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JIRAISHIN di TSUTOMU TAKAHASHI (volume 3, pubblicato sul n.9 del mensile Point Break, Star Comics, 12,5X18, b/n, brossurato, 208 pagg., lire 7.000, edicola e fumetteria)

L'hard boiled è forse il genere che, più di tutti, si rinnova continuamente, in quanto suscettibile di diverse declinazioni d'autore. Se
pensiamo al mondo del fumetto, però, si potrebbe pensare che - quantomeno sulla scena fumettistica statunitense ed europea - tutto il possibile sia stato già visto, dopo aver letto opere come Sin City di Frank Miller o Stray Bullets di David Lapham. Ma basta rivolgere lo sguardo ad oriente per accorgersi che c'è almeno un autore che ha qualcosa di nuovo da dire in questo campo. Il suo nome è Tsutomu Takahashi, il suo fumetto JIRAISHIN. Jiraishin racconta le avventure di Kyoia Iida, glaciale poliziotto di Tokyo che si trova coinvolto in casi violenti ed efferati, in un'atmosfera che getta un'ombra inquietante sulla realtà del Giappone, paese che - come in Occidente non ci si stanca mai di dire - ha uno dei tassi di criminalità più bassi al mondo. La particolarità del fumetto non è tanto da cercarsi nelle trame, quanto nei personaggi e nello stile. L'umanità che popola il fumetto sembra essere composta esclusivamente da personalità frustrate i cui desideri insoddisfatti si manifestano in furiose esplosioni di violenza. Iida si muove in mezzo alle scene di delitti efferati (per questo fumetto, più che di pulp, in certi momenti si può parlare di splatter vero e proprio), e pare che non venga nemmeno toccato dalla violenza che lo circonda, che costituisce il suo habitat naturale. Questo personaggio ricorda i protagonisti di Haruhiko Oyabu (iniziatore dell'hard boiled giapponese), duri e nichilisti, e che hanno avuto parecchi discendenti nel cinema e nel fumetto giapponese, anche se in Jiraishin il personaggio risulta ancora più estremo: se nei primi due volumi appariva come un poliziotto durissimo ma in fondo sensibile, in questo terzo volume, il suo attaccamento al lavoro assume le caratteristiche dell'ossessione (vedi lo strepitoso episodio che apre il volume, Spari dal buio) e può ricordare al cinefilo occidentale "Popeye" Doyle, il personaggio di Gene Hackman in Il braccio violento della legge, Clint Eastwood nei panni dell'ispettore Callahan, o Al Pacino in Heat di Michael Mann; mentre gli appassionati di cinema giapponese non potranno non riscontrare della analogie con i protagonisti di Takeshi Kitano. Come dice di Iida un suo collega "Tu non hai paura di morire o di essere responsabile della morte di qualcun altro", e aggiunge "In fondo quelli come te mi fanno paura... e anche schifo! La cosa che non mi va giù è che in questa città di merda tu hai ragione e io ho torto!". E i fatti daranno in effetti ragione ad Iida, che rischierà, col sorriso sulle labbra, la vita di due suoi colleghi per uccidere un serial killer che li aveva catturati.
Per quanto riguarda i disegni ci troviamo di fronte a quacosa di assolutamente originale: infatti, pur raccontando storie di taglio assolutamente realistico, l'autore si abbandona spesso a momenti non realistici, simbolici o onirici, che hanno un impatto narrativo violentissimo. Allucinanti, per esempio, i frequenti primi o primissimi piani di personaggi tormentati con le orbite degli occhi completamente bianche, gli inserti onirici (disturbante un episodio in cui viene mostrato come un pittore impazzito veda una coppia di immmigrati che secondo lui rappresentano l'essenza stessa della purezza) e le tavole a mezza tinta, che segnalano spesso un momento di intensa emotività o sottolineano le scene, di cui si è detto prima, in cui Iida appare un maniaco piuttosto che un tutore della legge, un simbolo della violenza piuttosto che dell'ordine che dovrebbe impersonificare, un ossesso che per puro caso si ritrova nei panni del poliziotto (in campo fumettistico, solo nel già citato Stray Bullets di Lapham si è visto un tale livello di nichilismo). Eppure Iida risolve sempre i suoi casi, e brillantemente. Sarebbe impossibile pensarlo in un altro ruolo, o vederlo svolgere il suo lavoro in modo diverso. Parafrasando Alberto Guerri, nel suo eccellente Il film noir, possiamo dire che Jiraishin è un fumetto su un uomo che, per scelta, si nutre di tenebra.


© Adriano Barone - per gentile concessione dell'autore

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