismo
perseguitato ma anche 'sionisticamente' orgoglioso delle sue capacità
e della sua ansia di libertà, ha sempre affascinato Sergio
Toppi. Lo ricorda con il suo scritto pubblicato sul catalogo:
"Questa bella Signora che seduce, non penso con la sola squisita
conversazione, il soldataccio graveolente di sangue e sudore e se
ne torna a patria salva, con la di lui testa nel sacco, possiede
indubbiamente una forte dose di simpatia". Un'attrattiva che
libera di ogni committenza si è concretizzata in tavole di
assoluta libertà creativa dove Toppi riduce Oloferne, portabandiera
dell'universo maschile, a ornamento, a ciondolo, oggetto trasportato
con noncuranza nell'altera certezza della propria superiorità
di nuovo mostrata. è il fascino della fata-strega, della
dark lady, della donna che ipostatizza il tempo ed ecco che l'allusione
biblica si stempera nella contemporaneità del soldato dotato
di armi automatiche. Toppi inserisce nel rapporto-confronto tra
femminile e maschile una dilatazione temporale dove il passato si
fa presente; Toppi suggerisce una pausa dove le proporzioni si sfalsano
tra gigantismo e nanismo. Ecco allora il gigante Oloferne di spalle,
abbracciato alla sua baionetta e al suo delirio d'onnipotenza appena
insidiato dalla microscopica Giuditta ignuda, senza nessuna arma,
se non la sua femminilità. Ed eccola tornare, vincitrice,
in un vestito lungo e sontuoso mentre trasporta il macabro trofeo
della sua vittoria.
Altre immagini femminili in libertà propone Toppi, illustrazioni
dove il corpo femminile si accompagna a giochi di geometriche tarsie.
Un piacere per gli occhi.
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